Questo sito contribuisce alla audience di

An minaccia di bloccare l'iter delle riforme

Bossi contro la Chiesa, Fini incalza il premier «Senatùr oltre la decenza, intervenga il presidente del consiglio». Il leader leghista: «Trasecolo». ROMA - Prima l’articolo su La Padania contro il Papa che parla in dialetto romanesco, poi lo stesso leader della Lega che a testa bassa attacca i cardinali «che parlano in nome del dio denaro» e chiede di togliere l’8 per mille alla Chiesa. Per Alleanza nazionale la misura è colma e Gianfranco Fini reagisce duramente: «Bossi ha superato il limite della decenza, i suoi sproloqui sono offensivi». Il vicepremier non ne può più delle provocazioni leghiste e lo dice chiaro e tondo al presidente del Consiglio perché «ne tragga le necessarie conseguenze prima che sia troppo tardi». Un ultimatum, una minaccia che fa tremare le mura della Casa delle Libertà e mette a rischio innanzitutto le riforme. Lo dice senza peli sulla lingua il capogruppo di An al Senato, Domenico Nania, ma Bossi non pare impressionato: «Se queste polemiche sono un modo per dire che vogliono votare no, a noi va benissimo... La storia farà la sua strada».

AN E UDC - Il vicepremier ha davvero perso la pazienza e non è più disposto a ingoiare le intemperanze del Carroccio: «La nostra lealtà verso Berlusconi e la coalizione di governo non può essere scambiata per compiacenza o indifferenza. La nostra coscienza di italiani e di cattolici ci impedisce di barattare i valori in cui crediamo con un presunto interesse politico». Fini avvisa Berlusconi: gli alleati sono esasperati e lui deve trarne le conseguenze «prima che sia troppo tardi». Insomma, dicono in via della Scrofa, o il premier zittisce la Lega o potrà accadere di tutto. Un primo assaggio lo si avrà domani al Senato, quando l’Aula ricomincerà l’esame delle riforme: se Bossi non la pianta, minaccia il capogruppo di An Domenico Nania, potremmo non partecipare alle votazioni. Anche l’Udc è su tutte le furie: «Il problema non è sottrarre risorse alla Chiesa ma restituire il senno a Bossi», dice secco Marco Follini.
FORZA ITALIA - Palazzo Chigi tace, in compenso a via dell’Umiltà si affannano a sedare gli animi. «Perché drammatizzare e strumentalizzare sempre le parole di Bossi?», chiede Claudio Scajola, convinto che quella della Lega sia solo una «pasquinata alla lumbard» che non mette in discussione i valori che la Chiesa tutela e che sono un punto di riferimento per tutta la CdL e il governo. Opinione condivisa da Renato Schifani: è il solito teatrino della politica, dice il capogruppo al Senato, «per fortuna che c’è San Silvio da Arcore che pensa a risolvere i problemi».

L’OPPOSIZIONE - Ma l’opposizione non è affatto convinta delle capacità persuasive del premier: «Berlusconi non è in grado di zittire Bossi», dice Rutelli, perciò il centrosinistra chiede almeno ad An e Udc di prendere posizione. «I Ds sono sdegnati e stupiti che la destra confermi Bossi come ministro della Repubblica», spiega il coordinatore della segreteria Vannino Chiti. I radicali, invece, parlano di «chiacchiere»: «Se Bossi vuole per una volta mordere, oltre che abbaiare, potrebbe chiedere di rivedere la quota dell’8 per mille, ormai del tutto sproporzionata alle finalità della legge»

LA LEGA CONTRATTACCA - La bufera non pare preoccupare Bossi, che «trasecola» davanti alle polemiche scatenate dalle sue affermazioni sulla Chiesa e sulla Prima Repubblica: «Ho ribadito che sono per la chiesa povera, la chiesa vicina ai popoli, e contro la chiesa mondialista, dei Marcinkus, della P2 e della Parmalat». Poi lancia una stoccata a Fini: «Probabilmente gli dà fastidio che andiamo alle amministrative da soli. Se le polemiche sono un modo per dire che vogliono votare no alle riforme a noi andrebbe benissimo… La storia farà la sua strada».

Livia Michilli

1 marzo 2004

Ultimi interventi

Vedi tutti