NEW ORLEANS - Questa la conclusione di uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins University e presentato all’Incontro annuale della Society for Maternal-Fetal Medicine svoltosi a New-Orleans. Gli autori ricordano che, mentre alcune precedenti indagini avevano indicato una riduzione del rischio di trasmissione madre-figlio con il parto cesareo programmato, altri studi avevano suggerito che le corioamniotiti (infiammazioni del corion e dell’amnios) e i parti prematuri erano significativi fattori di rischio.
Gli specialisti hanno studiato i linfociti del sangue di cordone ombelicale prelevati in 23 bebè nati con cesareo o normalmente, confrontandoli con quelli di 8 bambini prematuri o la cui madre era colpita da corioamniotite. Nessuno dei pazienti era infettato dall’Hiv. Gli autori hanno osservato che il livello di attivazione dei linfociti è simile sia con il parto cesareo che con quello naturale.
Questi linfociti, in coltura, non presentano infatti alcuna differenza di sensibilita’ all’Hiv.
Al contrario è stata osservata un’attivazione marcata in caso di parto prematuro o di corioamniotite.
In questi casi, infatti, i linfociti erano più sensibili all’Hiv e la replicazione virale era più veloce

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