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Benevento: MANIFESTAZIONE DI AN IN CITTÀ

Addio a veleni e vendette, il ministro Maurizio Gasparri trova un partito che non vede l’ora di lanciare la sfida elettorale. Il ministro sbarca nel feudo di An, il fortino del centro destra che qui ha conquistato alle ultime politiche quattro parlamentari, continuando a governare la città con un sindaco del partito.

PIERLUIGI MELILLO
da Il Mattino 2.3.2003

Ma il «caso» Capezzone non è stato ancora archiviato. E nemmeno Gasparri può sottrarsi alle attese del popolo di An.

«L’ho detto appena ho messo piede a Benevento - spiega Gasparri nell’affollatissima sala dell’hotel President - e lo ripeto: Capezzone è una risorsa che deve essere al servizio del partito ma anche della comunità. Ora, però, lavoriamo nel partito per una convergenza delle forze».

Il ministro, rispondendo alle domande dei giornalisti, aveva già affrontato il «caso» che ha diviso An negli ultimi tempi a Benevento. «Sia chiaro - aveva osservato Gasparri - tocca a chi ha la responsabilità istituzionale di compiere delle scelte, ma Capezzone è il simbolo di una presenza di qualità in questa città. Adesso spero che An confermi queste posizioni raggiunte negli ultimi anni nel Sannio, continuando il percorso di cambiamento: qui il partito non può essere considerato una rivelazione».

Gasparri ha lanciato un appello all’unità del partito in vista della sfida per le provinciali. E senza imbarazzo, dal palco, il sindaco Sandro D’Alessandro ha ammesso che il congresso provinciale «ha lasciato delle lacerazioni», ma «ora ritroviamo un’unità d’intenti: questa - ha aggiunto - è un’isola felice tra la Provincia e la Regione governate dal centro sinistra, dobbiamo essere protagonisti come destra di governo anche a livello provinciale». Nessun cenno alla vicenda Capezzone, ma è stato l’ex assessore all’Urbanistica a parlare a muso duro della sua vicenda, cancellando ogni imbarazzo. «Negli ultimi tempi, purtroppo - ha affermato il presidente provinciale di An - la destra è stata protagonista in negativo. La mia vicenda personale l’ho rimossa dalla mia memoria, è una storia che appartiene al mondo dell’ipocrisia». Capezzone ha poi chiamato «alla mobilitazione» le truppe di An verso le elezioni. «Questo centro sinistra, che non ha proposto un modello di sviluppo, si può battere, ma non dobbiamo commettere l’errore di confondere il linguaggio amministrativo con quello politico altrimenti la gente non ci seguirà».

Ma è stato il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli, ad esaltare la folta platea della destra, con un intervento appassionato. L’ex sindaco s’è infervorato, attaccando duramente il centro sinistra che «è vile se resta in silenzio quando si propone di dirottare migliaia di persone nei centri delle zone interne. Noi diciamo un secco no. Vogliamo prima i servizi e poi le persone. Il Sannio è stato in passato Ducato e Principato longobardo. E possiamo tornare ad esserlo, dialogando con Avellino e Salerno per formare una macro area nella Regione Campania».

Viespoli ha lanciato ampi e chiari segnali di distensione al presidente provinciale, Capezzone. «Ha ragione lui - ha detto chiaramente il sottosegretario rivolgendosi all’ex assessore - quando afferma che bisogna lasciare i segni dell’esperienza amministrativa. Ma sono convinto che questa giunta sarà capace di continuare a compiere fatti concreti».

Il sottosegretario ha rivolto un monito alle forze della Casa delle libertà in vista delle prossime provinciali. «L’alleanza vince quando interpreta il cambiamento. E io sono pronto ad impegnarmi, a scendere in campo. Ma voglio le motivazioni forti come quando nel 2001 ribaltammo i sondaggi elettorali che ci davano per perdenti».

Il ministro Gasparri ha chiuso la manifestazione di An con un intervento che ha toccato i temi d’attualità della politica nazionale, tracciando un bilancio dell’attività di governo. Per nulla sorpreso dalla massiccia partecipazione di militanti e simpatizzanti nella sala del President, Gasparri ha sollecitato i vertici del partito a «continuare nell’attività sul territorio. Ricordiamoci - ha sostenuto il ministro - che i governi passano ma il partito resta».

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