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- Firme false, dieci indagati e il Tar delude la Mussolini

ROMA - Nuovi indagati per le firme "taroccate": sono ormai una decina i pubblici ufficiali finiti nell'inchiesta per aver vidimato sigle false sotto gli elenchi di candidati alle regionali nel Lazio. E dal Tar arriva il no alla sospensiva d'urgenza richiesta da Alessandra Mussolini, che ora dovrà attendere il verdetto di venerdì che deciderà sulla eventuale riammissione della sua lista alle elezioni del 3 e 4 aprile.

Intanto nuove inchieste su “listopoli” sono state avviate anche a Como, La Spezia, Torino, Pisa e Savona. Ma è dalla capitale che arrivano le novità più consistenti. Tra i coinvolti, spuntano anche funzionari comunali e dipendenti dei vari uffici giudiziari o presso giudici di pace. “Mi hanno dato 50 euro, l’ho fatto per arrotondare lo stipendio. E invece mi hanno imbrogliato” dichiara uno degli impiegati sotto accusa. Fino a tarda notte il nucleo di polizia della procura capitolina, su delega del pm Francesco Ciardi, ha proceduto a identificare tutti i pubblici ufficiali che hanno autenticato le sottoscrizioni false delle quattro formazioni politiche minori, due pro-Mussolini, e due pro-Storace. L’inchiesta è coordinata dall’aggiunto Achille Toro e dal procuratore Giovanni Ferrara. Nominati anche alcuni periti calligrafici.

Nel registro degli indagati sono finiti, oltre a due cancellieri sotto tiro per le firme della Mussolini, anche due esponenti di An, Fabio Sabbatani Schiuma e Sergio Marchi, che avrebbero certificato sottoscrizioni sospette per tre liste minori a favore di Storace. I due, rispettivamente vicepresidente del consiglio comunale e capogruppo in Campidoglio, fedelissimi del presidente della Regione, devono rispondere di falso e violazione della legge elettorale. Loro negano, e comunque il reato, depenalizzato nel 2004, è punito con una multa massima di 2 mila euro. Marchi ha già chiesto di essere ascoltato dal pm. “Basta voci diffamatorie - dice Francesco Caroleo Grimaldi, legale di Marchi - la realtà è che alcune persone, che avevano manifestato la loro adesione alla sottoscrizione, non hanno poi potuto materialmente apporre la firma”.

Ma contro il consigliere Marchi pesano anche le presunte irregolarità riscontrate dai Verdi che hanno trasmesso alla Procura un nuovo dossier contro gli Ecologisti Verdi pro-Storace. “Sono elenchi presi da qualche banca dati e poi certificati in gran parte da Marchi” incalza il verde Angelo Bonelli. Non è finita. Sull’altro fronte, altre 1.500 firme pro-Mussolini “truccate” vengono denunciate dallo stesso Sabbatani Schiuma. Nuove firme sospette depositate anche al Tar.

Resta alta la polemica politica: da Alemanno a D’Alema, da Bertinotti a Prodi, reazioni a ventaglio. Il ministro per le Politiche agricole parla di “sconcerto per l’appoggio di D’Alema alla Mussolini”. D’Alema replica: “Non ho parlato di complotti. Ho solo posto l’esigenza di chiarire cosa è realmente avvenuto per evitare ombre sulle elezioni. A questo An risponde diffondendo notizie false”. Per Bertinotti “gli scandali sulle firme, così come le liste civetta nel 2001, sono figli del sistema elettorale maggioritario”. E Prodi taglia corto: “Il caso Mussolini? Non ci riguarda”.

(16 marzo 2005)

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