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Gasparri: An fa sul serio e Silvio lo sa, rimpasto non è una par

ROMA - Ministro Gasparri, di nuovo la verifica... Non temete che finisca come le altre volte, cioè con un nulla di fatto? «Far evaporare di nuovo tutto sarebbe un grave errore». Che cosa fareste in questo caso? «Lasciare che non accada niente è un lusso che non ci possiamo permettere per la credibilità del nostro partito». Quindi, siete anche disposti a uscire dal governo, limitandovi all’appoggio esterno? AN, CONVOCATA L’ASSEMBLEA NAZIONALE AN HA LE CARTE IN REGOLA PER CONTARE DI PIU'








«Non voglio prendere nemmeno in considerazione l’ipotesi che anche questa volta non via sia un epilogo. Io fui il primo a dire, a gennaio, che se An era un partito serio, che non teneva ai posti, poteva anche decidere per l’appoggio esterno. Ma penso che ormai Berlusconi capisca quali sono le questioni poste da An perché abbiamo gli archivi pieni di proposte, a cui però mancano le soluzioni. Ora compete a lui dare il via alla ripartenza della coalizione».
Lei parla così, ma finora il premier non sembrerebbe intenzionato a procedere in questa direzione .
«In queste elezioni Forza Italia ha pagato un prezzo, in alcune zone come il Sud anche significativo, e penso che pure loro debbano farsi delle domande sul risultato ottenuto, debbano riflettere sui numeri».
Ma che cosa vuole An, che Tremonti venga «rimpastato»?
«Noi non facciamo questioni personali, come non poniamo un problema di leadership di Berlusconi. La verifica, o come la vogliamo chiamare, deve servire a inaugurare una stagione di collegialità che non sempre c’è stata. E la collegialità serve per correggere determinate politiche, per introdurre nuove proposte…».
Con un rimpasto?
«Rimpasto non è una parolaccia, ma è un problema accessorio. Ora quello che ci interessa è ridiscutere insieme le linee di politica economica, per esempio. E in questo senso occorre agire in tempi rapidi: l’Ecofin del 5 luglio ci pone tutti davanti a una scadenza precisa».
Politica economica, ma le risorse sono quelle che sono.. .
«E’ vero, immagino che siano limitate. Di lì, comunque, dobbiamo partire per decidere tutti insieme quale riforma fiscale fare. Poi c’è un problema che riguarda i parametri europei».
Ossia?
«Il patto di stabilità va ridiscusso. In molti hanno sforato, noi no, ma bisogna affrontare il capitolo delle spese per le infrastrutture».
An come la Dc? E’ questa la vostra idea, allargare i cordoni della borsa?
«Noi non siamo dei vetero-statalisti che vogliono allargare la spesa pubblica secondo un’antica consuetudine».
Però, come ai tempi della prima Repubblica, vorreste ripristinare un ministero per il Mezzogiorno?
«Non sono gli strumenti che ci interessano, lo ripeto. Sul Sud, io credo, per esempio, che ci sia stato un problema di comunicazione, non è emerso bene tutto quello che ha fatto questo governo per il Mezzogiorno. Poi c’è il problema della 488, la legge per gli incentivi alle imprese del Sud. E’ giusto rafforzare i controlli per capire come vengono spesi questi soldi, ma sarebbe sbagliato rimettere in discussione quel provvedimento».
Venendo ad An. Gianni Alemanno alle Europee ha avuto un buon successo e più voti di lei. Ora si dice che il partito si sposterà sulle posizioni del ministro dell’Agricoltura.
«Questa è una lettura parziale. Io ho avuto oltre 203 mila voti e sono stato tra i dieci candidati più votati d’Italia. Con Alemanno mi sono congratulato subito. E’ chiaro comunque che il ministero dell’Agricoltura è più funzionale all’organizzazione produttiva del Sud di quello delle Comunicazioni. E comunque vorrei ricordare che nel ’99 la componente mia e di La Russa, Destra protagonista, non ha avuto nessun eletto. In queste Europee, invece, ne abbiamo avuti due».
Intanto i giornali scrivono che la linea Alemanno avrà il sopravvento nel partito .
«Destra protagonista dal congresso di Bologna, mettendo in secondo piano la sua consistenza percentuale, ha accolto, con sincerità e lealtà, la linea di gestione unitaria proposta da Fini. Adesso non si devono trarre conseguenze superficiali e frettolose che determinerebbero la fine di quel clima unitario. Ma penso che Gianfranco abbia la consapevolezza che quel metodo si è rivelato fruttuoso e che altre strade si rivelerebbero infruttuose e rovinerebbero il clima nel partito».

Maria Teresa Meli


Politica

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