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L'arabo che c'è in noi

Il discorso sul metissage ci può portare lontano. Pensiamo a quali grandi influenze ha esercitato il mondo arabo sulla nostra cultura. La Sicilia venne conquistata nell' 827 d.C ed inserita in una vasta area economica che usava l'arabo come lingua franca.

A Palermo sorsero scuole dove si insegnava astronomia ( la Terra per gli arabi è sempre stata sferica!),
lo studio degli astri era molto diffuso e siamo debitori di numerosi termini: azimut, zenit, nadir.

Nell’agricoltura gli Arabi portarono grandi innovazioni:

le irrigazioni delle “huertas” , i giardini produttivi come quelli della “conca d’oro” a Palermo,
la colture del cotone, della canna da zucchero e del riso,
dell’arancio (dal persiano narang, che risale probabilmente al sanscrito nagarañja, frutto prediletto dagli elefanti) ,
la bachicoltura, le industrie tessili, le ceramiche.

Quando nel 1091 i Normanni conquistarono l’isola, il patrimonio culturale siciliano compenetrò quello dei conquistatori.
Nacque l’originale stile artistico-architettonico normanno, precursore del Rinascimento italiano;

Ruggero il Guiscardo si circondò di funzionari arabi: fityân (paggi), hâjib (ciambellani), Janîb (aiutanti di campo).

La riunificazione del regno sotto Federico II diffuse i saperi dell’oriente nella restante parte dell’Italia .

Facciamo ancora un passo indietro: la Sicilia pre-araba aveva conosciuto la cultura greca classica e quella bizantina….

Possiamo dare un suggerimento a chi si occupa della formazione dei mediatori culturali:

per affrontare i temi dell’ intercultura è necessario partire da un’analisi stratigrafica delle diverse culture, per individuare gli elementi che le uniscono piuttosto quelli che dividono.
Parola chiave? Studiare in modo critico la geografia e la storia

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