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Aborto farmacologico: sempre omicidio è, ma quanti sono i morti.

" C'è qualcuno che si chiede ormai quante sono queste morti causate ogni giorno in Italia? Sicuramente più che in ogni altra guerra. E' drammatico osservare la cultura della morte che fa parte della nostra società e che non fa più nessuna notizia, eppure sono morti anche queste! Ammazzati nel modo più vile. C'è poco da inventarsi come scuse: è così. Per i nostri piccoli comodi siamo disposti ad uccidere. Uccidiamo con l'aiuto di leggi ingiuste e vergogonose che tutelano solo il più forte." Ecco l'articolo tratto da Porter.it E' polemica sulla sperimentazione all'ospedale ginecologico Sant'Anna di Torino dell'Ru 486, la pillola per l'aborto farmacologico già utilizzata da una decina d'anni in gran parte dell'Europa. A partire da ottobre, la sperimentazione coinvolgerà 400 donne su cui saranno confrontati gli effetti di due diversi dosaggi. Per legge la somministrazione della pillola, che permette di evitare l'intervento chirurgico, sarà possibile solo in ospedale. Dunque arriva anche in Italia la controversa Ru 486. E già tira aria di battaglia: se da una parte i Radicali, favorevoli all'introduzione del farmaco, plaudono alla sperimentazione; dall'altra Alleanza Nazionale che, per voce del parlamentare torinese nonché presidente provinciale del partito Agostino Ghiglia, ha già scritto al ministro Girolamo Sirchia chiedendo il ritiro immediato dell'autorizzazione a sperimentare "la pillola della morte, che giustificherà l'aborto scaccia-pensieri".

Alla condanna di An si aggiunge quella dell’Osservatore Romano, che ha definito la pillola “un farmaco contro la vita”. Degli stessi toni anche la presa di posizione di un secondo esponente di An, il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale per le politiche della famiglia: “La questione pone talmente tanti interrogativi di ordine etico, sanitario e giuridico che il ministero della Salute, per autorizzare la sperimentazione, non può basarsi sulla sola valutazione del consiglio superiore di sanità. Chieda formalmente il parere del Comitato nazionale di bioetica e, nell’attesa, sospenda il tutto”.
Diversa l’opinione dei Radicali, che hanno invece espresso soddisfazione per il risultato, ottenuto anche grazie al contributo di un loro esponente, ginecologo al Sant’Anna, Silvio Viale che da tempo si batteva per fare partire la sperimentazione. “Il ritardo con cui si avvierà l’introduzione dell’Ru 486 al Sant’Anna - spiega Viale - è dovuta al ricatto con il quale per lungo tempo il ministero della Salute ha tenuto la direzione dell’ospedale inchiodata all’emissione di un proprio parere, non necessario”.

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