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  • La nuova sfida di Fini

    da Il giornale - Renzo Foa Dopo il «popolo delle libertà» e dopo Silvio Berlusconi, da piazza San Giovanni è uscito un terzo vincitore: Gianfranco Fini. Per lui la giornata di sabato ha segnato un punto di arrivo e uno di partenza. Punto di arrivo di un percorso discreto, compiuto nell'ultimo anno, da quando ha separato il suo destino da Pier Ferdinando Casini, con la rottura di quel patto politico-generazionale che era stato chiamato «sub-governo». È stato un percorso sulla scia berlusconiana, senza scostamenti né strappi, che oggi appare la premessa dell'aggregazione del partito unitario che incontra il gradimento, anzi la speranza della gran parte dell'elettorato moderato. Difficile dire quanto sia stato comodo compiere questa scelta. Ma Fini è uno di quei politici che nell'ultimo quinquennio hanno rischiato. Lo ha fatto fin dal lontano giorno del '93 in cui si candidò a sindaco di Roma, diventando così uno dei fondatori del centrodestra. Lo ha fatto a Fiuggi e da allora ha mantenuto la rotta, strappando con il passato non senza scontrarsi con forti resistenze nel suo partito e scommettendo su un ricambio - di militanza e di elettorato - ancorato non più alle ideologie del Novecento, ma ai valori del nuovo conservatorismo e liberalismo occidentale. Ha scelto il riferimento del Partito popolare europeo, e per molti suoi vecchi compagni di strada non deve essere stato facile accettarlo. Ha aderito, lavorandoci in prima persona, al progetto del Partito delle libertà. Ha saputo guardare a Berlusconi non più come al leader capace di trascinare l'elettorato e comunque considerato scomodo e difficile nei rapporti politici,bensì come ad un «patrimonio» su cui investire direttamente. Berlusconi è infatti il simbolo della rivoluzione culturale avvenuta nel corso del bipolarismo, dagli anni del governo, ai recenti mesi di opposizione sino alla giornata romana di sabato. In altre parole, Fini ha saputo capire che il futuro del centrodestra non dipende da una competizione interna, da una corsa all'eredità, ma dall'unità dell'area moderata e liberale e dell'alleanza di tutte le parti della società italiana che si fanno carico di un progetto di innovazione.

  • Il suicidio politico dell’Udc lancia Fini come «delfino»

    da Il Giornale - Marco Palmisano A Roma una grande, grandissima manifestazione di popolo. La piazza rigurgita, stracolma, di oltre un milione di persone del centrodestra rappresentate dalle bandiere e dai leader di partito fedeli e vicini al fondatore della Casa delle libertà, Silvio Berlusconi, il padre di questo popolo. A Palermo, in un medio piccolo palazzetto dello sport, appunto, una normalissima manifestazione di un piccolo partito, l'Udc, che di roboante ha solo il nome di battesimo del suo segretario. A Roma, l'intero popolo italiano, rappresentato idealmente da oltre un milione e mezzo di partecipanti alla straordinaria manifestazione di piazza, abbraccia e riconosce in Silvio Berlusconi il suo leader naturale, tributandogli autentico calore umano, affetto e stima personale, morale e politica. Ma sempre a Roma, all'ombra del grande e insostituibile padre della Casa della libertà, esce allo scoperto la figura sempre più definita e chiara di un delfino pronto a raccogliere l'eredità del fondatore. Con un intervento lucido, appassionato e carico di contenuti, Gianfranco Fini si è imposto alla ribalta dell'intero popolo del centrodestra esibendo una straordinaria dimostrazione di autorevolezza e di fluidità verbale oltre che di comportamento. Bravo e intelligente. A Palermo, invece, il piccolo comizio del leader dell'Udc, organizzato per distinguersi ancora una volta, si trasforma nel suicidio politico del suo ambizioso leader, dimostrando che anche in politica la lealtà e il rispetto pagano molto di più di quanto non facciano opportunismo e piccoli calcoli personali di bottega. La nuova sfida di Fini &#nbsp;

  • «Passo avanti nell’unità dei cristiani»

    di PAOLO LUIGI RODARI «LA STRADA dell'unità con gli ortodossi ha avuto un'importante conferma dal viaggio del Santo Padre in Turchia e dai discorsi scambiati con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. In questo senso non vedrei improbabile che il percorso verso l'unità possa allargarsi presto con un incontro del Papa con il patriarca ortodosso di Mosca Alessio II» A parlare è il cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali una delle personalità della Santa Sede maggiormente esperta di rapporti multilaterali. Dunque un viaggio volto principalmente all'unità dei cristiani? «È uno dei tanti aspetti di questo viaggio, senz'altro uno dei più importanti. L'unità è una meta difficile ma non irraggiungibile e profondamente condivisa». Cosa l'ha colpita maggiormente dell'incontro con Bartolomeo I?

