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FINI: L'ITALIA DA PROTAGONISTA SULLA SCENA INTERNAZIONALE

Ad alcune settimane dal suo incarico alla guida degli Esteri, Gianfranco Fini traccia un primo bilancio nell'articolo sul Secolo d'Italia Ho assunto da alcune settimane la guida della Farnesina con un forte senso di orgoglio, accompagnato dalla consapevolezza della portata delle sfide che abbiamo davanti. Nei tre anni di governo Berlusconi, anche grazie alla sua politica estera, l'Italia è stata tra i protagonisti in positivo della scena internazionale, contribuendo in modo determinante all'avanzamento dell'integrazione europea, a dare nuova solidità ai legami vitali dell'Alleanza Atlantica e dimostrando con i fatti la dedizione con cui persegue l'obiettivo di diffondere e difendere la pace e la giustizia in ogni angolo del mondo.


Aggiungo e l’argomento è di drammatica attualità la spiccata sensibilità del nostro Paese per le questioni umanitarie. In un momento in cui la comunità internazionale è sconvolta dall’immane tragedia che ha colpito il sud-est asiatico, l’Italia, sia attraverso l’operato del governo sia attraverso le numerose iniziative di solidarietà del popolo italiano, è fortemente impegnata nell’opera di soccorso alle popolazioni colpite. Superata la prima fase della tragedia, in cui purtroppo hanno perso la vita anche molti nostri connazionali, è ora necessario approntare un piano di interventi che venga incontro ai bisogni delle popolazioni delle aree disastrate e alle esigenze della ricostruzione. L’Italia intende fornire un contributo di rilievo in un quadro di piena collaborazione con i partners dell’Unione europea, con le istituzioni della comunità internazionale e con i governi dei Paesi coinvolti nella consapevolezza che date le dimensioni della catastrofe, solo uno sforzo comune potrà dare risultati concreti.

La realtà della scena internazionale in continua evoluzione e che non cessa di porci di fronte a situazioni di crisi multiformi, ci ha già imposto, e ci porrà ancora in futuro, scelte impegnative. Noi crediamo fortemente nella cooperazione internazionale quale fattore decisivo di successo. Ci crediamo non in virtù di un atto di fede in un multilateralismo astratto e fine a se stesso, ma perché vediamo in un multilateralismo concreto ed efficace lo strumento più appropriato per l’affermazione e la difesa dei nostri legittimi interessi. La scelta del multilateralismo è una scelta obbligata per un Paese come l’Italia, e nasce anche da questa constatazione l’impegno costante del governo al rafforzamento parallelo dei vincoli dell’integrazione europea e della solidarietà transatlantica. Un approfondimento parallelo e reciproco che non si esclude ma si completa a vicenda, in nome di quella comunanza di principi e di valori e di quella convergenza strategica di interessi che continua a caratterizzare la famiglia delle democrazie euroatlantiche.

Con la recente adesione dei nuovi Paesi membri, la costruzione della casa comune europea è a buon punto. Essa non è però ultimata. Bussano alla porta dell’Europa le candidature di Bulgaria e Romania, e ha già presentato richiesta di adesione la Croazia. Vi è poi la candidatura turca, una candidatura vecchia ormai più di quarant’anni su cui si è finalmente pronunciato l’ultimo Consiglio Europeo. Mi limito a ribadire che la scelta a favore dell’integrazione della Turchia, una scelta fondamentale per il futuro dell’Europa e dei suoi rapporti con il mondo islamico, è la scelta più coerente con una visione di questi rapporti improntata al dialogo e non allo scontro delle civiltà.

Giudichiamo l’alleanza atlantica il complemento indispensabile della costruzione europea. Dopo l’11 settembre, quando i nostri alleati si sono sentiti minacciati come mai prima nella loro storia, ci siamo adoperati in modo coerente per dare un significato tangibile al vincolo di una leale amicizia con gli Stati Uniti. Dobbiamo adesso continuare ad adoperarci per dare al rapporto transatlantico vitalità e contenuti nuovi e adeguati alla portata di sfide e minacce comuni. L’ambizione e l’impegno determinata dell’Italia tendono proprio a questo: aiutare l’Unione Europea ad emergere come attore globale capace di operare costruttivamente in partenariato strategico con gli Stati Uniti.

Luogo e strumento privilegiato del partenariato strategico tra le due sponde dell’Atlantico rimane l’Alleanza sancita dal Trattato di Washington del 1949. Un’alleanza le cui strutture, modalità operative e priorità strategiche vanno tuttavia aggiornate per metterle al passo con la natura di una minaccia nuova ma pur sempre comune. E’ una trasformazione già in atto, che si esprime attraverso le nuove missioni della Nato, innovative sia per una proiezione territoriale non più legata ai confini dell’Alleanza sia per contenuti in cui la dimensione della sicurezza si coniuga sempre più con quella dell’assistenza alla formazione dei governi e delle istituzioni. Missioni per il cui successo l’Italia è fortemente e concretamente impegnata, dall’Afghanistan all’Iraq. In Iraq, come in Afghanistan, il sostegno della comunità internazionale è indispensabile per scongiurare il rischio che la ricostruzione pacifica del paese soccomba al ricatto quotidiano della violenza terroristica.

L’Italia è da sempre particolarmente attiva in Medio Oriente. Dove si apre adesso una finestra di opportunità preziosa, difficilmente ripetibile, per favorire il rilancio del processo di pace. Occorre adesso, anche da parte nostra, intensificare gli sforzi volti a riannodare il dialogo tra le parti in vista della realizzazione di una pace equa, giusta e complessiva. Il Medio Oriente e il Mediterraneo non sono solo aree di interesse strategico per l’Italia. Sono aree che conosciamo bene, forse meglio di altri, alle quali ci lega una familiarità che ha le sue radici nella geografia e un’amicizia schietta che trae alimento da una storia ricca di relazioni intense e fruttuose. Anche per questo non possiamo mancare di far valere il contributo dell’Italia sulle questioni che riguardano la regione e che riguardano, per ciò stesso direttamente anche noi.

La politica estera italiana deve sapersi sempre più articolare su livelli diversi e molteplici. Anche questo è un aspetto del “fare sistema” in un contesto in cui la dimensione transnazionale della competizione esalta l’importanza della proiezione esterna e quindi della politica estera ai fini della competitività di un sistema Paese. La politica estera ha quindi un ruolo specifico, e di primaria importanza, nel contribuire a rendere l’Italia pienamente attrezzata ad affrontare al meglio gli appuntamenti con la globalizzazione. Intendiamo pertanto mobilitare e valorizzare al meglio le componenti più vive e dinamiche del sistema Italia: un’imprenditoria i cui sforzi di internazionalizzazione vanno incoraggiati e promossi con determinazione e coerenza; una lingua e una cultura la cui promozione va messa al passo coi tempi, commisurandola a una domanda diffusa e crescente, pari alla popolarità di uno stile di vita che costituisce il nostro miglior biglietto da visita; infine, la risorsa unica degli italiani all’estero ai quali porgo un affettuoso saluto - efficacissimi ambasciatori della cultura italiana e del “made in ltaly” nel mondo.

Fonte : Secolo d’Italia di martedì 18 gennaio 2005
Autore : Gianfranco Fini

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