
si affiancò alla DC nella campagna antidivorzista per il referendum del maggio 1974, non solo per calcolo politico ma anche per coerenza con le propria identità di partito, se non cattolico, di cattolici (già nel 1970 si era opposto all’approvazione della legge sul divorzio, adeguandosi Almirante alle posizioni del partito nonostante la propria anomala situazione familiare: separato dalla prima moglie, Gabriella Magnatti, dalla quale aveva avuto la figlia Rita, aveva contratto un matrimonio religioso “di coscienza” con donna Assunta Stramandinoli vedova De Medici); ma con la DC condivise soltanto la sconfitta in quel referendum e, ancora isolato e assediato, scese al 6,4 per cento dei voti nelle elezioni regionali del 15 giugno 1975.
Nel 1975-76 Almirante provò a rilanciare il suo partito con un’iniziativa che doveva rappresentare una nuova fase dell’operazione Destra nazionale: la “Costituente di destra per la libertà”, organizzazione esterna e alleata, fondata il 22 novembre 1975. Ma nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il MSI-DN subì un ulteriore calo, ottenendo il 6,1 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera e 15 seggi al Senato (Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 123.331 voti di preferenza). Dopo le elezioni Almirante fu duramente contestato all’interno del partito da una nuova corrente moderata, “Democrazia nazionale”, che comprendeva gran parte dei monarchici e degli indipendenti confluiti nella Destra nazionale e nella Costituente di destra, ma anche alcuni storici dirigenti missini. Alla vigilia dell’XI congresso nazionale del MSI-DN, dove avrebbe dovuto avvenire il confronto decisivo tra Almirante e “Democrazia nazionale”, questa corrente mise in atto una scissione che per ampiezza - a livello di classe dirigente, non di base - non aveva precedenti nella storia dei partiti italiani del periodo repubblicano: il 21 dicembre 1976 uscirono dal MSI-DN 25 parlamentari su 49; gli scissionisti fondarono poi il partito di Democrazia nazionale.
Nel gennaio 1977 si svolse l’XI congresso nazionale del MSI-DN. Almirante ottenne che il congresso riformasse lo statuto del partito in senso “presidenzialista” - affidando direttamente al congresso nazionale l’elezione del segretario nazionale, che precedentemente era sempre stata di competenza della direzione nazionale o del comitato centrale - e, a conclusione del congresso, fu confermato segretario dall’assemblea dei delegati, con 1125 voti su 1423 votanti. La lista almirantiana “Unità nella chiarezza” ottenne 941 voti e 188 seggi nel comitato centrale, contro i 315 voti e 63 seggi di “Linea futura” (Pino Rauti) e i 144 voti e 29 seggi di “Destra popolare”. Estesasi la scissione all’organizzazione giovanile del partito, il Fronte della gioventù, Almirante commissariò questa organizzazione, e il 7 giugno 1977 nominò egli stesso il nuovo segretario del Fronte nella persona di Gianfranco Fini, allora venticinquenne, che già si era guadagnato la sua fiducia.
Le elezioni regionali e amministrative del 1978 diedero risultati negativi al MSI-DN, ma d’altra parte dimostrarono che Democrazia nazionale era quasi priva di base elettorale. Il 25 giugno 1978 Almirante fu eletto al consiglio comunale di Trieste, dove partecipò con il gruppo consiliare missino alla battaglia contro il trattato di Osimo. Nel corso della campagna elettorale giuliana un esponente di Democrazia nazionale lo aveva accusato, senza prove, di favoreggiamento personale nei confronti di un presunto responsabile della strage di Peteano (avvenuta nel 1972); l’accusa, pur smentita dal senatore di Democrazia nazionale sulle cui confidenze avrebbe dovuto basarsi, portò ad una lunga inchiesta, al cui termine Almirante fu rinviato a giudizio con altri (6 agosto 1986), ma amnistiato (17 febbraio 1987) prima dell’inizio del processo. (Questo fu l’unico coinvolgimento di Almirante in un’inchiesta su fatti di terrorismo; in un altro caso egli, avendo avuto notizia nel luglio 1974 dei preparativi di un attentato ad un obiettivo ferroviario, ne informò subito le autorità.)
Il 21 febbraio 1979, in previsione dello scioglimento anticipato delle Camere, la Camera dei deputati, su proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere, concesse una nuova autorizzazione a procedere contro Almirante per il reato di ricostituzione del Partito fascista, ma non la concesse contro gli altri deputati del MSI-DN e quelli passati a Democrazia nazionale che erano accusati dello stesso reato in concorso con il segretario missino. Almirante denunciò allora le manovre politiche in atto dal 1971, anche in sede giudiziaria, contro il suo partito; manovre che però non avevano e non avrebbero raggiunto gli obiettivi sperati, così come non li avrebbe raggiunti la scissione incoraggiata da ambienti della DC. Nel giugno 1979 infatti avvenne la definitiva resa dei conti tra il MSI-DN e Democrazia nazionale. Nelle elezioni politiche del 3 giugno la formazione scissionista ebbe lo 0,6 per cento dei voti e scomparve dal Parlamento, mentre il partito di Almirante ottenne il 5,3 per cento dei voti, 31 seggi alla Camera e 13 seggi al Senato. Almirante, candidatosi come capolista nelle circoscrizioni di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, di Napoli-Caserta e di Lecce-Brindisi-Taranto, fu eletto nella circoscrizione di Roma con 114.258 voti di preferenza, in quella di Napoli con 138.122 voti di preferenza, e in quella di Lecce con 61.931 voti di preferenza; optò per quest’ultima circoscrizione. Il 10 giugno, nelle prime elezioni europee, il MSI-DN e Democrazia nazionale confermarono i risultati delle elezioni politiche della settimana precedente; il primo, con il 5,4 per cento dei voti, mandò al Parlamento europeo quattro deputati (tra i quali Almirante, eletto nella circoscrizione dell’Italia nord-occidentale con 150.343 voti di preferenza e nella circoscrizione dell’Italia meridionale con 519.479 voti di preferenza; optò per questa). I deputati europei missini non si iscrissero a nessun gruppo; non aveva infatti avuto altri eletti il cartello delle Destre europee o “Eurodestra”, promosso da Almirante nel 1978 con il Parti des fources nouvelles francese e la spagnola Fuerza nueva come “coagulazione delle forze coscienti della funzione di un’Europa assisa tra il consesso dei continenti”.

GiuseppinaAn








