
per una nuova repubblica presidenziale, contrapposta all’ormai trentennale repubblica dei partiti (la proposta di una nuova costituzione, che fu poi elaborata dall’onorevole Franco Franchi e presentata nel 1983, prevedeva il presidenzialismo puro e un sistema corporativo ispirato a quello fascista, ma coesistente con istituzioni democratiche).
Scioltasi Democrazia nazionale, il MSI-DN ottenne il 5,9 per cento dei voti nelle elezioni regionali dell’8 giugno 1980, tornando al livello del 1976; nelle contemporanee elezioni comunali raggiunse il 22,3 per cento a Napoli, dove era capolista il segretario nazionale. Nei primi mesi del 1981 Almirante promosse una petizione popolare (che raccolse oltre un milione di firme) per la reintroduzione della pena di morte e partecipò alla campagna referendaria contro l’aborto. Il XIII congresso nazionale del MSI-DN (Roma, febbraio 1982) lo rielesse segretario con 737 voti contro 271 andati a Rauti.
Nelle elezioni politiche del 26 giugno 1983 il MSI-DN riportò un successo inferiore solo a quello del 1972: il 6,8 per cento dei voti, 42 seggi alla Camera e 18 seggi al Senato. Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 129.375 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta con 193.075 voti di preferenza; optò per Napoli, dove avrebbe avuto la conferma della sua popolarità nelle elezioni amministrative del 20 novembre successivo (il suo partito, con lui capolista, ottenne il 20,8 per cento dei voti nella città partenopea, mantenendo una forte presenza nel consiglio comunale di questa). Iniziata la IX legislatura, divenne presidente del Consiglio Bettino Craxi, che sembrava intenzionato a favorire la “sghettizzazione”, come si disse, del MSI-DN. Ma il partito di Almirante, anche se non più attaccato ossessivamente da tutti gli avversari, rimase sostanzialmente isolato a destra; e se in un’importante occasione sostenne di fatto il governo Craxi, permettendo nel febbraio 1985 la conversione in legge del cosiddetto secondo decreto Berlusconi, lo fece per una convergenza di interessi con alcune forze della maggioranza (contro il monopolio televisivo di Stato).
Nello stesso periodo il MSI-DN - la cui politica estera era basata su un europeismo di tipo gollista e su un atlantismo leale ma non servile verso gli USA - beneficiò del clima favorevole in Occidente, anche a causa dell’inasprimento della guerra fredda, a tutte le forze fermamente anticomuniste: Almirante nell’ottobre 1983 compì un viaggio ufficiale negli USA; nelle elezioni europee del 17 giugno 1984 il MSI-DN ottenne il 6,5 per cento dei voti e cinque deputati al Parlamento europeo (tra i quali Almirante, rieletto nell’Italia meridionale con 500.772 voti di preferenza), mentre in Francia il suo alleato Front national, fondato e presieduto da Jean-Marie Le Pen, arrivava al 10 per cento e a dieci seggi; poté quindi costituirsi nel Parlamento europeo il gruppo delle Destre europee, al quale aderì anche l’unico deputato del partito greco EPEN. (Come la Destra nazionale del 1972, anche l’”Eurodestra” del 1984 sembrò aprire al MSI prospettive che poi si sarebbero rivelate in gran parte illusorie: lo sviluppo dell’internazionale di destra sarebbe stato bloccato, negli anni successivi alla morte di Almirante, da divergenze sempre più gravi tra partiti solo apparentemente affini.)
Nel luglio 1984 Almirante annunciò la propria intenzione di lasciare la segreteria per ragioni di salute entro la fine dell’anno, in occasione del prossimo congresso nazionale. Ma il partito gli chiese quasi all’unanimità di recedere da tale proposito, ed egli acconsentì a rimanere in carica ancora per un biennio. Il XIV congresso nazionale del MSI-DN (Roma, novembre-dicembre 1984) lo rielesse segretario per acclamazione, ignorando la contrapposta candidatura di Tomaso Staiti. Con queste assise iniziò la fase finale della seconda segreteria Almirante, in cui tutte le cariche principali furono affidate ad uomini della vecchia guardia e di tutte le correnti: Nino Tripodi presidente del partito, Pino Romualdi presidente del comitato centrale, Franco Servello vicesegretario vicario del partito, Pino Rauti, Mirko Tremaglia e Raffaele Valensise vicesegretari, Alfredo Pazzaglia capogruppo alla Camera, e capigruppo al Senato, in successione, Araldo di Crollalanza, Michele Marchio e Cristoforo Filetti. Almirante assunse personalmente la carica di direttore politico del Secolo d’Italia.
