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Sanità, rischiano di saltare i fondi per cinque regioni

Dal Messaggero 30.1.2003 FIUGGI — Cinque regioni, (Campania, Abruzzo, Calabria, Sicilia e Sardegna) non hanno rispettato, secondo il Tesoro, il "patto di stabilità" stipulato due anni fa. Rischiano di perdere la loro fetta dei 3,4 miliardi aggiuntivi per il 2001, e premono perciò per un "recupero". Altre due (Molise e Liguria) sono state promosse, ma con riserva, e puntano a chiarire meglio la loro posizione. Le altre, invece, hanno rispettato gli impegni previsti, e sollecitano il governo ad erogare subito i "premi": il Lazio, ad esempio, dovrà ricevere 333 milioni di euro, la Lombardia 584 milioni, l’Emilia Romagna 274, l’Umbria 56.

Ma sono tante le partite che le Regioni hanno in corso con il governo, e i loro “governatori” sono da ieri in conclave per definire la linea per la Conferenza Stato-Regioni di domani.
Devono infatti anzitutto trovare un accordo tra di loro sul peso da attribuire ai vari parametri (popolazione, anziani, territorio, ecc.) per ripartire i 75 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale del 2003 (dopo che hanno respinto le proposte del ministro della Sanità, Sirchia).

Ma sono in ballo anche la “coda” del riparto del Fondo sanitario 2002, gli aspetti contestati nella Finanziaria 2003, e le vertenze istituzionali sul federalismo…Insomma, un contenzioso enorme. «Le Regioni devono fornire servizi sanitari sempre più efficienti, ma occorre chiarire l’entità delle risorse», spiega Enzo Ghigo, presidente della Conferenza delle Regioni e del Piemonte. E il vicepresidente, Vasco Errani, “governatore” dell’Emilia Romagna, puntualizza che «le Regioni hanno dimostrato di rispettare i patti».

Non la pensa così, però, il Tesoro. Infatti, l’istruttoria sulle misure per contenere la spesa sanitaria si è conclusa appunto con la bocciatura di cinque regioni, che complessivamente hanno accumulato un disavanzo di 1,77 miliardi.

Alla Campania, ad esempio, si contesta l’indicazione di risparmi fittizi; all’Abruzzo la mancata attuazione delle dismissioni del patrimonio; alla Calabria l’eccessivo rilievo attribuito al blocco delle assunzioni; alla Sardegna e alla Sicilia, la mancata copertura del deficit nell’ambito del bilancio regionale. «Il governo s’era impegnato a valutare il rispetto del patto di stabilità per l’intero comparto delle Regioni, e non singolarmente», ribatte Maria Fortuna Incostante, assessore della Campania. Giovanni Pace, presidente dell’Abruzzo, è comunque fiducioso che «sarà trovata una soluzione per non perdere questi fondi». E Francesco Storace, “governatore” del Lazio, è naturalmente soddisfatto per aver rispettato gli impegni, ma pone al governo due problemi: «Non ci soddisfano i parametri di ripartizione dei fondi per il 2003, e c’è la questione dell’ospedale Bambin Gesù: rientra in un accordo Italia-Santa Sede, costa 132 milioni di euro l’anno, e non vedo perché debba pagarli la Regione Lazio».

Intanto emerge che aumenta la spesa per i farmaci a carico dei cittadini: +2,4% nel 2002 e +5,3% quest’anno. Lo assicura una ricerca di Cergas e Bocconi.

NANDO TASCIOTTI

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