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D'Alema: "Non c'è scandalo se nascerà la Turco-Fini"

I Ds: "C'è la maggioranza per il diritto di voto agli extracomunitari". Possibile un'intesa bipartisan su un testo comune con An. "Basta parlare, ora i fatti".

ROMA - In attesa di conoscere finalmente nel dettaglio la proposta di Alleanza Nazionale, i Democratici di sinistra ricordano all’opinione pubblica che loro una legge che propone il voto agli immigrati l’hanno già presentata da oltre due anni. Ma nell’occasione fanno anche capire che, se ci sarà convergenza nel merito con quanto ipotizzerà il testo del partito di Gianfranco Fini, un’intesa bipartisan in Parlamento è tutt’altro che impossibile. Sintetizza con una battura D’Alema: “Non c’è niente di scandaloso se alla fine nascesse una legge Turco-Fini”.

D’Alema lo dice rivendicando (“con orgoglio e per amore della verità, ma senza arroganza”) che l’idea di estendere agli stranieri che vivono in Italia diritti civili come quello elettorale l’ha già messa nero su bianco proprio Livia Turco nell’agosto del 2001. “Lo sottolineo non per polemizzare con una proposta della destra che ancora non è nota, - spiega il presidente diessino - ma per far capire che per noi chi affronta ora questo tema sfonda una porta aperta”.

La proposta diessina di modifica costituzionale prevede nel dettaglio che lo straniero residente in Italia possa accedere all’elettorato attivo e passivo dopo cinque anni. E gli consente sia la possibilità di aderire a petizioni popolari, sia quello di svolgere lavori nel pubblico impiego nell’ambito dei servizi sociali e sanitari. “Una proposta - spiega Livia Turco - che noi vedemmo a suo tempo osteggiata con vigore paradossalmente più da An che dalla Lega. E che va nel senso dell’integrazione. Cosa che non si può certo dire della legge Bossi-Fini che ora regola l’immigrazione nel nostro paese”.

Ancora D’Alema ci tiene poi a sottolineare che, pur nel doveroso rispetto di un pdl di cui ancora non si conoscono i dettagli, l’idea di distinguere far elettorato passivo e attivo non è accettabile. “Non conosciamo ancora il testo di An - spiega l’ex premier - ma è chiaro che pensare di inserire nella nostra costituzione una norma che concede solo la metà dei diritti elettorali sarebbe uno sfregio, un obbrobrio. Istituzionalizzerebbe la grottesca figura del cittadino di serie b”.

Per la Quercia è altresì improponibile l’ipotesi circolata negli ultimi giorni di porre una soglia di reddito per poter accedere alle urne. Mentre invece sarebbe auspicabile che si andasse oltre il progetto ventilato. “Io faccio appello all’onorevole Fini - aggiunge in proposito sempre D’Alema - affinché coerentemente a questa sua proposta ripristini, come del resto hanno chiesto con forza i presidenti delle regioni, l’assistenza sanitaria pubblica per gli extracomunitari e estenda l’assegno di maternità previsto dalla prossima finanziaria anche alle donne straniere”.

I Ds hanno anche spiegato come intendono sollecitare l’iter parlamentare delle norme su cui si è aperto un dibattito così vivace. “Oggi l’Ufficio di presidenza della Commissione Affari Costituzionali della Camera - spiega il capogruppo nella stessa Carlo Leoni - stabilirà il calendario dei lavori a breve termine. E in quella sede chiederemo che la nostra proposta di legge venga inserita in quota ai provvedimenti che spettano alla minoranza. Se poi la proposta di Fini sarà omogenea potremo anche accorparle”.

Per quello che riguarda i tempi complessivi di una riforma che è comunque costituzionale e che richiede quindi una doppia lettura sia di Camere che Senato, la Quercia punta a fare in fretta. L’ambizione spiega Gavino Angius - è di avere un primo sì di Montecitorio entro la fine di quest’anno. “Mi sembra logico e auspicabile - aggiunge D’Alema - lavorare perché il voto agli immigrati sia legge dello Stato prima delle amministrative del 2005”.

(16 OTTOBRE 2003; ORE 14:00)

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