
ROMA - Onorevole Italo Bocchino, dopo quella dei centristi, è scattata anche la controffensiva di An sul fronte meridionale della Finanziaria?
«Tra il Mezzogiorno e Alleanza nazionale c’è un vecchio patto che ci ha sempre garantito grandi consensi e ciò ci spinge a ricambiare con una particolare attenzione. Ma sarebbe sbagliato parlare di questione meridionale, la questione è nazionale».
“Nazionale” nel senso che se cresce il Sud, cresce l’intero Paese?
«Esattamente. La nostra azione non è legata alla Finanziaria, da sempre noi ci occupiamo dello sviluppo del Sud. Il nostro è un percorso politico-culturale rispetto a un’area importante del Paese: il problema non è costituito solo dalla richiesta di investimenti aggiuntivi, ma dalla centralità che noi vogliamo dare al Mezzogiorno nel quadro del programma politico-economico del governo. Certo, ci sono le questioni legate agli incentivi fiscali, alla 488, al credito d’imposta, alla Salerno-Reggio Calabria… Ma tutto sommato si tratta di questioni secondarie: l’importante è far comprendere a tutti che esiste un problema nazionale prioritario: il Mezzogiorno».
Su questa strada i centristi dell’Udc non vi hanno bruciato sul tempo?
«Non direi. L’Udc si sta occupando di problemi tecnici legati alla modifica della Finanziaria. Per noi, invece, il Mezzogiorno è una grande questione politica».
Se ponete una «questione», significa che temete che il governo stia trascurando il Sud?
«Assolutamente no. La sola presenza di Alleanza nazionale nella coalizione di governo è garanzia che questa questione non è trascurata. Tra l’altro, le ultime elezioni amministrative hanno premiato il centrodestra soprattutto al Sud. Ciò significa che il programma della Casa delle libertà, il messaggio che è passato, dà i migliori risultati nel Mezzogiorno. E che, come dicevo, esiste un patto forte».
Patto che non piace a Bossi…
«Mi rendo conto che una forza interregionale, che rappresenta una sola parte del Paese, tende a tutelare gli interessi che rappresenta. Ma troveremo un’intesa, faremo capire a Bossi che lo sviluppo del Sud serve soprattutto al Nord, che così non avrà più zavorra da portare».
A.G.
Dal Messaggero 22.10.2002

GiuseppinaAn








