Questo sito contribuisce alla audience di

Il mandante è nascosto nell’Unione

di Arturo Diaconale da L'Opinione Se non vede il complotto la sinistra non è contenta. Così, nella vicenda delle firme fasulle per la lista di Alessandra Mussolini è subito scattato il perenne interrogativo sul chi c’è dietro. “Cercate il mandante!” Ha intimato Massimo D’Alema. E subito si sono aperte una marea di piste che mai come in questo momento sono risultate nere come la pece. La prima, quella più semplicistica ed avallata dalla stessa Mussolini, indica come mandante Francesco Storace. La seconda la stessa Mussolini in combutta con il centro destra in vista di un accordo per le elezioni politiche del 2006. La terza una delle tante componenti della variegata lista della nipotina del Duce che avrebbe operato in nome e per conto di Storace, del Cavaliere o di qualche non identificato potere interessato a far perdere la sinistra. Quale di queste ipotesi è quella giusta? Nessuna delle tre. Per la semplice ragione che non esiste alcun complotto ma solo una operazione politica fallita per eccesso di sicurezza e di presunzione.

La sinistra puntava a vincere le elezioni regionali, prova generale e decisiva delle politiche del prossimo anno, riproponendo la stessa strategia che le aveva consentito di battere il centro destra nelle elezioni del ’96.
L’operazione era fin troppo semplice. Si trattava di ripetere l’operazione-Fiamma aiutando Alessandra Mussolini a raccogliere le firme per presentare liste in tutte quelle regioni in cui avrebbe potuto erodere il consenso del centro destra. La nipote del Duce avrebbe avuto il suo tornaconto dimostrando a Silvio Berlusconi di poter essere determinante alle politiche del 2006. Il centro sinistra avrebbe vinto nel Lazio ed avrebbe potuto trasformare la sconfitta di Storace nell’anteprima della debacle definitiva della Casa delle Libertà alle politiche del prossimo anno. Nel ’96 la manovra aveva funzionato alla perfezione operando la Sedan del centro destra. Di qui la decisione della sinistra di riproporla integralmente sostituendo la Fiamma con Alternativa Sociale nella assoluta certezza di poter conseguire facilmente lo stesso risultato.
L’operazione, invece, è fallita. Ma non a causa delle piste nere bensì per l’eccesso di sicurezza e per la presunzione di impunità dei dirigenti della sinistra. Questi ultimi erano convinti che il gioco sarebbe passato sotto silenzio come nel passato.
Sia per quanto riguarda il risvolto politico, sia per gli aspetti tecnici e legali legati alla presentazione delle liste. La manovra politica, però, era troppo smaccata ed esibita per passare inosservata a chi non aveva affatto dimenticato lo “scherzo” del ’96. E l’inevitabile denuncia del paradossale sostegno della sinistra ad una Mussolini, ha inevitabilmente prodotto l’emergere delle innumerevoli illegalità commesse da chi si era preso la briga di presentare le firme in nome e per conto dei dirigenti di “Alternativa Sociale”. Tanto più che, nella certezza di poterla fare franca come sempre, l’operazione è stata condotta alla carlona ed in spregio alle più elementari regole se non della correttezza almeno della prudenza.
Presa con le mani nel sacco, la sinistra non nega di aver tentato di dare scacco matto al centro destra usando la Mussolini con quinta colonna. Al contrario, grida al complotto. Ed in questo modo ammette implicitamente la propria responsabilità. Che non è solo quella di aver tentato di vincere con le carte truccate. Ma è soprattutto quella di aver affidato alla sola “operazione Mussolini” tutte le proprie speranze di successo.
Questa volta la sconfitta della sinistra non rimarrà orfana. Qualcuno sarà chiamato a pagare il conto. A partire da Romano Prodi.

Ultimi interventi

Vedi tutti