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APOCALISSE IN ASIA Fini: 'Si può, si deve tornare in in vacanza

Phuket (Thailandia), 22 gennaio 2005 - Il turismo italiano deve tornare a Phuket: per salvare un'intera regione thailandese dalla crisi economica ma anche per evitare il crollo degli imprenditori italiani che hanno investito nel paradiso delle vacanze, sconvolto dallo tsunami del 26 dicembre. «Si può - e, per certi versi, si deve - tornare a Phuket», ha detto il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, (nella foto) incontrando la comunità italiana che affronta il pieno della stagione turistica con alberghi e ristoranti deserti. Riccardo Maltomini, presidente del ClubItalia, polemizza con i giornalisti italiani e li accusa di «suonare la campana a morto» per il turismo a Phuket. Proprio nel giorno in cui il ministro degli Esteri thailandese ha annunciato il ritrovamento di altri 30 cadaveri al largo delle coste, gli imprenditori urlano la propria indignazione e lamentano che giornali e tv non raccontano come la vita stia tornando rapidamente alla normalità quasi ovunque. «A Krabi l'attività è ripresa al 95 per cento», ha detto Guglielmo Zanchi, tour operator nella regione che si trova a ovest di Phuket, «ciò che i giornalisti riferiscono è deleterio per il nostro turismo».

Il capo della Farnesina ha cercato di smorzare le polemiche - pur riconoscendo che «a volte i giornalisti eccedono nel sensazionalismo»- e ha illustrato le iniziative del ministero per sostenere la ricostruzione.
«Per alcuni», ha detto, «è stato un momento tragico; per altri è stato un momento difficile; ora è il momento di dimostrare di che pasta è fatta la nostra gente».Alla comunità italiana,
Fini ha assicurato che può contare non solo sul sostegno di Roma, ma su quello del governo thailandese. «Il premier Thaksin Shinawatra», ha detto, «ha elogiato non solo l’impegno della protezione civile ma anche di coloro che vivono qui, per quanto hanno fatto e stanno facendo».
Anche per questo, ha aggiunto Fini, «è doveroso aiutare le popolazioni e anche gli italiani colpiti», non con un contributo a fondo perduto, ma con investimenti che permettano a chi si è trovato in ginocchio di rimettersi in piedi. «Lo Stato non può risarcirvi», ha detto il vicepremier, «ma può aiutare a risollevarvi senza l’assillo di che cosa accadrà nei prossimi tre mesi».

L’impegno italiano è a fornire prestiti a tasso «iperagevolato», il cui pagamento delle rate inizierà un anno dopo la concessione e la cui garanzia sarà coperta al 90 per cento dalla Sace, la società di servizi assicurativi per il commercio estero. Il tetto massimo del contributo sarà di un milione di euro, ma il ministro ha messo in guardia da tentazioni: «Non pensare neppure di fare i furbi». A chi non ha attività imprenditoriali, ma ha perso tutto, sarà garantito un sussidio di cinquemila euro per due o tre mesi.

A Phuket il ministro ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione di una lapide nell’unica chiesa cattolica della città, a memoria delle vittime italiane dell tsunami. Qui ha anche incontrato Marco e Paolo Benaglia, due gemelli che gestiscono una pasticceria nella località balneare e che nello tsunami hanno perso i genitori e una figlia. I Benaglia hanno già riconosciuto i corpi dei genitori e ne chiedono la restituzione, ma Fini li ha invitati ad avere pazienza.«Bisogna avere l’assoluta certezza, che solo i rilievi scientifici possono dare», ha detto, prima di abbracciarli.

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