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Finalmente al voto il decreto sul risparmio

Il provvedimento era in “lista d’attesa” da un anno Finalmente al voto il decreto sul risparmio Dopo un anno di attesa la Camera ha finalmente portato avanti il decreto sulla tutela del risparmio. Sulla nuova legge di tutela del risparmio è andato in onda in diretta a Montecitorio uno scontro intestino: governo e relatore hanno insistito per lasciare alla Banca d’Italia il controllo della concorrenza bancaria, nonostante fosse stato raggiunto in primo momento un accordo in senso contrario con l’Udc Tabacci e il repubblicano La Malfa, presidenti delle commissioni Attività produttive e Finanze.








Il provvedimento era in “lista d’attesa” da un anno
Finalmente al voto il decreto sul risparmio
Dopo un anno di attesa la Camera ha finalmente portato avanti il decreto sulla tutela del risparmio.
Sulla nuova legge di tutela del risparmio è andato in onda in diretta a Montecitorio uno scontro intestino: governo e relatore hanno insistito per lasciare alla Banca d’Italia il controllo della concorrenza bancaria, nonostante fosse stato raggiunto in primo momento un accordo in senso contrario con l’Udc Tabacci e il repubblicano La Malfa, presidenti delle commissioni Attività produttive e Finanze.
Vista la bocciatura da parte della Camera, il vicepresidente di An, La Russa, li ha invitati a dimettersi, ma Alessandro Cè, il capogruppo leghista, gli ha replicato di non esagerare e lo stesso Tabacci ha risposto ironicamente : «Ignazio è un simpatico collega, cosa volete che gli dica…».
Anche il ministro Alemanno ha valutato positivamente il lavoro della Camera, affermando che: «Sarebbe suicida per il sistema paese perché in questa fase di passaggio delicato del sistema bancario tutto dobbiamo fare meno che depotenziare in termini di immagine e di potere istituzionale la Banca d’Italia» .
«Il Parlamento - ha continuato il ministro di An - ha dato un ottimo segnale mentre il centrosinistra non ha fatto una bella figura confondendo ancora una volta le polemiche interne al sistema italiano con l’interesse nazionale che invece deve essere rispettato da tutti». Il ministro nel merito ritiene che «si sia fatto un passo importante per scorporare dalla questione della tutela del risparmio due questioni che invece attengono al sistema istituzionale delle authority e in buona parte alla polemica che si è costruita intorno al discorso Parmalat e Cirio. Questi due punti - spiega - rientrano in un regolamento complessivo delle authority che deve essere visto globalmente».
Nelle votazioni di ieri è stata stralciata anche la norma che introduceva il mandato a termine del Governatore, chiudendo così - come ha affermato Alemanno - una fase di incertezza su Bankitalia.
Oggi, però, i lavori potrebbero riprendere con qualche sorpresa. Infatti per la parte relativa al ripristino di norme più severe per il falso in bilancio è stato ammesso il voto segreto. Non si può escludere che qualche esponente della maggioranza non si voglia levare qualche sassolino dalla scarpa. Fra gli articoli votati ieri, infine, il numero 8 che limita il conflitto di interessi tra banche e imprese, e l’11, che estende l’obbligo di prospetto anche per i bond destinati ai risparmiatori; il 13 che stabilisce che andranno allo Stato i cosiddetti depositi bancari “dormienti”.

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