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La base a Fini: "An si faccia sentire"

A Milano, prima uscita ufficiale del 2003 per il vicepremier. I militanti stravedono per il loro segretario e lo acclamano. "Ma un po’ di visibilità in più nel governo non guasterebbe.."

di Gianluca Roselli

ROMA - “Mille, duemila… quanti saremo? Certo che ce n’è di gente”. Se la ride un vecchio militante di Alleanza nazionale nel constatare la quantità di gente arrivata ieri sera al Teatro Nuovo di Milano (in piazza San Babila, un luogo carico di ricordi per i vecchi camerati del Msi) per accogliere il ‘suo’ vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini. Già, perché il leader di An ha scelto proprio il capoluogo lombardo per la sua prima uscita ufficiale del 2003: un vero e proprio bagno di folla per tirare le somme di 18 mesi di governo e spiegare agli ‘aennini’ milanesi le riforme che verranno. Ad accoglierlo c’era tutto lo stato maggiore del partito in Lombardia: Ignazio La Russa con fratellino al seguito, gli assessori comunali, provinciali e regionali, i rappresentanti di An negli enti e nelle istituzioni, Daniela Santanchè con tacco d’ordinanza, Cristiana Moscardini sempre a collo alto, il redivivo Franco Servello e l’irruente Pier Gianni Prosperini che però se ne è stato tutto il tempo buono buono in un angolo. E che siamo di fronte alla nuova ‘classe di governo’ è lampante: qua e là, nei meandri del teatro, si formano capannelli con amministratori locali e responsabili di enti pubblici che discutono tra di loro, a bassa voce. L’esercizio del potere, si sa, è sempre silenzioso.

Ma c’erano anche ospiti illustri come il sindaco di Milano Gabriele Albertini e il presidente della Provincia Ombretta Colli che è stata accolta con un lungo, affettuoso applauso. Anche se i battimani più calorosi sono andati, come al solito, a Mirko Tremaglia. E poi tanta, tanta gente, a tal punto che hanno dovuto chiudere le porte del teatro. E proprio mentre Fini ha iniziato il suo lungo discorso in cui ha elencato le leggi più importanti realizzate finora dalla Casa delle Libertà, ci siamo fatti un giro tra i militanti, per tastare il polso della base sui temi caldi, per sentire cosa pensano iscritti e simpatizzanti di un partito che, nonostante la conquista del potere, non riesce a schiodarsi dal quel 13-14% a cui è incatenato da diversi anni.

“Fini sta dimostrando grande senso di responsabilità e maturità giusta per governare: non sbraita, non cerca visibilità, sta zitto e lavora. Pensa ai fatti, non come Bossi che abbaia sempre, ma alla fine non morde mai” dicono in coro Corrado e Santi, quest’ultimo consigliere comunale a Cesano Boscone, che sulla devolution dice: “Io sono siciliano, ma niente paura, con la devolution il Paese non si spaccherà, anzi: i cittadini si sentiranno più vicini alle istituzioni”. Umberto, consigliere comunale a Melzo, invece, è di parere diverso: “Nessun rischio per l’unità nazionale e per la patria, ma la devolution dovrà essere smussata nei prossimi passaggi parlamentari: così com’è non va bene. Comunque il segretario sta facendo un buon lavoro”.

Chi invece vorrebbe un Fini più deciso è Maurizio di Milano: “Più incisività non guasterebbe: purtroppo in politica l’eccessivo moderatismo non paga e a volte è necessario alzare la voce. In questo dovrebbe imitare un po’ quel furbacchione di Bossi”. E anche sul cambio di rotta verso il premierato, Maurizio ha qualcosa da dire: “Capisco che all’interno della coalizione bisogna scendere a compromessi, però ritengo che il sistema migliore sia il semipresidenzialismo alla francese. Abbandonare così velocemente un tema a noi caro è una mossa che non ho capito”. Ma l’addio al presidenzialismo non sembra aver sconvolto più di tanto la base di An, anzi: “Noi non ci innamoriamo delle parole, l’importante è la sostanza: vogliamo un capo del governo forte, eletto dal popolo e con il potere di sciogliere le Camere, che si chiami presidenzialismo o premierato conta poco - dice Andrea, anche lui di Milano – l’importante è proseguire sulla strada del bipolarismo e del maggioritario: guai se dovessimo tornare indietro”.

Francesco e Giuseppe, invece, militanti di lungo corso del circolo di An di Pandino, in provincia di Cremona, ci tengono a manifestare la loro sconfinata ammirazione per Fini: “Almirante aveva capito che Gianfranco era il più intelligente di tutti, per questo lo ha scelto come suo successore: è Fini, con le sue capacità, che tiene in piedi il governo. E’ molto più preparato e intelligente di Berlusconi e Bossi. L’unico appunto che gli facciamo è che forse è diventato troppo democratico: ascolta tutti, cerca il dialogo, mentre a volte è meglio decidere da soli e via. Ma lo stessa critica vale anche per Berlusconi: un pizzico di decisionismo in più da parte dell’esecutivo non guasterebbe”. Già, ma del cavaliere cosa pensate? “Parla troppo, dovrebbe stare un po’ più in silenzio e pensare ai fatti. E lo stesso vizio della lingua troppo lunga, purtroppo, l’ha preso anche qualcuno dei nostri, come per esempio Gasparri. Ma i peggiori sono gli ex-democristiani: sono come un’infezione da cui non si guarisce mai. Anche noi ce li dobbiamo tenere…”.

Su due temi i militanti di An sono d’accordo all’unanimità: il dialogo con l’opposizione (“se c’è bene, se no facciamo le riforme da soli”) e l’indulto (“mai e poi mai si possono mettere in libertà i criminali”). Per il resto, compattezza sì, ma con sfumature leggermente diverse.

E alla fine, forse, l’unica perla di saggezza ce la regala un ragazzino di appena vent’anni, Marco, di ‘Azione giovani’ (l’organizzazione giovanile di An), dietro al suo banchetto di opuscoli e volantini che chiedono l’abrogazione dei testi scolastici obbligatori, la riapertura delle case chiuse e la diminuzione del prezzo dei cd. “Fini si dovrebbe scusare di meno, usare meno galanteria istituzionale: ha radici e idee così forti che può permettersi di guardare dall’alto in basso la maggior parte dei suoi colleghi della maggioranza. A volte, invece, sembra ne abbia soggezione”. Però, mica male. A proposito, che ne pensi dei ragazzi di Forza Nuova e della loro facilità a menare le mani? “Li condanno totalmente: le loro idee sono deboli, per questo hanno bisogno di picchiare. E quando usi la violenza, passi automaticamente dalla parte del torto”.

Poi si sente un boato: il vicepremier, dopo un crescendo rossiniano, ha finito il suo intervento. Il pubblico, assolutamente eterogeneo, molto ben vestito e ricco di belle signore sorridenti, si spella le mani. Non sarà un leader carismatico come Bossi e Berlusconi, ma Fini il suo pubblico lo sa scaldare. Nonostante fuori, in questa gelida notte milanese, la temperatura sia abbondantemente sotto lo zero.

(14 GENNAIO 2003; ORE 09:55)
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