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malaria e HIV

L’AIDS E LA&#nbsp;MALARIA SI&#nbsp;POTENZIANO A&#nbsp;VICENDA Il virus si&#nbsp;allea al&#nbsp;plasmodio

Forse era lecito aspettarselo, ma averne le prove è un altro paio di maniche, e costringerà probabilmente a ripensare le campagne di prevenzione e le strategie di controllo.
Le due grandi calamità africane, la malaria e l’AIDS, rischiano di fondersi in un unico grande flagello, dal momento che l’una favorisce l’altra, e viceversa.
Lo documentano otto anni di studio in Uganda, un paese dove la malaria è endemica e l’epidemia di AIDS in crescita. Il lavoro, pubblicato su Lancet, è la tragica conferma della relazione.

In Africa, la malaria e l’AIDS sono probabilmente le malattie infettive più diffuse.
Le stime più recenti riportano che 22 milioni di africani sono stati infettati dall’HIV e che circa 500 milioni si ammalano ogni anno di malaria. Sono cifre impressionanti, e per questo ogni eventuale interazione tra i due agenti infettivi, HIV e Plasmodium falciparum, deve essere approfondita.
«L’interazione può avvenire teoricamente in entrambe le direzioni» sostiene James Whitworth, che in Uganda guida il Medical Research Council Programme on AIDS. «L’infezione da HIV, causando immunodepressione, potrebbe ostacolare la risposta immune alla malaria, e quindi favorire la diffusione e la moltiplicazione dei protozoi nel sangue e la manifestazione clinica della malattia.
D’altra parte Plasmodium falciparum potrebbe stimolare a sua volta la replicazione del virus attivando i linfociti che producono particolari citochine, come l’interleuchina 6 e il fattore di necrosi tumorale».

Finora gli studi in proposito non erano stati abbastanza convincenti, e un legame statistico vistoso tra le due malattie non era ancora emerso.
Ma anche perché i campioni esaminati erano sempre stati modesti, e il rigore scientifico spesso difettava.
«L’unica cosa certa era che ci fosse un’interazione tra il virus e il plasmodio nelle donne gravide» spiega il ricercatore. «In quelle positive all’HIV è più facile rilevare la presenza del protozoo nel sangue. Inoltre la mortalità dei bambini dopo la nascita è molto maggiore se le madri hanno entrambe le infezioni».
Ma che cosa succede nella popolazione generale? Chiarirlo era importante.
La ricerca pubblicata da Lancet ha studiato gli effetti dell’infezione da HIV sulla parassitemia e sulle manifestazioni cliniche della malaria in un gruppo di adulti (individui sopra i 13 anni) di 15 paesi confinanti nella zona Sudovest dell’Uganda. Per otto anni (dal 1990 al 1998), i partecipanti allo studio, positivi e negativi all’HIV, sono stati invitati a presentarsi per una visita di routine ogni tre mesi e ogni volta che si ammalavano.
A ogni visita i medici raccoglievano l’anamnesi, misuravano la temperatura e cercavano il parassita nel sangue. In caso di sieropositività per l’HIV, veniva dosata la carica virale.
I risultati hanno confermato l’ipotesi di partenza.
«Negli individui sieropositivi la probabilità di trovare il plasmodio nel sangue è doppia, e l’entità della parassitemia è proporzionale all’immunodepressione» rileva Whitworth. «Il rischio di ammalarsi di malaria, con febbre e le tipiche manifestazioni cliniche, è molto più alto in chi ha già contratto il virus dell’AIDS. Anche in questo caso esiste una proporzione diretta: tanto più è bassa la conta di linfociti CD4, tanto maggiore è la probabilità di avere le caratteristiche febbri ricorrenti».

L’associazione quindi c’è, concludono i ricercatori, è indiscutibile, e potrebbe avere implicazioni importanti per il futuro del continente.
Questa dimostrazione dovrebbe condizionare la politica nel campo della salute pubblica. Resta da chiarire il meccanismo preciso attraverso cui la reazione dell’organismo al parassita della malaria, e la conseguente immunizzazione, viene ostacolata dall’HIV. Bisogna poi stabilire se la mortalità per l’infezione da plasmodio aumenti in concomitanza all’HIV, e se l’attuale epidemia di AIDS stia compromettendo gli esiti dei programmi africani per il controllo della malaria. Infine va verificato se il trattamento e le strategie attualmente messe in atto contro la malaria - la chemioprofilassi, le misure contro le zanzare - possano rallentare la progressione dell’epidemia di AIDS.