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Decennale: gli interventi

A CURA DEL SECOLO D'ITALIA &#nbsp; &#nbsp; GENNARO MALGIERI ALFREDO MANTOVANO MIRKO TREMAGLIA NINO SOSPIRI CRISTIANA MUSCARDINI DOMENICO NANIA MARIO BALDASSARRI ITALO BOCCHINO CARMELO BRIGUGLIO NICOLA BONO MARIO LANDOLFI

GENNARO MALGIERI

Credo che sia necessario soffermarsi sui tre momenti principali che hanno scandito il decennio di An per comprendere l’indirizzo futuro.
Innanzitutto la svolta di Fiuggi, che ha rappresentato il ripensamento dell’identità della destra italiana, quindi la Conferenza programmatica di Verona del ’98 con la nascita del partito di programma, infine il «lancio» della «Carta dei valori» nell’aprile 2000. Guardando alla strada percorsa, ora è necessario che la destra italiana superi se stessa, «non per abrogarsi come destra ma per essere migliore». Non possiamo non misurarci con l’altezza dei compiti a cui è chiamata la destra politica di fronte ai mutamenti epocali che
trascendono la vita stessa della nostra nazioni. Penso alle catastrofi naturali, che acquisiscono le connotazioni di catastrofi umanitarie; alle rivolte tecnologiche che fanno dubitare dell’assolutismo progressista, alla natura dei nuovi conflitti, dalla guerra asimmetrica a quella per il controllo delle risorse;
alle offese sistematicamente dirette ai diritti dei popoli e ai diritti umani. Un universo rispetto al quale una politica che non si fondi sull’etica è destinata a risultare deficitaria. Oggi la destra ha un senso solo se interpreta adeguatamente il suo ruolo come «movimento di valori»; se coltiva l’ambizione di difendere le identità minacciate, se si batte, come le nuove sfide impongono, contro il relativismo culturale e morale, se aspira, infine, a inventare il partito della coesione sociale e della nazione che fa tornare centrale la politica e contrasta l’influenza dei cosiddetti ”poteri forti“ in una democrazia che dovrebbe essere decidente e partecipativa al tempo stesso.
In questo, credo, consiste il superamento dell’attuale dimensione della destra, che per An è il solo per poter coniugare conservazione e modernizzazione e per dare alla sua politica una prospettiva che sia all’altezza delle tradizioni che incarna e dalle quali discende. Insomma occorre un nuovo inizio che deve essere anche segnato da un’adeguata riflessione su quel “soggetto sostanzialmente unitario“ del Centrodestra che è l’orizzonte politico della Casa delle libertà, una prospettiva non improvvisata e non estemporanea,
ma che ha bisogno di maturare nelle coscienze e nella prassi dei partiti della coalizione.

