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Il pronunciamento di Gianfranco Fini

"Dal manifesto di ieri 18 maggio" «La magistratura sta condizionando la vita politica». Fini chiama alle armi gli elettori contro «i magistrati non imparziali»

ANDREA COLOMBO

Alla fine anche il prudente vicepremier Fini rompe gli indugi e si schiera apertamente a fianco del premier contro il giudici. «Alcune iniziative della magistratura - dice da Agrigento - stanno condizionando la vita politica del paese». Fini, come d’obbligo i questi casi, specifica che solo «una minoranza esigua di magistrati, le cosiddette `toghe rosse’, agisce con una logica non imparziale». Poi però chiama alle armi l’elettorato di centrodestra: «Mi auguro che gli elettori, se intendono dare una connotazione politica al voto, tengano contro anche dell’azione della magistratura». Sinora un appello a sconfiggere la magistratura nelle urne non era arrivato neppure da Silvio Berlusconi.

Il capo di An torna anche sui due nodi del lodo Maccanico e dell’immunità parlamentare. Nessun problema sul primo: «Lo stralcio della posizione di Berlusconi dal processo Sme ne conferma la necessità». Sull’immunità, invece, arriva una ulteriore apertura, a riprova del successo ottenuto dal premier con le sue pressioni delle ultime settimane.

«Se ne può discutere - ripete Fini - senza demonizzazioni e senza cercare di garantire privilegi che non avrebbero senso». Subito dopo, però, chiarisce di cosa si possa discuteere: delle «modalità per garantire l’autonomia del potere legislativo rispetto a quello giudiziario, senza scandalizzarsi per questo. Gli europarlamentari godono di una immunità che i parlamentari nazionali italiani non hanno più da 10 anni».

Difficile equivocare. E’ vero che, per accontentare il suo elettorato, il leader di An conferma ogni volta che ne ha l’occasione di non voler tornare indietro di 10 anni e di aborrire ogni forma di impunità. Nel concreto però le sue progressive aperture spalancano i cancelli al ripristino dell’immunità, magari in forma appena attenuata rispetto alla versione abolita nel ‘93. Non a caso, del resto, esprime immediato sostegno alle parole del vicepremier il ministro Buttiglione, esponente di quella Udc che, come An, è più che sospetta di frondismo: «L’affermazione di Fini è talmente vera da sembrare addirittura banale». Va bene la fronda, ma non al punto di pestare i calli sul serio all’onnipotente Cavaliere.

Prima ancora che dai leader politici, la risposta all’affondo di Fini è arrivato dalla magistratura. «Anche il vicepremier, che pure guida un partito in cui forte dovrebbe essere il senso dello stato - ribatte Armando Spataro - sente il bisogno di allinearsi alle strumentali accuse rivolte alla magistratura». Spataro invita quindi l’Anm a «portare al più presto di fronte all’attenzione della comunità internazionale l’anomalia della situazione italiana». Botta e risposta. «Che sia un magistrato a commentare le mie affermazioni è la dimostrazione che ho ragione: c’è qualcuno che fa politica», risponde Fini.

Per la verità, oltre a Spataro e alla stessa Anm, tutto l’Ulivo ha risposto a Fini. Non solo respingendo le accuse rivote ai togati, ma soprattutto confermando l’indisponibilità a una trattativa sull’immunità parlamentare. Il suo ripristino, taglia corto Massimo D’Alema, «trasformerebbe il parlmento in un refugium peccatorum». E’ un no pesante, perché Fini, a differenza di Berlusconi, mira proprio a coinvolgere l’opposizione nel ripristino dell’immunità, e anche per questo insiste per resuscitarla sì, ma in forma soffice.

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