
(Nel 1971, a torto, le sinistre avrebbero accusato Almirante, segretario del MSI, di essere stato un “fucilatore”, non per immaginari episodi della campagna di val d’Ossola ma per avere “firmato” - sic - un bando datato dalla prefettura di Grosseto il 17 maggio 1944, comminante la fucilazione ai militari e civili unitisi alle bande partigiane, i quali non si fossero costituiti entro il 25 maggio 1944. In realtà Almirante aveva semplicemente trasmesso alle prefetture il testo di quel bando, giustamente detto “del perdono”, poiché estendeva una precedente amnistia ai militari sbandati che, in virtù di un precedente decreto, avrebbero dovuto essere fucilati anche prima del 25 maggio.)
Il 25 aprile 1945 Almirante, che aveva seguito Mussolini e il ministro Mezzasoma a Milano, rimase in servizio per tutta la giornata lavorativa; poi, avendogli Mezzasoma vietato di seguirlo nel viaggio fatale con Mussolini verso la Valtellina (Mezzasoma, con altri ministri della RSI, sarebbe stato fucilato dai partigiani a Dongo il 28 aprile), entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo, prima a Milano con l’aiuto del suo amico ebreo che egli aveva salvato dalla deportazione, poi a Torino. Nel settembre 1946 riprese il suo vero nome e tornò a Roma, dove intraprese un’intensa attività politica, partecipando alla fondazione (12 novembre 1946) di uno dei molti piccoli gruppi di reduci fascisti repubblicani, il Movimento italiano di unità sociale (MIUS), e alle riunioni preliminari alla fusione del suo e di vari altri gruppi della stessa area in un vero partito politico.
Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò alla riunione costitutiva del Movimento sociale italiano (MSI), che si svolse a Roma nello studio dell’assicuratore Arturo Michelini. Almirante ufficialmente non fu, come spesso si dice, il primo segretario nazionale del MSI (segretario della prima giunta esecutiva del partito fu Giacinto Trevisonno); ma fin dalla fondazione del partito ne fu il dirigente di maggior rilievo, ricoprendo la carica di responsabile della segreteria organizzativa. Egli ricordò così la propria ascesa alla guida del MSI: “… gli amici che il 26 dicembre 1946 come segretario del partito scelsero proprio me, se per avventura non sbagliarono, non sbagliarono perché, istintivamente, non scelsero in me l’uomo politico ma l’uomo libero. Ero tra i più giovani, non avevo vincoli tassativi con un passato personale, perché la mia carriera politica in regime fascista non si era spinta più in là del Guf-Lettere di Roma, non avevo legami di ambiente, non avevo impegni professionali assorbenti perché, abbandonate le poco lucrose rappresentanze commerciali, mi arrangiavo quale professore in Lettere, sia presso un istituto privato sia attraverso qualche ripetizione che davo (latino e greco) nei locali stessi del partito, non disponendo di un ufficio e neanche di una dimora che mi permettesse di ricevere” (Autobiografia di un “fucilatore”, pp. 162-163).
Nei primi mesi del 1947 Almirante organizzò le prime uscite pubbliche del MSI. Il 15 giugno si costituì il comitato centrale del partito, che elesse subito una nuova giunta esecutiva, di cui Almirante fu segretario. Nel settembre-ottobre dello stesso anno egli condusse a Roma la difficilissima campagna del MSI per le elezioni comunali del 12 ottobre: tutti i suoi trenta comizi furono violentemente interrotti dagli avversari, e l’ultimo, tenuto il 10 ottobre in piazza Colonna, finì in una vera battaglia di piazza; per il discorso pronunciato in tale occasione Almirante fu accusato di apologia del fascismo e deferito il 3 novembre 1947, quale “elemento pericoloso all’esercizio delle libertà democratiche”, alla commissione provinciale di Roma per l’assegnamento al confino di polizia, che gli comminò un anno di confino. Egli partì quindi per Salerno, ma all’arrivo nella questura di quella città gli fu comunicato che la pena, inflittagli per salvare la faccia al governo, gli era stata condonata; fu comunque privato dell’incarico dell’insegnamento. Grazie al suo impegno, il 12 ottobre il MSI aveva ottenuto a Roma la sua prima affermazione elettorale: 24.903 voti (pari al 4 per cento) e tre consiglieri comunali eletti, i quali risultarono determinanti per l’elezione di un sindaco non comunista.