ALFREDO MANTOVANO

In questa sede mi preme soprattutto sottolineare alcune battaglie di ideali che la destra sta portando avanti, a cominciare da quella contro la droga e quella sulla fecondazione assistita. Si tratta di campagne a difesa dei valori contro ogni deriva zapaterista e biotecnocratica.
Ricordiamo che il tentativo di costruire l’uomo dall’uomo, purtroppo, ha abbandonato la sfera letteraria e teatrale per diventare realtà. In questo quadro inquietante la destra è, come la sua vocazione impone, per la promozione della vita sempre e comunque, ma con intelligenza. Chi ha avuto
il coraggio di schierarsi in passato rischiando la vita, ora deve schierarsi contro la provetta e la siringa. Lo so, è un terreno difficile, certe posizioni non sono facili, perché questi argomenti non fanno la stessa impressione sull’opinione pubblica del carroarmato e della stella rossa. Stavolta dobbiamo avere il coraggio di resistere al ”politicamente corretto“, non è questione di catechismo. È una scelta di valori. Dobbiamo ammettere che le sirene del libertarismo troveranno un audience superiore, ma contro il totalitarismo scientista c’è scarsa convinzione. Perfino una progressista doc come Hillary Clinton si sta schierando a difesa dell’infanzia. La Destra deve riscoprire l’entusiasmo e l’orgoglio dei propri valori. Oggi a Falluja, a Baghdad e in altre città del Paese, tanti iracheni stanno andando a votare, a dimostrazione di quanto sono vere queste elezioni. Elezioni minacciate dal terrorismo, non dalla lotta di liberazione. In Iraq voteranno più elettori in percentuale di quelli che hanno votato nei collegi di Rovigo e di Bitonto. La nostra frontiera è fedeltà ai valori occidentali non solo all’estero ma anche a casa nostra. Ci viene chiesto di comprendere questo consenso e di non voltare le spalle a quella parte d’Italia che ha voce e ha forza anche se non fa girotondi e non occupa sedi stradali.
Consenso che può venir meno solo con l’astensionismo. È il consenso del 1948 che l’Italia diede alla Dc contro l’aggressione comunista, ora ha una deriva a sinistra È il consenso della gente che ha reso omaggio ai caduti di Nassiriya in piazza Venezia. È una patria ritrovata e che finalmente oggi ha la “p” maiuscola.

MIRKO TREMAGLIA

Ho molto apprezzato lo slogan che fa da motivo conduttore a questa manifestazione per il decennale di An. Certo, eravamo in pochi, anni fa, a chiamare Patria l’Italia… Va però detto e ribadito che quei pochi avevano visto giusto. Non dobbiano infatti dimenticare che il nostro cammino, quello che oggi ci ha portati fin qui, iniziò, già all’epoca del primo Movimento Sociale, con un altro slogan coniato da Giorgio Almirante: “Non rinnegare,
non restaurare”. Almirante, del resto, aveva visto giusto e anticipato i tempi quando dette vita prima alla Destra Nazionale e poi alla Costituente di Destra per la Libertà. Oggi, comunque, dobbiamo fare, proprio in occasione del decennale di An, un esame di coscienza.
Dobbiano chiederci come mai sempre meno italiani si recano a votare e per quali motivi An non riesce ad attrarre questi italiani evidentemente disgustati dalla politica. È giunto il momento di riprendere la nostra antica battaglia contro la partitocrazia.

NINO SOSPIRI

In questi giorni sento molto parlare di una “seconda fase” di An. Personalmente non capisco cosa ciò voglia dire. Anche perché, se proprio si deve parlare di “fasi”, a mio avviso, queste sono almeno tre. La prima, che va dal 1995 al 2001; la seconda, che va dal 2001 alla fine del 2004, quando Fini diventa ministro degli Esteri. E la terza, infine, è quella che inizia proprio da quel momento e che stiamo ancora vivendo. Ed è in questa fase che An deve affrontare il mare aperto per giungere all’approdo finale. Approdo che altro non può essere che il grande Partito degli Italiani che già l’indimenticabile ed indimenticato Luciano Laffranco, storico presidente del Fuan, ipotizzò, precorrendo i tempi, anni fa in una lettera inviata a Fini.

CRISTIANA MUSCARDINI

Personalmente vorrei sottolineare, come presidente del gruppo parlamentare delle destre al Parlamento europeo, l’Unione per l’Europa delle Nazioni, che in dieci anni An ha compiuto un gigantesco cammino non soltanto in Italia, ma anche in Europa. Dieci anni fa i nostri parlamentari a Strasburgo facevano infatti parte del gruppo misto. Oggi, invece, le destre europee hanno un loro gruppo del quale fanno parte deputati di ben venti Paesi. E non è privo di significato che alla presidenza sia stato chiamato, nella mia persona, un esponente di An. La Destra, in Europa, ha dunque oggi una dimensione transnazionale e combatte battaglie di civiltà di ampio respiro come, per esempio, quelle contro la pedofilia e contro l’ignominia delle mutilazioni sessuali alle quali, ancora oggi, ogni anno sono sottoposte nel mondo due milioni di bambine.

