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Prestigiacomo: «Per ora ce la faccio,con una nursery accanto..

all'Ufficio. «Sono fiera di fare il ministro della Repubblica, ma non lo considero un mestiere “da uomo"». Così risponde Stefania Prestigiacomo, 37 anni, titolare del dicastero per le Pari Opportunità e mamma di Gianmaria di quasi 15 mesi. Tra i lavori di prestigio, il suo è tra i più importanti. «Le donne in politica sono ancora troppo poche, perché riescono ad accedere solo con molta difficoltà a quello che è rimasto uno dei santuari del potere maschile.

ROMA - Non credo vengano “strumentalizzate”: sono perfettamente in grado di farsi rispettare e far sentire la loro voce».

Dolce, bella, femminile, il ministro Prestigiacomo non si è arreso di fronte al crescendo di impegni nella vita pubblica e in quella privata: «È molto difficile, ma non impossibile conciliare carriera e vita privata, quando poi si arriva ai vertici non ci sono più regole, né limiti d’orario. A volte ho la sensazione che mi sfugga tutto di mano; ci vuole molta passione per fare questi sacrifici. Ora, per esempio, emergo da due intensissimi giorni di viaggio in Sicilia, durante i quali non ho potuto vedere mio figlio. Ma questo accade raramente, perché non voglio delegare ad altri la cura di Gianmaria. Non si fa un figlio per parcheggiarlo da qualche parte, con qualcun altro. Accanto al mio ufficio ho attrezzato una specie di nursery e, poi, c’è il nido del ministero, con altri sei bambini. La sera ci ritiriamo insieme, lui ed io: fine della giornata».

«Il risultato è che il mio tempo è scomparso», spiega ancora Prestigiacomo, «il mio tempo personale, intendo, e alla fine ci si trascura. Non riesco ad andare dal parrucchiere, ma non rinuncio a dare la pappa al bambino».

«Oggi - spiega la titolare delle Pari opportunità - nelle coppie lui e lei si aiutano di più. E i figli non sono un handicap per la carriera. Bisogna leggere positivamente i recenti dati sul trend di natalità che risale. Si è visto che là dove c’è maggiore sicurezza e tranquillità si fanno più figli, la presenza e il numero di figli non è legato per forza alle casalinghe. Le donne non devono stare a casa, se non lo desiderano».

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