Nel 1948 Almirante condusse la campagna del MSI per le elezioni politiche del 18 aprile compiendo, come avrebbe poi fatto in tutte le sue successive campagne elettorali politiche, un viaggio di propaganda in tutte le circoscrizioni, e affrontando notevoli rischi (in Toscana poté parlare liberamente in un solo capoluogo di provincia su nove, Lucca). Il MSI ottenne il 2 per cento dei voti ed entrò in Parlamento con sei deputati (tra i quali Almirante, eletto nel collegio unico nazionale e nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 15.501 voti di preferenza) e un senatore. Almirante - che in quella prima fase della storia del MSI rappresentava l’anima “di sinistra” del partito, il reducismo “puro e duro” della RSI, sostenitore della continuità ideale con il fascismo repubblicano - fu confermato segretario del MSI dopo i primi due congressi nazionali del partito (Napoli, giugno 1948; Roma, giugno-luglio 1949), trovando una sintesi ideologica tra “socializzatori” e “corporativisti”. L’equilibrio tra le due componenti del partito si ruppe nel dicembre 1949. Il 15 gennaio 1950 Almirante risultò in minoranza nel comitato centrale, che elesse una nuova direzione nazionale, la quale nominò segretario del MSI il moderato Augusto De Marsanich.
Almirante collaborò lealmente con De Marsanich, approvandone sostanzialmente la politica estera e quella interna (accettazione dell’alleanza dell’Italia con gli USA e alleanza del MSI con i monarchici nelle elezioni amministrative). Nel 1952 non fu confermato nella direzione nazionale del MSI dopo il III congresso nazionale (L’Aquila, luglio), ma entrò nel comitato direttivo del nuovo quotidiano di area missina - non ancora organo ufficiale del partito - Il Secolo d’Italia (fondato nel maggio 1952), e dall’11 ottobre 1953 fu condirettore del giornale insieme a Franz Turchi e a Filippo Anfuso. Rieletto brillantemente deputato nelle elezioni politiche del 7 giugno 1953 (con 51.923 voti di preferenza nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone), nella II legislatura (1953-58) fu vicepresidente del gruppo parlamentare del MSI alla Camera. Al IV congresso nazionale del MSI (Viareggio, gennaio 1954) sostenne la mozione della direzione nazionale; dopo il congresso egli entrò nella direzione nazionale e nell’esecutivo nazionale, nuovo organo ristretto assistente il segretario nazionale.
Il 10 ottobre 1954 a De Marsanich, dimissionario, succedette come segretario nazionale del MSI Arturo Michelini, con il quale Almirante collaborò fino all’insuccesso del partito nelle elezioni amministrative del maggio 1956; dimessosi dall’esecutivo nazionale, in vista del V congresso nazionale del MSI Almirante si pronunciò apertamente contro la segreteria Michelini, chiedendo la rinuncia a nuove intese di destra in favore di un “rilancio sociale” del MSI e di un “ritorno alle origini”. Egli si presentò dunque al V congresso (Milano, novembre 1956) con una sua nuova corrente. Dopo che il congresso fu vinto di stretta misura da Michelini (315 voti contro 308), Almirante convinse molti dei propri amici a non uscire dal partito, ma a proseguire con lui la battaglia politica dentro il MSI, rinunciando ad entrare nella direzione nazionale per riaffermare la loro scelta di opposizione. Nei mesi successivi, la maggioranza e la minoranza del partito raggiunsero un accordo che il comitato centrale ratificò nel luglio 1957 eleggendo alla direzione alcuni esponenti della minoranza, tra i quali Almirante, che tornò a far parte anche dell’esecutivo nazionale.

GiuseppinaAn