DOMENICO NANIA

In occasione di ricorrenze importanti, come è appunto questa del Decennale, è di prammatica chiedersi se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto. Certo, molte sono le cose ancora da fare, ma va anche riconosciuto, con soddisfazione, che molto è stato fatto.
A cominciare dal fatto che oggi la Destra non è più considerata figlia di
un Dio minore, ma un elemento fondante della democrazia italiana.
In un sistema bipolare la Destra è infatti indispensabile. I veri e autentici difensori della democrazia quindi oggi siamo proprio noi. E non certo un Romano Prodi che vuole imporre quel suo strano sistema delle primarie con candidato unico, candidato che è ovviamente se stesso. Un sistema che
persino Bertinotti ha definito, da un punto di vista democratico, alquanto
bizzarro e strampalato.

MARIO BALDASSARRI

A dieci anni dalla nascita di An è oggi opportuno chiedersi quale futuro politico possa oggi avere la Destra. Personalmente ritengo che abbia un ottimo futuro ed il motivo è molto semplice. Negli ultimi anni noi abbiamo assistito alla morte delle ideologie: La Destra però non si è mai nutrita di dogmi
ideologici, ma di valori. E i valori, al contrario delle idelogie, non muoiono. I valori, normalmente, ispirano un programma e questo programma viene poi tramutato in progetto politico di governo.
Ed è quello che è avvenuto nel Centrodestra. Non a caso a sinistra, dove l’ideologia ha sempre dominato, oggi regna la crisi. Litigano sul leader e persino sul nome da dare alla coalizione. Il motivo è semplice: mancano i valori. Per questo il futuro è nostro.

ITALO BOCCHINO

L’ipotesi di una grande Partito degli Italiani, che ho sentito più volte evocare in questi giorni mi sembra il coronamento più opportuno e logico degli sforzi che il mio maestro, il compianto Pinuccio Tatarella, iniziò a fare in anni lontanissimi per superare i confini, decisamente angusti, di quello che allora era il Msi. Da quel tempo ne abbiamo fatta di strada. Siamo partiti dallo sdoganamento e siamo arrivati alla nomina di Gianfranco Fini alla Farnesina. Questo vuol dire che non esiste più alcuno ostacolo o preclusione nei confronti
della classe dirigente di An. E questo è avvenuto senza abiure o trasformismi. I nostri valori di riferimento sono sempre gli stessi, anche se li viviamo in armonia con le esigenze dei tempi. Io penso, per fare un esempio, che il regista
Moretti non potrebbe mai dire a Fini “dì qualcosa di destra”. D’Alema, al quale era rivolta la battuta originaria, fu infatti il presidente del Consiglio di sinistra che, facendo violenza a se stesso, avallò la decisione della Nato di bombardare Belgrado. Fini, al contrario, fa la politica estera in cui crede egli stesso per primo.

