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La testimonianza di Monica

Ho incontrato Monica, figlia adottiva del gruppo FAEGN, in una Chat Line sulle adozioni. Le ho posto la seguente domanda: " Il fatto di essere figli adottivi porta ad enfatizzare e mitizzare il passato e le origini più o meno conosciute per esaltare la contrapposizione con i genitori adottivi? Oppure si tratta di reazioni adolescenziali simili a quelle dei figli biologici? " Di seguito pubblico la sua risposta che può offrire interessanti spunti di riflessione per tutti noi che viviamo una storia d'adozione.

” Non penso che la ricerca delle origini e il desiderio di conoscere la persona che ci ha lasciati, si possa considerare una fase dell’adolescenza.

Sicuramente molti ragazzi, non solo figli adottivi, durante questo periodo sono portati ad indagare su se stessi in profondità e cercare di costruire delle basi più solide per la propria identità e questo può indurre un figlio adottivo che non conosce il suo passato a vivere come problematico il mistero circa le proprie origini.

Tuttavia, anche se in alcuni casi quest’ansia cessa con l’età adulta, per me e per moltissimi altri figli adottivi questa spinta verso la ricerca ha assunto una forza maggiore proprio dopo l’adolescenza.

Forse è tipico dell’adolescente l’idealizzazione del passato, la tendenza a differenziarsi dai propri genitori adottivi per cercare una propria dimensione e questo, in un figlio adottivo, può diventare una ricerca della propria famiglia naturale, per avere la possibilità di crearsi un’identità strutturata.

In questo senso, la dinamica che spinge un figlio adottivo nel contrapporsi ai genitori è sostanzialmente differente rispetto a quella che muove un figlio naturale;
non ho mai pensato che le reazioni di un figlio adottivo fossero solo esasperazioni di quelle di un figlio naturale, in quanto è la radice stessa del problema ad essere differente ma esistono anche difficoltà e crisi fisiologiche nella crescita di un adolescente,senza che l’essere un figlio adottivo incida su questi aspetti.

Tuttavia, proprio quando, nell’età adulta, si tende a lasciare questa idealizzazione delle proprie origini spesso lo si fa per imboccare, come ho fatto io, la strada, ancora più dolorosa, di una ricerca maggiormente consapevole del proprio passato, dove si capisce che una madre naturale non è necessariamente una persona perfetta o, agli antipodi, un mostro di cinismo ma ci si scontra con il dramma della mediocrità “.

IL RACCONTO DI MONICA CONTINUA…