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An e Udc: voglia di regolare i conti con la Lega

Il sottosegretario centrista Baccini lancia il sasso: "Ridiscutere tutti gli accordi con Bossi e Berlusconi". Il Senatùr: "Chi non sta con noi perde". ...Non mi piacciono più i riti delle cene del lunedì ad Arcore'', dice chiaro e tondo Storace....

ROMA - Follini: “Il nostro voto vale doppio”.

Baccini: “Ridiscutere l’alleanza con la Lega”.

Storace: “Basta coi lunedì di Arcore, la destra sociale dice stop”. Fra centristi, molta parte di An da un lato, Lega dall’altro, resta alta la voglia di un regolamento di conti. La vicenda Rai, con l’intesa di via del Plebiscito poi tornata in alto mare, ha fatto da catalizzatore di una crisi strisciante fra i tre partner di governo. Con An e centristi che rimproverano a Berlusconi di essere troppo acquiescente ai desideri di Bossi, e il Senatùr che continua a utilizzare con un certo successo il suo peso determinante in molti collegi del Nord per garantirsi risultati considerati - dagli alleati - assolutamente inadeguati all’effettiva consistenza elettorale del Carroccio. ”Il governo è tranquillo, non c’è il minimo dubbio - smorza il leader del Carroccio in un comizio a Forlì - Prima c’era l’asse Bossi-Tremonti. Adesso è diventato l’ asse Bossi-Berlusconi. Va bene. Prendo atto che io ci sono sempre….Vuol dire una cosa: vince le elezioni in questo Paese chi fa l’ accordo con la Lega”.

Intanto però dopo Tabacci e Volonté, sono ora il leader nazionale Marco Follini e il plenipotenziario laziale dell’Udc, il sottosegretario agli esteri Mario Baccini, a chiedere alla maggioranza di ridiscutere da cima a fondo i patti con la Lega che diedero vita alla Casa delle libertà. ”Questa alleanza con la Lega deve essere messa all’ordine del giorno dell’agenda politica a livello nazionale”, dice Baccini che oggi ha aperto il primo congresso regionale dell’Udc laziale. Taglia corto Follini: ”Rivendichiamo il peso dei nostri voti, delle nostre idee e anche della posizione di frontiera su cui siamo attestati. Posizione in cui il voto vale per due”.

Follini parla chiaro e dà la linea a tutto il partito. Finora aveva lasciato che ad attaccare fossero i pasdaran centristi. Oggi, invece, ufficializza che dietro le bordate di Tabacci e Volontè esiste una solidità di intenti a tutti i livelli del partito. ”Segnalo espressamente ai nostri alleati - prosegue Follini - che più cresce l’Udc e più crescono le possibilità di vittoria della Casa delle libertà”. Un messaggio a Berlusconi, quasi a dire che la lega è un po’ sopravvalutata. Ma anche un preciso messaggio al senatur: col partito di Bossi, dice, ”c’è alleanza e anche qualche controversia. Tengo ferma l’ alleanza, ma non rinuncio alla controversia”.

”La Lega - attacca Baccini - non può ricattare tutti i giorni Berlusconi, tirarlo per la giacca col risultato che il presidente del Consiglio chiede a noi e ad Alleanza nazionale di stare buoni, perché altrimenti si rischia di creare una crisi di governo”. E cita alcuni episodi per restituire il clima che si respira nella maggioranza. L’Udc non può ad esempio accettare, dice Baccini, all’indomani della Finanziaria ”manifesti leghisti a Milano della Lega con su scritto ‘Milano batte Roma 25 a zero’ perché la Lega sta scegliendo una strada che noi non comprendiamo”. Baccini chiede espressamente di rinegoziare l’accordo di governo: ”Oggi il nostro impegno - spiega - è in due ministeri importanti ma non essenziali. A nostro parere noi possiamo impegnarci di più. Noi chiediamo niente di più di quello che ci spetta”.

Ma la partita della Rai resta centrale. Come Veltroni e Storace, anche Baccini e l’Udc temono che un disimpegno anche parziale di viale Mazzini dalla Capitale possa avere pesanti riopercissioni economiche e occupazionali. L’Udc non può accettare ”una politica che sta penalizzando e sta facendo morire anche la nostra città. Abbiamo perso con Malpensa l’aeroporto di Fiumicino. I voli intercontinentali sono stati spostati a Milano. Oggi, con la Rai, un altro scippo a questa città. Inoltre - ha aggiunto - sentiamo che probabilmente la Telecom dovrà spostare a Milano le sue strutture, con la perdita di almeno 20 mila posti di lavoro a Roma e nel Lazio”. ”La politica - conclude Baccini - ha difficoltà a spiegare alla gente del perché tutto ciò avviene in ragione di questa alleanza nazionale”.

Musica per le orecchie di Francesco Storace, il governatore del Lazio che non ha mai mancato di criticare le scelte compiute dal premier e dall’alleanza in nome della ragion leghista. ”Io sono più fortunato di Berlusconi perché sto nel Lazio dove la Lega non c’è. Però, non è tollerabile questo andazzo perché rischia di alimentare un clima che a me non piace. Non mi piacciono più i riti delle cene del lunedì ad Arcore”, dice chiaro e tondo Storace.

Storace ha anticipato che il ”il 9 marzo con il ministro Alemanno riuniremo la destra sociale anche per una riflessione sul ruolo di An nel governo, per capire quanto ancora bisogna sopportarsi”. Quella dell’alleanza con la Lega, continua Storace, ”è una partita che non so quanto valga la pena di giocare. La Lega non capisce che questa è una coalizione. Non si possono ripercorrere vecchie strade”.

Tornando sulla questione della Rai, Storace ha parlato di ‘’scippo”. Se la Rai - ha spiegato - avesse fatto un altro ragionamento (’noi abbiamo questa idea, spostare a Milano però intendiamo investire su Roma’), allora uno fa i conti e cerca di capire. Non si fa una cosa prepotente come quella che si è tentata di fare”.

(1 MARZO 2003; ORE 13:09, aggiornato alle ore 20:00)Il Nuovo

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