Gli ultimi anni di Almirante segretario - che videro l’infruttuoso tentativo di “sghettizzazione”, ma anche conferme ufficiali, da parte dello stesso Almirante, della tradizionale identità ideologica del MSI (nei congressi XIII e XIV e in pubbliche manifestazioni) - sono stati variamente interpretati. P. Ignazi li definisce, insieme agli altri anni dal 1977 in poi, come periodo del “cesarismo almirantiano”. Tra i critici più severi furono fin da allora i giovani intellettuali della “Nuova destra” (movimento culturale ben noto ma privo di importanza politica), i quali nei primi anni Ottante uscirono dal MSI-DN, o ne furono espulsi, proprio per contrasti con la dirigenza almirantiana, che essi accusavano di rinunciare a fare veramente politica e di limitarsi ad una sterile testimonianza di carattere nostalgico e alla riproposizione di vecchie parole d’ordine ormai lontane dalla realtà italiana (a cominciare dallo stesso termine “fascismo”, che pure i missini usavano riferendosi ad un movimento non identificato con il regime, né contrapposto al sistema democratico); ma è innegabile che l’assoluto isolamento del MSI-DN da tutti gli altri partiti, accettato se non voluto da Almirante, fu la premessa alle successive fortune della destra, dovute in gran parte ai nuovi dirigenti che Almirante stesso aveva selezionato, e che - liberi da un passato che biograficamente non apparteneva loro - avrebbero potuto compiere quei passi ai quali mai fu disposta, soprattutto per ragioni d’onore, la generazione dei combattenti della RSI e dei fondatori del MSI. (Per quanto lo riguardava, Almirante aveva dichiarato in Autobiografia di un “fucilatore”, p. 139: “… non sono mai stato disponibile, e non lo sarò mai, qualunque cosa accada e mi accada, per coniugare il verbo “rinnegare”".)
Il 12 maggio 1985 il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali il 6,5 per cento dei voti (suo massimo storico in questo genere di consultazioni) e riportò a Bolzano, nelle elezioni comunali, l’ultimo clamoroso successo del periodo almirantiano, divenendo il primo partito del capoluogo di quella provincia la cui italianità era sempre stata difesa dai missini. Un altro buon risultato il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali siciliane del giugno 1986. Nell’agosto dello stesso anno il segretario missino, colto da malore, dovette essere ricoverato nella clinica romana di villa del Rosario; alla fine dell’estate si diffuse la voce di un suo possibile ritiro immediato dalla guida del partito, voce che egli smentì nel settembre riprendendo l’attività politica in attesa di presentarsi dimissionario al congresso che, previsto per l’estate del 1987, fu rinviato alla fine del 1987 a causa dello scioglimento anticipato delle Camere.
Nelle elezioni politiche del 14 giugno 1987, in occasione delle quali Almirante condusse la sua ultima campagna elettorale, il MSI-DN scese al 5,9 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera e 16 seggi al Senato: un insuccesso che concludeva un periodo di quattro anni assai positivo, anche se i risultati particolareggiati confermavano il radicamento del partito in ogni parte d’Italia. Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 108.821 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta con 87.669 voti di preferenza; optò ancora per Napoli.
