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Funghi lieviti e muffe, HIV meglio prevenire

funghi della pelle, giocare d'anticipo è una delle migliori strategie! Nella maggior parte dei casi la loro presenza è impercettibile, tanto che nemmeno ci rendiamo conto di averli sull’epidermide, ma a volte, quando le nostre difese immunitarie non lavorano al meglio e siamo “deboli”,i funghi della pelle possono creare problemi. Le micosi sono conosciute fin dall’antichità, tanto che quella che moderatamente definiamo “Tigna del cuoio capelluto” era già nota nell’antica Grecia antica come “kerion celsi” e nella Roma imperiale come Tinea, termine coniato perché si pensava che i funghi altro non fossero che “tarme” capaci di vivere e nutrirsi grazie all’erosione della pelle. Colpiscono proprio tutti: bambini, giovani, adulti ed anziani. E non hanno predilezione di sesso, tanto che sia i maschi che le femmine, magari con localizzazioni diverse, possono andare incontro problemi di questo tipo. Alcune ricerche dicono che, nei nostri climi, dal 30 al 70 per cento delle persone che utilizzano o vivono in ambienti comunitari, in particolare scuola, asili e impianti sportivi, possono essere interessate da questi fenomeni.

Con il nome di funghi si indicano almeno tre gruppi di organismi diversi: le muffe, i lieviti e i funghi propriamente detti.
Anche le malattie provocate dai funghi possono essere raggruppate in grandi classi:

• Superficiali: cioè confinate alla cute, ai capelli o alle unghie.

• Sottocutanee: infezioni più invasive ma comunque estese soltanto al derma e alle strutture immediatamente sottocutanee.

• Sistemiche: infezioni che coinvolgono gli organi interni (per esempio il polmone).

• Opportunistiche: infezioni che si presentano soltanto nei pazienti immunocompromessi, cioè con difese immunitarie insufficienti.

Le più comuni sono quelle denominate genericamente tinea, e qualificate da un aggettivo che rimanda alla localizzazione: si ha così la tinea capitis (localizzata alla testa), la tinea cruris (inguine), la tinea pedis (piede, detta più comunemente piede d’atleta) e così via.
Responsabili di queste manifestazioni sono i funghi dermatofiti, cioè che prosperano sull’epidermide, a loro volta suddivisi nei generi Trycophyton, Microsporum ed Epidermophyton.
Esistono anche micosi tipiche delle mucose, tanto della bocca quanto dei genitali, ed è il caso di quella sostenuta dalla Candida albicans, che è un lievito normalmente presente nell’intestino e nella vagina senza provocare danni.

Le micosi sottocutanee sono davvero molto più rare, perché per presentarsi richiedono che si verifichi una lacerazione della cute, come accade in seguito a una ferita, alla puntura di un insetto o di una spina eccetera.
Possono colpire anche l’occhio, per esempio, ma sempre se c’è stato un trauma che ne ha consentito la penetrazione.
E’ solo attraverso questo varco, infatti, che il fungo può penetrare la barriera della pelle.
Queste infezioni, che tendono spesso a diventare croniche, sono tipiche dei paesi tropicali.
Una di quelle più studiate è la sporotrichosis.
Sostenuta dallo Sporothrix schenckii, una muffa che in presenza di alte temperature (da 37° in poi) diviene un lievito.

Sempre nelle dermatomicosi rientrano altre forme non chiamate tinea perché dovute a organismi diversi dai dermatofiti: è il caso della Pytiriasis versicolor, caratterizzata da macchie brune o gialle su: dorso, torace e addome e che è causata dalla Malassezia furfur.

Per la loro rilevanza e frequenza, anche le infestazioni delle unghie hanno una denominazione a parte (onicomicosi) e anch’esse si devono ai dermatofiti ma anche ad altri funghi e lieviti come la Candida. Nelle onicomicosi è poi abbastanza frequente che sia implicato più di un microrganismo.

