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IL RETROSCENA "la devolution"

da Il Mattino CLAUDIO SARDO Roma. L'altra notte, dopo il vertice dei leader del Ppe, Silvio Berlusconi ha incrociato Francesco Storace nella hall dell'hotel Conrad di Bruxelles. «Caro Francesco - gli ha detto - non dovete ostacolare la devolution. La riforma può essere migliorata, ma farla fallire non è vostro interesse. Se non passa la devolution, la Lega uscirà dal governo e andremo tutti a casa. Anche voi». Ancora Berlusconi non aveva licenziato la nota in cui si fa garante del varo della devolution entro la fine della legislatura, condizione per ottenere il sostegno della Lega nei ballottaggi. Ma tra gli alleati tutti sapevano che il premier avrebbe lanciato il segnale, atteso dai leghisti. E Storace, che dentro An è il paladino dell'anti-leghismo, ha assicurato Berlusconi che nessuno nel suo partito rema contro il governo. Ieri, comunque, la nota del premier e l’immediata risposta della Lega hanno irritato Gianfranco Fini. Era stato lui ad aprire di nuovo la verifica, chiedendo una nuova squadra e un nuovo programma, e il primo atto di Berlusconi è stato un messaggio d'amore alla Lega. Fini è pressato all'interno del suo partito: l'ala sociale di Alemanno e Storace, vincitrice della battaglia delle preferenze alle europee, chiede più spazio e correttivi più robusti alla politica economica e alle riforme. Ma l'esser partito per primo può aver dato a Fini, ancora una volta, uno svantaggio tattico. Molto più prudente è invece l'Udc. Ieri pomeriggio, il premier ha telefonato a Marco Follini. È stato il primo contatto dopo le elezioni. I due hanno fissato un appuntamento per martedì. Ma Follini continua a non fare alcun cenno al rimpasto. Anzi, sta addirittura meditando se lasciare il seggio di Montecitorio per quello di Strasburgo (che è incompatibile con la carica di ministro). Tempo fa, fu Berlusconi a chiedere a Follini di entrare al governo. Ora l'Udc prepara la sua offensiva sul Dpef, il piano fiscale e, ovviamente, sulle riforme costituzionali, dove non sembra intenzionata a fare sconti alla Lega. Berlusconi è preccupato. Se Fini minaccia l'appoggio esterno come misura estrema, nel caso le richieste di An fossero ancora una volta inascoltate, il premier qualche volta si sfoga con i suoi, dicendo che è pronto a lasciare tutto e tornare al lavoro d'imprenditore. Sono i tempi a rendere i problemi sempre più complicati. Giulio Tremonti deve presentare all’Ecofin del 5 luglio un piano di tagli, sufficiente per far rientrare il deficit sotto il 3% del Pil. E la Lega pretende che la devolution approdi in aula subito dopo i ballottaggi. Se la Camera non approverà la riforma entro settembre, ha ripetuto Calderoli a Berlusconi ieri al telefono, salteranno tutti i piani. Compreso quello, tanto caro a Umberto Bossi, di rinviare le regionali dal 2005 al 2006. Obiettivo condiviso da Berlusconi, ma molto arduo. Sul punto Storace ha detto: «Le elezioni si possono rinviare solo con il consenso di tutti». Ma il centrosinistra non ci sta.

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