Il 6 settembre successivo, in occasione della festa Tricolore di Mirabello (Ferrara), Almirante presentò ufficiosamente come proprio “delfino” il trentacinquenne Fini, il più giovane deputato del MSI-DN. Almirante teneva moltissimo a che il suo successore fosse un suo uomo di fiducia; ma il designato avrebbe potuto essere anche della sua stessa generazione, e in questo caso sarebbe stato probabilmente il vicesegretario vicario Servello. L’imprevista scelta in favore di Fini fu da molti considerata, in quei mesi, un mero stratagemma di Almirante per continuare a dirigere il partito, in qualità di presidente, dopo avere lasciato la segreteria; sette anni dopo, invece, tale scelta si sarebbe rivelata retrospettivamente una delle più felici del fondatore della Destra nazionale, avendo liberato il MSI-DN dall’ipoteca di un gruppo dirigente troppo anziano e dunque troppo legato al passato per poter mai uscire dal ghetto politico della destra radicale: né Servello né Rauti avrebbero potuto, nel 1994, fondare Alleanza nazionale e portarla in una coalizione di centro-destra e nel governo della Repubblica. È certo che nel 1987 una tale prospettiva non era nemmeno intravista, e che Almirante non prevedeva affatto la messa in discussione dell’identità tradizionale del MSI; ma è altresì certo che egli riteneva necessario, per il futuro del partito, un profondo rinnovamento condotto da dirigenti giovani, formatisi nel dopoguerra.
Nello stesso settembre 1987, in preparazione del congresso della successione, nel MSI-DN si costituirono sei correnti. Di queste, tre appartenevano all’area almirantiana: “Destra in movimento” (corrente formatasi per sostenere la candidatura Fini e condotta da Giuseppe Tatarella), “Impegno unitario” (di Servello, Pazzaglia e Valensise) e “Nuove prospettive” (di Tremaglia e Marchio); le altre erano “Andare oltre” (di Rauti), “Destra italiana” (facente riferimento a Romualdi e condotta da Guido Lo Porto) e “Proposta Italia” (di Domenico Mennitti e Tomaso Staiti; questa corrente, non identificabile con aree storiche del partito, era la più critica, insieme a quella rautiana, verso il segretario uscente). Per ovvie ragioni la maggioranza dei vecchi notabili missini accolse con freddezza o aperta ostilità la candidatura di Fini, che incontrava invece il favore di vari notabili della generazione successiva (detta dei “quarantenni”), perciò confluiti nella corrente “Destra in movimento”. Nella fase precongressuale il partito fu lacerato dalle più dure polemiche dell’ultimo decennio, polemiche che non risparmiavano il segretario uscente.
Il XV congresso nazionale del MSI-DN, che si aprì a Sorrento il 10 dicembre 1987, fu uno dei più combattuti della storia del partito. I candidati alla successione di Almirante erano quattro: Fini (sostenuto dal segretario uscente e dalle correnti “Destra in movimento”, “Destra italiana” e “Nuove prospettive”), Rauti, Servello e Mennitti (sostenuti dalle loro rispettive correnti). Dopo quattro giornate di intenso dibattito, al quale partecipò lo stesso Almirante, nella notte fra il 13 e il 14 dicembre si procedette alle votazioni: Fini e Rauti, essendo risultati i due candidati più votati, andarono al ballottaggio, e Fini divenne segretario con i voti di tutta l’area almirantiana e della corrente romualdiana (complessivamente 727 voti, contro 608 andati a Rauti).
Almirante, come disse Fini, era divenuto il “presidente morale” del MSI-DN. Fu effettivamente eletto presidente del partito il 24 gennaio 1988, per acclamazione, dalla maggioranza del nuovo comitato centrale, riunito per la prima volta a Roma (erano per lui le quattro correnti che avevano eletto Fini, le quali disponevano di 168 seggi sui 280 del comitato). La presidenza di Almirante durò soltanto quattro mesi, gli ultimi della sua vita, durante i quali le sue condizioni di salute peggiorarono continuamente, costringendolo ad un ricovero nella clinica di villa del Rosario ai primi di aprile, poi ad un intervento chirurgico a Parigi il 19 dello stesso mese, infine ad altri due ricoveri a villa del Rosario, il 7 e il 16 maggio; in questa clinica egli morì il 22 maggio 1988. Essendo deceduto a Roma, il 21 maggio, anche Pino Romualdi, che fin dalla fondazione del MSI aveva condiviso con lui la lotta politica, Almirante e Romualdi ricevettero in morte comuni onori nella sede centrale del partito, e comuni esequie, il 24 maggio, nella chiesa di Sant’Agnese in Agone, in piazza Navona, con grande concorso di popolo. Fini onorò nel suo predecessore e maestro “un grande Italiano” e “il leader della generazione che non si è arresa”.
Emanuele Pigni

GiuseppinaAn








