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Nania - federalismo: altro che Bossi è ....

BARI - Altro che Bossi, è stato il centrosinistra, con il suo decreto sul federalismo approvato con quattro voti in più e alla fine della legislatura, ad aprire la strada al secessionismo. E' questa la tesi di Domenico Nania, capogruppo di An al Senato, che ieri a Bari ha partecipato ad un incontro su «federalismo e presidenzialismo», promosso da «Nuova alleanza», componente di Alleanza nazionale, con l'on. Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce, il sen. Ettore Bucciero e dal responsabile nazionale del dipartimento Immagine di An, Luciano Bonocore.

Per il senatore di An, «la riforma federalista dell’Ulivo è secessionista, mentre quella di Bossi è unitaria». «Il primo delitto, quello principale, compiuto dall’Ulivo - ha detto Nania - è stato di aver cancellato il riferimento del vecchio articolo 117 della Costituzione alla difesa dell’interesse nazionale da parte delle Regioni quando fanno le leggi, e questa è una norma che deve essere immediatamente reintrodotta e già c’è un’intesa in linea di massima tra le forze della Casa delle Libertà su questo versante».

Il sen. Nania ha aggiunto che poi si è pensato di prevedere «all’art.116 terzo comma della Costituzione la possibilità che ci siano Regioni di serie A e Regioni di serie B». «Cioè si consente alla Regione che ne fa richiesta - ha detto Nania - di appropriarsi di alcune materie che sono elencate nel terzo comma dell’art.117 che riguarda la legislazione concorrente, con una procedura di ricorso alla semplice legge ordinaria del Parlamento».

Questo perché - ha spiegato Nania - solo le regioni ricche potranno richiedere maggiori competenze avendo le possibilità economiche di finanziarle. Così l’Ulivo ha favorito Formigoni e il Veneto e non le regioni meno ricche del Sud. Invece la riforma di Bossi attribuisce a tutte le Regioni contemporaneamente le competenze, facendo scattare il fondo perequativo.

«Lo Stato - ha concluso - diventa un soggetto di riequilibrio: aiuta chi rimane indietro».

Adriana Poli Bortone ha rivendicato ad An ora, e prima al Msi, la primogenitura su temi, quali presidenzialismo, elezione diretta dei sindaci, che ora sono patrimoni comune. In questo senso, ha posto con forza l’esigenza che questi temi, tipici della destra, ridiventino centrali nella politica di An. Ha aggiunto che «in termini percentuali il partito è sottorappresentato» e perciò occorre rilanciare con forza i temi della famiglia, della patria, del lavoro e del merito.

mic. coz. dalla Gazzetta del Mezzogiorno 22.3.2003

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