  • L'ex consulente:Nel mio corpo 5 volte la dose mortale di polonio

    da Corriere it - L'ex consulente: «Nel mio corpo 5 volte la dose mortale di polonio» «Ho i video sui politici legati al Kgb» In tre pagine di email Mario Scaramella chiama in causa anche giornalisti e Sisde

  • (POL) Folla sconfinata a S. Giovanni, Berlusconi rilancia la sfi

    da Il Velino - (POL) Folla sconfinata a S. Giovanni, Berlusconi rilancia la sfida Roma, 2 dic (Velino) - Da qualunque angolo la si voglia valutare, la manifestazione di San Giovanni a Roma ha segnato alcuni punti fermi che contraddicono la vulgata corrente. Il primo. Forza Italia, che si pensava non esistesse più, ha dimostrato di esserci ancora e di avere una capacità di mobilitazione che ricorda quella dei partiti di massa della Prima Repubblica. Il secondo. Il rapporto che lega Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini e a Umberto Bossi - che hanno dimostrato anch’essi di saper promuovere una straordinaria partecipazione dei loro militanti - è saldo e non è in discussione. Il terzo. Berlusconi è in ottima salute: fisica e soprattutto politica. Ha confermato la sua leadership e ha fissato il nuovo obiettivo: la creazione del Partito della libertà. Un partito che rappresenti l’Italia che vuole voltare pagina e che non fa riferimento soltanto ai tradizionali elettori della Cdl.

  • 2 dicembre a Roma: Una marea di “gente perbene”

    Una marea di "Gente Perbene"La manifestazione di ieri, che dire, come raccontare cosa è stata. Io non stavo bene fisicamente così avevo deciso a malincuore di non partecipare, ma poi a ora di pranzo, vedendo i primi preparativi alla TV (ci hanno fatto vedere poco e niente per la verità) ho pensato ma io cosa faccio qui. Una voglia irresistibile di esserci. Così ho tolto il grembiule da cucina, infilato un paio di scarpe comode e di corsa alla stazione. Il mio treno è puntuale e alle 14,15 sono a Roma. Già sulla metropolitana mi accorgo che ci sono centinaia di giovani, arrivano da tutta Italia, molti chiedono informazioni sul luogo di partenza dei cortei, arrivo trafelata a Repubblica e ……che gioia, sono “in famiglia”.

  • Il fronte degli sciacalli - di Paolo Guzzanti

    da Il giornale - Alle 18 di ieri suona il mio telefono: «Senatore, sono il padre di Mario Scaramella. La chiamo per dirle che mio figlio mi ha telefonato dal suo letto d'ospedale a Londra. Piangeva. Ha detto che è stato avvelenato insieme a Litvinenko nello stesso Sushi Bar di Piccadilly Circus. Mi ha detto: papà, chiama il presidente Guzzanti e digli che mi fanno fare la stessa fine di Litvinenko. Digli che affido a lui il mio buon nome, l'onorabilità di quello che ho fatto in questi anni per la Commissione e per il Parlamento. Digli anche di stare tranquillo: qui i medici mi hanno spiegato che il Polonio non si trasmette per contagio. Non c'è alcun pericolo per i miei bambini, per i miei cari, per le persone che mi hanno incontrato. Se oggi risulto contaminato è perché sono stato avvelenato dallo stesso assassino che ha ammazzato Alexander. Io non so se sopravvivrò. Ma voglio che la mia onorabilità sopravviva e ti chiedo, papà, di dire al presidente Guzzanti di tutelare il mio nome». Ho chiesto al padre di Mario Scaramella se avesse notizie oggettive,dei medici, e mi ha risposto: «Sappiamo quello che è scritto sulle agenzie di stampa e si vede in televisione. Speriamo nell'aiuto delle autorità, della diplomazia, siamo disperati, non sappiamo che fare, vorremmo essere vicini a Mario». Così si conclude la telefonata. Davvero Mario Scaramella è in pericolo? La logica dice di sì: non si resta contaminati per contagio, per vicinanza ambientale, per aver respirato la stessa aria di un contaminato. Occorre ingerire il Polonio, o respirarlo profondamente Chi è contaminato non contamina chi gli sta intorno. Ma intanto ieri al Senato, per non sbagliare, hanno decontaminato la sala stampa dove io e Mario Scaramella avevamo dato una conferenza stampa praticamente disertata dalla stampa italiana, ma affollatissima per la presenza di tutte le testate del mondo, sicché la demmo in inglese. Poi leggo sulle agenzie questo lurido linciaggio. L'attacco sciacallesco contro di me che non ho mai fatto nulla di quel che mi viene attribuito, salvo parlare al mio telefono con Scaramella,

  • Gravi le condizioni di Mario Scaramella"

    da Rainews 24ore - Caso Litvinenko. Per la stampa britannica: "Gravi le condizioni di Mario Scaramella"

  • 2 DICEMBRE: MATTEOLI, ASCOLTEREMO IL CUORE E LA RABBIA DELLA GEN

    2 DICEMBRE: MATTEOLI, ASCOLTEREMO IL CUORE E LA RABBIA DELLA GENTE Domani non si decide ruolo Berlusconi o premiership Roma - "La manifestazione di domani, che si annuncia grandiosa nelle sue dimensioni, è nata su una forte spinta popolare. I leader dei partiti del centrodestra ascolteranno il cuore e la rabbia della gente e cercheranno di interpretarne le necessità e i desideri. Domani non si discute della futura leadership del centrodestra, il 2 dicembre serve anche per non deludere milioni e milioni di italiani, certamente la grande maggioranza, traditi e indignati da un governo che vuole tartassarli". Lo dichiara il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli.

  • Il Secolo d'Italia 22 dicembre 2006

    Unione, sfiniti alla meta Ieri con la fiducia alla Camera la parola fine all’iter della manovra finanziaria più contestata dell’intera storia repubblicana. Ambiguità sulle coppie di fatto