Giocare d’anticipo è una delle migliori strategie difensive per ridurre i rischi di andare incontro alle micosi.
I funghi, innanzitutto, trovano una formidabile possibilità di diffusione quando l’ambiente è caldo-umido, come una palestra in cui si suda molto e, quando non si rispettano le classiche norme igieniche nei luoghi molto frequentati.
L’esempio più classico, in questo senso, è la doccia che segue l’attività sportiva.
Se non si proteggono a dovere i piedi con le ciabatte e se si usano asciugamani comuni il rischio di andare incontro ad un’infezione fungina è molto elevato vista la spiccata resistenza dei funghi.
Oltre all’ambiente, poi, anche lo stato di salute dell’individuo può, in qualche modo, “aprire” la porta alle micosi.
Basti pensare alle piccole screpolature sulla pelle, dovute a calzature troppo “strette” oppure jeans che comprimono lungo la piega dell’inguine.
In questi casi si possono creare lesioni dell’epidermide che sono sufficienti a far “entrare” i miceti presenti sulla pelle nei suoi strati più interni dove i funghi, grazie all’umidità locale, possono replicarsi.

Non è sempre agevole riconoscere la presenza di una micosi. I segni più tipici sono l’arrossamento e la desquamazione della pelle, perché l’epidermide rappresenta un ideale “terreno” per la crescita dei miceti.
E spesso ad essi si associano prurito e bruciore, specie se la zona interessata entra in contatto con indumenti. In più, c’è la localizzazione che aiuta. Se i fastidi interessano gli spazi interdigitali, l’inguine o il cranio, quasi sempre ci si accorge che non tutto va per il meglio, anche se a volte può capitare che una micosi sia presente da anni e venga scoperta quasi per caso.
Non tutte le micosi presentano le stesse manifestazioni cliniche ma in genere i miceti arrivano portando chiazze arrossate e desquamanti, che iniziano come un piccolo puntino leggermente rilevato (simile alla bruciatura di una sigaretta) e tendono ad estendersi verso l’esterno (in senso centrifugo), mentre la parte centrale ritorna quasi normale.
Si arriva poi alla formazione di piccole chiazze, spesso con aspetto ad anello per la presenza di una parte centrale del colore della cute normale una parte periferica arrossata, in rilievo, con piccole squame, croste e vescicole.
Le micosi degli spazi interdigitali dei piedi si manifestano con desquamazione, associata talora a prurito.
Le candidosi delle pieghe si rendono evidenti con una chiazza lucida arrossata, quasi brillante, macerata, associata a prurito e bruciore. Anche in questo caso i margini sono netti, con squame ed eventuali piccole vescicole. Al di fuori della chiazza si formano in un secondo tempo le lesioni puntiformi che tendono a crescere (talora confluendo con la prima chiazza) e assumono gli stessi caratteri clinici già detti.

Attualmente sono disponibili prodotti antimicotici, ad esempio, a base di clotrimazolo, che riescono a distruggere i funghi sviluppatisi sulla pelle con un’azione locale senza, quindi, avere i possibili effetti collaterali legati ad una terapia per bocca, che provoca invece la diffusione del farmaco nell’intero organismo.
Questi prodotti sono presenti in diverse forme farmaceutiche, disponibili in farmacia: dalla crema, più indicata per le zone più localizzate e senza peli, alla soluzione spray, che è più pratica per trattare le zone ricoperte da peli e quelle più estese del corpo (schiena, spalle, tronco), e ancora alla polvere, che per la sua caratteristica di assorbire il sudore è sicuramente adatta
al trattamento dei piedi (piede d’atleta).

Si tratta di prodotti altamente efficaci, per cui la comparsa di una recidiva non va ricercata nella mancata attività del farmaco, quanto piuttosto nella nostra “premura” di smettere la terapia, senza seguire i consigli di medico e farmacista. Infatti, diversi studi dimostrano come spesso si smetta di applicare prodotti topici non appena spariscono rossore e prurito, dimenticando di proseguire la cura per tutto il periodo indicato.
Con il risultato di eliminare temporaneamente i sintomi, fenomeno esterno dell’infezione, ma senza “debellare” i funghi.
Ci si può considerare guariti quando si ha la scomparsa completa delle manifestazioni cliniche (macchie e prurito).
Ma , comunque, è necessario proseguire il trattamento per altre 2-3 settimane per permettere all’antimicotico di raggiungere gli elementi fungini che nel frattempo vengono in parte trasportati in superficie mediante il ricambio cellulare epidermico e la desquamazione fisiologica.
Per ottenere una completa scomparsa del micete dalle lesioni cutanee.
È necessario garantire per un periodo di tempo adeguato la presenza costante nella pelle di concentrazioni efficaci dell’antimicotico.