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L'incubatrice di embrioni

6 LUGLIO 2002 : a Roma si celebra la Giornata Nazionale di Mobilitazione contro la legge sulla procreazione medicalmente assistita (MPA) Oltre 50 associazioni e organizzazioni trasversali rispetto agli schieramenti politici si mobilitano in tutto il paese e danno vita a un CARTELLO per il NO alla legge sulla procreazione medicalmente assistita. Al cartello aderiscono tra gli altri Arcidonna, Ass. Madre Provetta, Mammeonline, Ass. Hera, il Centro di iniziativa per la Riforma dello Stato, la Marcia mondiale delle donne, il Tavolo di donne sulla Bioetica, i collettivi studenteschi, la Mela di Eva, le Disobbedienti, il Comitato di mobilitazione in difesa della l. 194, il Telefono Rosa, il Women International League for Peace .

La nuova legge nega il principio di autodeterminazione della donna, il primato femminile nella procreazione sancito dalla Corte costituzionale nel 1975 e poi affermato nella legge 194 del 1978, confermata da un referendum popolare nel 1981.

Quali novità introduce il testo di legge?

All’embrione viene riconosciuta, per la prima volta nel diritto italiano ed europeo, la personalità giuridica e diventa un soggetto autonomo di diritto.

La donna, incubatrice di embrioni, rischia di perdere il diritto di scelta sull’interruzione di gravidanza, garantito dalla legge 194 (confermata da un referendum che ha visto favorevole la maggioranza degli italiani ).

Si può discutere su molte cose e accettare le scelte dettate dalla morale e dall’etica, dalla fede religiosa, ma non è democratico intervenire dall’alto privando i cittadini della libertà di scelta .

Solo le coppie eterosessuali sposate o conviventi potranno accedere alle tecniche di procreazione assistita (esclusi dall’assistenza del Servizio Sanitario Nazionale) mentre è stata vietata l’inseminazione “eterologa” .

Per i ricchi non cambia nulla, nel senso che potranno permettersi di andare all’estero per usufruire di legislazioni più civili, per tutti gli altri varrà come modello di convivenza quello conservatore e clericale che pretende l’identità genetica del concepito.

Chi non rispetta questi parametri e non ha i mezzi adeguati forse sceglierà come ultima spiaggia un percorso di adozione?

La sfera di interessi dei genitori adottivi è ampiamente coinvolta in questo dibattito.

Se si affermano questi principi, infatti, gli sforzi che tutti noi stiamo facendo per affermare e promuovere la parità tra la filiazione biologica e quella adottiva verranno vanificati.

I figli adottivi, privi del bagaglio genetico dei genitori, diventano forse figli di serie B?

Il percorso di adozione sarà ancora una libere e consapevo scelta di maternità e paternità?