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Annunziata e lo stipendio segreto (di Marcello Veneziani su "Libero") Dalla prima pagina di Libero di venerdì 30 luglio Il membro del Cda Rai rivela i retroscena delle dimissioni di Annunziata e del suo contratto milionario. di Marcello Veneziani




Annunziata e lo stipendio segreto (di Marcello Veneziani su “Libero”)

Dalla prima pagina di Libero di venerdì 30 luglio
Il membro del Cda Rai rivela i retroscena delle dimissioni di Annunziata e del suo contratto milionario.

di Marcello Veneziani

Cari lettori di “Libero”, vorrei rivelarvi in esclusiva una storia esemplare. Riguarda la Rai e soprattutto il suo sottofondo. Ho avuto molti dubbi prima di renderla pubblica, ma il dovere della verità per un amministratore e un giornalista e l’indignazione di un cittadino mi hanno spinto a farlo.

Dovete sapere che i consiglieri della Rai se si dimettono dal loro mandato prima della scadenza prevista, non percepiscono più un euro. La presidente di garanzia Lucia Annunziata aveva invece firmato un accordo segreto, («le parti reciprocamente si obbligano a mantenere la massima riservatezza in ordine a tutte le circostanze che hanno caratterizzato lo svolgimento e la risoluzione del rapporto della dott. Annunziata») all’insaputa degli altri colleghi consiglieri, in cui si garantiva alla presidente che in caso di sue dimissioni avrebbe ricevuto l’indennità per tutto il mandato (pari a circa un miliardo di vecchie lire all’anno) più una liquidazione, non prevista per i consiglieri della Rai. pari a un sesto per ogni anno di presidenza (ovvero altri 350 milioni di vecchie lire per 2 anni).

Ma la cosa che più sconcerta è la motivazione. La presidente di garanzia avrebbe ricevuto la sua liquidazione se le sue dimissioni fossero state motivate da una delle seguenti ragioni: «delibere del CdA che attraverso la messa in minoranza in sede deliberante - determinino il sostanziale isolamento del presidente in seno all’Organo collegiale», oppure «grave deterioramento dei rapporti con il direttore generale che si evidenziano (sic) attraverso il succedersi di comportamenti continui e univoci».
Traduco. L’Annunziata aveva diritto al paracadute e alla liquidazione se andava in minoranza o se entrava in conflitto con Flavio Cattaneo.

Non ho mai sentito di una democrazia che garantisce il risarcimento economico a chi va in minoranza, rien
tra nella normale dialettica democratica e nelle sue regole; ho passato una vita in minoranza e ho sempre pagato di tasca mia. Ora apprendo che l’opposizione di sinistra o comanda in Rai, perlomeno informe consociative, oppure, se non le stanno bene le decisioni assunte a maggioranza, ha diritto al rimborso a pie’ di lista. Sono allibito.

Il contratto segreto è firmato dalla presidenza di Rai Holding e dalla Annunziata. Ora capisco molte cose. Non capivo per esempio perché negare che per tutto il 2003 abbiamo votato quasi sempre (al 98 per cento) le delibere all’unanimità; ma l’Annunziata insisteva nel sostenere che lei era stata messa costantemente in minoranza. Sono isolata, ripeteva come da contratto.

Ora capisco perché ogni scontro con il direttore generale, come sempre ce ne sono stati in Rai e nel mondo, finiva sulle prime pagine dei giornali ed era enfatizzato dalla presidente come un atto di guerra. Questo incentivo a dimettersi, questo scivolo con abbuono e liquidazione, favoriva la fine anticipata del CdA, auspicata da alcune forze politiche.

Ora capiamo cosa volesse dire la formula “presidente di garanzia”: l’Annunziata era garantita con una bella polizza all inclusive. Mi spiace dirlo perché le volevo bene, sono terrone e giornalista anch’io come lei, passionale come lei e avevo instaurato con lei, prima che fosse presa dai sacri
furori giacobini, un buon rapporto, leale e costruttivo.

Ho appreso di questo contratto ora che l’Annunziata deciso ha battuto cassa per chiedere alla Rai la liquidazione prevista, annunciando dichiarazioni di fuoco in caso contrario. Non so se il contratto sia valido o no, lo lascio dire ai legali. Ma lasciate che io renda pubblico agli utenti e ai cittadini che votano, lo strano caso di un consiglio d’amministrazione che o si allinea alla presidente di sinistra o devono risarcirla se le delibere non sono di suo gradimento. A suo insindacabile giudizio. E non basta: il consiglio - in base ai precetti dell’Udc e alle precettazioni della commissione vigilanza - dovrebbe ora dimettersi (a proprie spese, naturalmente) perché l’Annunziata ha deciso di dimettersi e di passare alla cassa.

Vi leggo, per rendere omaggio alla trasparenza e alla lingua italiana, l’ultima lettera che il presidente della commissione vigilanza, il diessino Claudio Petruccioli, ci ha inviato: «Signori Consiglieri, Nell’Ufficio di presidenza della commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, ci si è chiesti se il Consiglio di amministrazione della Rai abbia compiuto particolari atti in considerazione del fatto che - dopo le dimissioni della presidente Annunziata - esso non è più integro e dall’altra parte - non sono disponibili procedure volte a reintegrarlo nella forma precedente. Alcuni membri dell’Ufficio di presidenza vorrebbero sapere se dopo le suddette dimissioni sono stati compiuti sulla base dello Statuto della società atti formali. E in caso contrario perché. Vi chiedo dunque di mettermi nelle condizioni di poter rispondere a queste domande anche nel caso in cui la risposta sia completamente negativa». Punto, punto e virgola e due punti, come diceva Totò quando dettava la lettera a Peppino (mi pare che fosse Totò, Peppino e la malafemmina).

Scusate ma non l’abbiamo capita; ci spiegate che vuol dire, oltre la chiara pressione a dimetterci? Il presidente Petruccioli era al corrente di quel contratto segreto e cosa ha da dire in proposito? Altri che erano al corrente, presidenti e leader, che dicono? Se fossi di sinistra mi sentirei ancor più tradito e arrabbiato.
Secondo il presidente Petruccioli il CdA della Rai avrebbe perso l’integrità da quando l’Annunziata ha deciso di dimettersi e di passare alla cassa. Lei si fa due conti e preferisce andar via e noi dobbiamo lasciare la Rai prima della scadenza e priva di vertici. Mi ricorda il film di Woody Allen dei cinque evasi che erano legati a una stessa catena e se uno aveva voglia di far pipì, tutti gli altri dovevano andare insieme in bagno.

Lamento finale del consigliere errante. Ma dove sono capitato? Anzi, cari lettori e cani sciolti di Libero, in che razza di democrazia siamo capitati, con che razza di servizio pubblico stiamo combattendo? Per quel che mi riguarda sono pronto a rendere pubblica la mia indennità di consigliere (imparagonabile all’indennità per la presidente), confrontandola con le mie entrate precedenti, per dimostrare che ci sto rimettendo. A differenza d’altri, non ne faccio una questione di soldi ma di dignità e di rispetto, non solo per la Rai e per il Consiglio, ma anche e soprattutto per gli italiani che pagano il canone e per la democrazia che da Pericle a Tocqueville giù giù fino ai governi dell’Ulivo, non ha mai previsto il rimborso a chi va in minoranza.




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