CARMELO BRIGUGLIO

L’intervento di Storace ha dato un ulteriore spinta a questo evento.
Un evento di celebrazione, non di plastica, ma vivo, che rappresenta occasione di riflessione per la destra italiana. Un appuntamento che
significa anche la maturità di confrontarsi. Ho apprezzato l’intervento
responsabile di questa mattina di Fisichella. E’ la prova che questo non è un evento costruito. Cosa vogliamo fare nei prossimi dieci anni? Intanto voglio dire la mia sul partito unico del centrodestra. Secondo me sarebbe un errore
annacquare, fare sparire l’identità e l’originalità di An. Non lo dico per motivi ideologici. Mi dà ragione la cronaca di alcuni mesi fa.
Alcuni osservatori, sulla stampa e anche tra gli esponenti della destra italiana, avevano dubbi su come si era posta An sulla grande questione della riduzione fiscale. Un tema su cui abbiamo dibattuto. Eppure alcuni scrivevano che An aveva posto problemi inesistenti o addirittura voleva mettere in crisi l’alleanza.
Ora vi chiedo: se ci fosse stato il partito unico del centrodestra chi avrebbe difeso gli interessi dei ceti medi o meno fortunati? Mi preme un altro punto: An deve saper essere un partito interclassista, vicino a dipendenti pubblici e autonomi, imprenditori e disoccupati, professionisti e lavoratori dipendenti. Non possiamo sbandare in posizioni iperliberiste.
A mio avviso, An deve allargare i propri confini. Ho apprezzato quello che ha detto Storace. Dobbiamo guardare oltre la riva destra, raccogliendo consensi a 360 gradi. Diventando sempre più partito degli italiani. All’interno della coalizione di centrodestra abbiamo l’impressione che solo An riesca a raccogliere consensi in certe fasce sociali.
An è in grado di raccogliere questi consensi e di non far andare gli elettori nello schieramento avverso. Dobbiamo diventare il partito riformismo nazionale forte, che guarda in particolare al mondo del lavoro. In questa modernità si dispiegano gli interessi delle famiglie, del lavoro sotto ogni profilo.
A tutti i livelli. An domani deve riuscire a coniugare crescità ed equità, mercato e diritti dei lavoratori. C’è molto da fare. Dobbiamo competere nella Cdl sviluppando un processo di competizione politica. An deve puntare alla leadership della Cdl, in prospettiva. In prospettiva Forza Italia potrebbe
calare perché troppo concentrata su Berlusconi. An ha i numeri, la classe dirigente, e il radicamento nel territorio per poter legittimamente aspirare alla leadership del Paese.

NICOLA BONO

Bocchino ha ricordato che non ci può essere un Nanni Moretti di destra che potrà rimproverare Gianfranco Fini dicendogli: “Di’ qualcosa di destra”. Aggiungo che in termini di azioni politiche e provvedimenti abbiamo non solo detto, ma anche fatto cose di destra. Per quanto mi riguarda, la riforma del
codice dei beni culturali, non è un semplice testo unico ma una legge che innova in termini di concreta difesa del patrimonio culturale. Ricordo che con la legge voluta dalla sinistra si poteva vendere il patrimonio dei beni culturali, anche se hanno contrabbandato l’esatto contrario. Con questa nostra legge
si è invece definito il principio “rivoluzionario” che affida la gestione del
patrimonio culturale italiano ai privati. Abbiamo quindi istituito il codice dei beni culturali, consentendo di fare in modo che il patrimonio culturale possa diventare uno strumento di crescita concreto. Ricordo che grazie anche al nostro governo ora nella lista Unesco abbiamo 39 siti. Siamo la prima nazione al mondo. Inoltre l’elaborazione dei piani di gestione pone i sistemi turistici locali in condizione di creare sviluppo. Ricordo altresì che un progetto di legge è al vaglio delle Camere per il restauro dei centri storici, ridando identità, contro la cementificazione. Abbiamo inoltre garantito l’accesso ai contributi agli artisti meritevoli. Non più agli “amici degli amici”, come si usava prima. Infatti la sinistra aveva ridotto il ministero dei beni culturali a una succursale del Welfare per film mai visti e mai messi in circolazione. Nella legge che riforma il cinema ora è ridotta la discrezionalità, pertanto ci sono criteri più oggettivi rispetto alla qualità delle opere. Ricordo poi l’istituzione dell’archivio del Mediterraneo. Abbiamo quindi dimostrato che la destra ha cultura di governo e che ha rispetto per la cultura. Senza faziosità, a differenza della sinistra che ha sostenuto i propri adepti anche se non erano meritevoli. Aggiungo che, purtroppo, anche adesso le realtà culturali che non sono di sinistra sono penalizzate. Su questo tema c’è ancora da lavorare. Sulla questione del partito unico, il problema va impostato diversamente. Questo bipolarismo è sufficiente per rendere compiute le riforme per il rafforzamento del maggioritario e sulla strada del presidenzialismo?
Il decennale rappresenta il momento giusto per iniziare un’analisi serena su questo tema. Quale strumento per quale scenario istituzionale ci prefiggiamo?
Non possiamo ragionare a colpi d’accetta. An ha contribuito a fare l’Italia in termine di idee, di progetti e di azioni di governo. Ma la strada da fare è ancora più impervia.

