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RASSEGNA STAMPA: IL DECENNALE RACCONTATO DAL CORSERA

tratto dal sito ufficiale del artito : ROMA - L’hanno detto tante volte e lo ripetono ancora in questi due giorni di festa per i dieci anni del partito: il tempo degli esami è finito, Alleanza nazionale non ha più nulla da dimostrare. E allora quanta soddisfazione traspare sui volti dei dirigenti non più «colonnelli» quando le parole del Capo dello Stato si diffondono nell’aria. Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al partito un messaggio che è il regalo di compleanno più gradito: «An si inserisce di pieno diritto nella dialettica democratica, la sua nascita ha rappresentato un rafforzamento dell’unità repubblicana della nazione e un arricchimento culturale per il Paese». Poi ecco arrivare l’ospite d’onore, il presidente della Camera Casini che plaude alla «scelta coraggiosa» di Fiuggi e invita tutti a mettere da parte le «ossessioni», quella del comunismo come quella del berlusconismo. La platea applaude, approva parole che forse non arrivano fino a Milano, dove il presidente del Consiglio torna a scagliarsi contro «i comunisti che cambiano nome ma non metodo» e non perdono l’inclinazione «a stare dalla parte del tiranno e del violento contro la libertà e la democrazia».

Ma Alleanza nazionale vuole guardare avanti, ai prossimi dieci anni. Casini chiede a tutta la coalizione di aprire una nuova fase politica, per «uscire dal guado e fare un salto di qualità, superando dissidi e frazionismi interni». Il presidente della Camera pensa al partito unico del centrodestra e sprona gli alleati ad avere «più coraggio», ma An frena: «C’è tempo per riflettere», dice Gianfranco Fini; «piuttosto realizziamo nella CdL organismi permanenti», propone Ignazio La Russa; «meglio costruire il partito degli italiani», rilancia Domenico Nania. In via della Scrofa si coltiva l’ambizione di guidare la coalizione, magari proprio da Palazzo Chigi: «Noi non vogliamo scalzare via nessuno, ma è giusto pensare ad un’alternanza della leadership», spiega Maurizio Gasparri mentre Italo Bocchino auspica la creazione di un grande partito nazional-conservatore a capo della coalizione. Ma è Francesco Storace a dirlo chiaro e tondo: «Vorrei che tra dieci anni ci fosse un’Italia con An a guidare finalmente il governo della nazione», e il Palazzo dei Congressi prima sonnacchioso viene giù dagli applausi.
Intanto però c’è da pensare alle Regionali e poi alle Politiche. Il partito ha un problema di consenso, ammette Publio Fiori, causato dall’aver a volte smarrito la strada tracciata a Fiuggi. Per Domenico Fisichella invece è un problema di equilibri nella coalizione: «Avremmo dovuto fare di più per imporre le nostre posizioni». Come che sia, con Alessandra Mussolini che preme a destra, minacciando di portare via voti, Alleanza nazionale deve marcare la sua identità e i suoi valori. Valori come l’amor di patria, che ha ispirato lo slogan del decennale («eravamo in pochi a chiamare Patria l’Italia, ora siamo la maggioranza»), vestito di tricolore tutta la scenografia ed emozionato la platea quando sul palco sono saliti il fratello di Fabrizio Quattrocchi, l’ostaggio ucciso in Iraq, e la vedova di Giovanni Cavallaro, carabiniere caduto a Nassiriya. Applausi e standing ovation anche per Simone Cola, il militare ucciso in Iraq pochi giorni fa e ricordato da Storace nel suo discorso che apre ufficialmente la campagna elettorale. Il presidente del Lazio non ha affatto digerito il “corteggiamento” di Berlusconi nei confronti della Mussolini e lo dice senza peli sulla lingua: «Non perda altro tempo, piuttosto avrei preferito si dedicasse di più ai Radicali». Per rendere l’idea di quando intollerabile sia l’ipotesi di un accordo, fa un esempio: «Vorrei vedere cosa avrebbe detto il premier se gli avessi proposto di mettere come capolista Ilda Boccassini. Non si può passare sopra a tutto per l’ossessione della vittoria». Poi l’affondo finale: «Berlusconi è il nostro principale alleato, non il nostro principale».

Fonte : Corriere della Sera di domenica 30 gennaio 2005
Autore : Livia Michilli

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