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legge 135/90

Legge 5 giugno 1990, n. 135 (in Gazz. Uff., 8 giugno 1990, n. 132). -- Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS .

Nella Legge 135/90, articolo 5, comma 5, si legge:
“L’ accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, …..”. Questo è il riferimento attorno cui gira tutto ciò che riguarda l’ambito sanitario.

Già nel 1989, il Ministero della Sanità assieme alla Commissione Nazionale per la lotta all’AIDS, avevano emanato le “Linee Guida di comportamento per operatori sanitari” da applicare in tutti i contesti assistenziali per prevenire la possibilità di contagio con riferimento a tutti i patogeni a trasmissione ematica. Tali linee guida stabiliscono che l’unica soluzione per prevenire un eventuale contagio verso gli operatori sanitari è l’adozione delle “Precauzioni Universali” (in seguito PU) che si applicano a tutti i pazienti a prescindere dallo stato di malattia o sierologico. Tale precauzioni riguardano l’uso di barriere per evitare il contatto con sangue e liquidi biologici: guanti, mascherine, visiere.

A seguito della legge 135/90, il Ministero della Sanità in data 28/09/90 ha emanato un decreto pubblicato successivamente sulla Gazzetta Ufficiale n° 235 del 08/10/90, contenente “Norme di protezione dal contagio professionale da HIV nelle strutture sanitarie ed assistenziali pubbliche e private.” L’articolo 1, comma 1del decreto stabilisce che tutti gli operatori sanitari “… debbono adottare misure di barriera idonee a prevenire l’esposizione della cute e delle mucose nei casi in cui sia prevedibile un contatto accidentale con il sangue o altri liquidi biologici”. Più oltre, il decreto indica delle specifiche per alcuni ambiti ospedalieri ma NON nomina le sale operatorie. Questo è importante perché lega le sale operatorie alle PU valide per tutto l’ambito sanitario e non dà specifiche indicazioni e nemmeno nomina le liste operatorie.

Dobbiamo tenere conto del fatto che l’evento dell’HIV/AIDS ha costretto alla rivalutazione di molte tecniche di assistenza ospedaliera e sanitaria in genere. Il risultato è stato che le tecniche sono state confermate mentre le PU sono state fortemente raccomandate, o meglio riprese in quanto spesso non venivano adottate, pur essendo in vigore, nella normale assistenza in tutti i/le pazienti/utenti.

Le PU, viste e riviste nel corso degli anni, hanno introdotto un nuovo concetto che non vede più nella persona l’oggetto diretto della precauzione ma considera invece la modalità di trasmissione della infezione: da liquidi biologici, per via aerea, da contatto. Questa nuova classificazione ha evidenziato come molti provvedimenti di isolamento, laddove non siano adottati per proteggere la persona malata da ulteriori rischi personali, non abbiano più motivo di esistere. Le persone HIV+, se non nella necessità di essere “protette” o affette da infezioni che richiedono l’isolamento per le caratteristiche proprie tipo la TBC, possono e debbono essere ricoverate nei reparti di degenza e convivere con gli altri degenti.