MARIO LANDOLFI

Noi non siamo mai stati sdoganati, perché si sdoganano le merci non le idee. Non siamo stati sdoganati perché c’è una favola che andrebbe smentita una volta per tutte, che intende lo sbocco di An come obbligato. Ricordo che invece nel ‘95 noi avevamo altre opzioni. Era da poco caduto il governo
Berlusconi, era nato il governo Dini, grazie a Scalfaro. Di Pietro lasciava la toga evidenziando le ragioni politiche della sua azione giudiziaria.
Potevamo diventare il movimento degli italiani che si opponeva alla Lega, allora secessionista, avremmo potuto allearci con Di Pietro e cavalcare l’ondata giustizialista.
Abbiamo preferito salvare il bipolarismo italiano e abbiamo fatto bene. Una scelta nell’interesse esclusivo del Paese. Siamo il partito più bipolare. Ma non possiamo essere solo il partito del bipolarismo. Mi pare il gioco dei 4 cantoni. Secondo la vulgata comune oggi vince chi prende i moderati. Non è vero. Le primarie in Puglia vince sulle formule. Vince la politica sulle formule. Si vince con candidati di destra, valori di destra. Idee di destra. Non si vince cooptando
Mastella. Se il nostro governo ha vissuto una fase difficile in questi anni è perché non è possibile fare le riforme e mandare in vacanza la politica. Ecco perché tutte le nostre riforme non si sono trasformate in un consenso reale.
Eppure sta soffiando un vento nuovo, che è quello dei valori profondi. Bush ha vinto, ad esempio, perché ha saputo toccare le corde profonde della nazione americana. Vi ricordo le interminabili code dell’America che andava a votare. Quella gente andava a votare per Bush e non per Kerry. Bush che
toccava i concetti di Dio, Patria e famiglia. Se n’è accorto Sarkosky in Francia. Che parla di nuovo sistema di valori. Se n’è accorta la signora Clinton in America, che è contraria all’aborto. Dobbiamo ripartire dalla politica dei valori. Ecco cosa significa lo slogan tasse giù valori su. Mi fa piacere che Bono abbia illustrato i nostri successi nel campo della cultura.
C’è un complesso sulla presunta superiorità della sinistra. La sinistra non ha le chiavi di interpretazione della realtà. La sinistra è costretta ad organizzare i pullman per Predappio per vincere questa partita. La Cdl è capace di governare le sfide della modernità. Abbiamo la necessità di dotarci degli
strumenti per vincere questa battaglia. Sulla forma e il destino della coalizione,
il partito unico del centrodestra è un’idea suggestiva, ma realisticamente oggi è improbabile. Meglio ragionare su quello che c’è. Magari su una federazione della Cdl, federando i pensatori e le testate. Con questo progetto e con questa visione comune le elezioni non si vincono su ciò che si è fatto, ma sulla prospettiva del cambiamento, sulla capacità di mobilitare. Tutto ciò che riesce a muovere cultura, va federato. Inutile cercare oggi a tutti i costi la leadership della coalizione. Fini ha già dimostrato che in futuro nessuna possibilità ci è più preclusa. Concludo citando una metafora tratta dal Piccolo Principe: ”se vuoi costruire una nave non devi affaticarti a chiamare la gente, a raccogliere la legna, ma suscita negli uomini la nostalgia del mare sconfinato”.

Resoconti a cura del Secolo d’Italia: inviati, Valter Delle Donne, Annamaria Gravino e Franco Jappelli.

La parte conclusiva del dibattito sarà pubblicata nell’edizione del Secolo d’Italia di martedì 1 febbraio 2005.

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