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D'Alema promuove le liste dell'Ulivo per l'Europa

ROMA - Quella di una lista unica dell'Ulivo per le Europee del 2004 è una strada piena di incognite ma percorribile. Il presidente dei Ds Massimo D'Alema sposa la proposta di Romano Prodi, pensa a una casa riformista europea, ma mette in guardia dalle boutade. "La prova del budino è nel mangiarlo, non nel discuterne".(segue)

Per il presidente dei Ds, la proposta di Romano Prodi è “seria”. “Ma queste non sono iniziative che si lanciano con interviste a fine luglio”. Ma La Margherita sente puzza di egemonia Ds: “Non moriremo socialisti”.

Come a dire che il progetto “è serio” ma soltanto se si decide come realizzarlo. La stoccata all’attuale presidente della Commissione europea è chiara. “Io - spiega il presidente dei Ds in un’intervista al Corriere della Sera - ritengo le considerazioni di Prodi talmente importanti che sono abbastanza stupito per il modo in cui sono state proposte. Il rilievo è tale che avrebbe meritato una trattazione diversa: non la sensazione di una battuta estiva ma una preparazione tale da poter arrivare a un processo decisionale reale. Non si fa un’operazione di questa portata con quattro interviste a fine luglio”.

E di calendari D’Alema è disposto a parlare anche subito. “Entro ottobre - afferma - facciamo l’annunciata convenzione dell’Ulivo, avviamo un confronto programmatico, politico, in modo aperto alla società civile e ai movimenti, a Rifondazione, perché non possono essere quattro colonnelli a discutere di un progetto del genere. Ed evitiamo giochetti perché altrimenti non arriveremo da nessuna parte. Il rischio è tornare alla contrapposizione tra Ulivo e partiti: disastrosa”.

Secondo il presidente dei Ds, tuttavia, le incognite da risolvere sono almeno due. In primo luogo le componenti che dovrebbero far parte della lista unica dell’Ulivo. “Se intendiamo una lista alla quale devono aderire tutti i partiti e i movimenti dell’Ulivo - spiega D’Alema - già non sarebbe possibile, visto che formazioni come Verdi, Comunisti italiani, Udeur hanno annunciato la loro contrarietà. Io non voglio escludere nessuno, ma un simile progetto non può essere precluso a chi è disponibile e in primo luogo alle forze maggiori. Penso insomma a qualcosa che va ben oltre il mero cartello elettorale”.

Ma D’Alema vede anche un altro problema che, a suo guidizio, può essere risolto soltanto se affrontato in chiave europea: “E’ impensabile - sostiene che si costruisca un’operazione di questa portata e poi, all’indomani delle elezioni, quelli che vi partecipano si spargano in tre gruppi parlamentari europei. Un’operazione di questo tipo non può che guardare a un rinnovato polo socialista e riformista. Certo sarebbe sbagliato proporre agli altri partners di questo processo, agli amici della Margherita, di diventare socialisti, ma si potrebbe pensare, essendoci un anno di tempo, di aprire un discorso con le forze del socialismo europeo per allargare il polo riformista”.

Tutto questo, però, secondo il presidente della Quercia, può avere senso soltanto se costruito attorno a un leader. E ancora una volta D’Alema chiama in causa Romano Prodi, che pure ha già detto di voler concludere il suo mandato come presidente della Commissione Europea e ieri ha ribadito di non sapere se si candiderà alle politiche, invitandolo ad assumersi la responsabilità della proposta lanciata. “Operazioni così - afferma - si fanno intorno a un leader e io mi immagino che, ovviamente, se un’operazione di questo tipo si fa, chi la propone si metta alla testa. Altrimenti la gente non capirebbe”.

Nell’Ulivo le parole di D’Alema colpiscono e dividono. “A qualcuno può non piacere lo stile, ma quello che conta è la sostanza”, dice l’iperprodiano Arturo Parisi. “Non fosse altro - precisa Parisi - per il chiaro riconoscimento che il progetto di Romano Prodi è ineluttabile. Credo che l’intervista di D’Alema vada approfondita”.

Ma la Margherita sente già odore di una egemonia diessina che la lista unica prodiana sancirebbe definitivamente. Così mette le mani avanti con grande chiarezza. “Quella di D’Alema è un’idea interessante dal suo punto di vista, quando esprime l’opinione che la lista unica deve farci entrare tutti nel Pse. Peccato che una buona parte di noi non ha nessun interesse a voler morire socialisti”, scherza Beppe Fioroni dell’esecutivo dei centristi dell’Ulivo. “Infine - conclude Fioroni - un’altra cosa che mi ha colpito di questa intervista è che alcuni nostri personaggi, significativi e importanti come Letta, forse non hanno bisogno di cercarsi altri padri. E’ singolare questa tentazione di volersi affiliare anche Letta dopo averne ripudiato un padre”. In poche parole: inutile cercare di arruolare prodiani alla propria causa quando si è cercato di cancellarne il padre ispitatore.

PIù prudente il coordinatore della Margherita Dario Franceschini: “L’intervista di D’Alema è un passo avanti non una frenata sul progetto lanciato da Romano Prodi per le europee - dice Franceschini - il rischio di questa vicenda era che si consumasse in alcuni giorni in molti sì di maniera: io credo che dobbiamo provarci veramente, non limitarci a dire è una bella idea difficile da realizzare”.

Il sospetto della Margherita non è evidentemente mal posto visto che il diessino Angius, nel ribedire il suo no alla proposta di Prodi, fa anche sapere che “il primo partito della coalizione” non si fa imporre le idee dagli altri. Romano Prodi “é un candidato, non il dominus”, taglia corto il capogruppo della Quercia al Senato. “Le proposte - dice in un’ intervista all’Espresso - si possono discutere, si devono discutere con senso della realtà e spirito unitario. Senza dimenticare che siamo il primo partito della coalizione. Così hanno deciso gli elettori. E non ci facciamo imporre le idee degli altri”.

Secondo Angius la lista unica per le europee non va, per diversi motivi. Innanzitutto perché sarebbe preparata attraverso decisioni verticistiche dei partiti: “Mi pare di rivedere un brutto film: trattative, candidature, teste di lista da spartire. Bel risultato: l’ opposto di quello che si vorrebbe raggiungere”. Poi perché ci sarebbe il problema della collocazione degli eletti: “Gli ulivisti in Europa - ricorda Angius - sono sparsi in gruppi diversi: popolari, socialisti, liberali, verdi. Una volta eletti, questi deputati a quale gruppo si iscriverebbero?”.

L’Udeur ironizza: “Se devo applicare le categorie dell’analisi politologica tipiche della prima Repubblica, che sono sempre esatte, secondo me il ragionamento che fa D’Alema nella sua intervista è un modo per dire di no alla proposta Prodi”, dicePino Pisicchio.

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