
scrive donna Assunta Almirante che ricostruisce gli ultimi giorni del segretario del Msi ricoverato in una clinica parigina. nel libro-intervista di Domenico Calabrò «Giorgio, la mia fiamma» pubblicato da Koine con prefazione di Giuliano Ferrara. Eccone alcuni stralci. «Il suo amico medico gli continuava a ripetere di ricoverarsi e torturava anche me perché non mi sapevo imporre per farlo operare. Continuando a rimandare, la malattia ha progredito finché ha avuto il primo crollo». «È stato – prosegue Donna Assunta – proprio l’anno precedente al matrimonio di Giuliana (la figlia, ndr) ad Amalfi, dove poi siamo rimasti tredici giorni per fargli fare un po’ di convalescenza con la promessa che subito dopo si sarebbe fatto operare. Cosa che non è accaduta. Suo medico era il professor Tallarico, un vero professionista, ma soprattutto un amico». «Tallarico lo amava ed era geloso. Aveva la preoccupazione di portarlo alla tale clinica, di portarlo a tale ospedale, di portarlo a tale posto perché aveva la preoccupazione che Almirante non si svegliasse più. Decise anche il ricovero a Parigi, dove purtroppo incappammo in un pessimo soggetto». «Un’esperienza allucinante… di quindici giorni infernali, che si sono conclusi con la morte di Giorgio che secondo me è stata provocata. Venne a visitarlo un cardiologo. Disse: “Non posso operare perché” ha il cuore in subbuglio». Non sapeva che Giorgio aveva un difetto cardiaco congenito. Pensava che questa complicazione si era creata con l’andare del tempo, perché Giorgio aveva 72 anni. Invece no, era un difetto di nascita. Ci disse: “Io non lo opero se prima non fate altri accertamenti”». «Proprio quel medico prescrisse il trasferimento in un altro ospedale». Così «finiamo in un altro ospedale e qui si è deciso l’intervento da parte di un professore famoso per la bravura della sua manualità, indispensabile a risolvere il caso in breve tempo, senza lasciare “isolato” il cervello». Ed ecco il «giallo». Dice la vedova: «Dalla sala operatoria non abbiamo più visto uscire la barella con Giorgio. Sta di fatto che è letteralmente sparito per 24 ore senza che io e il professore Tallarico sapessimo in quale centro di rianimazione fosse stato nel frattempo portato. Dopo un interminabile giorno è stato ricondotto nella sua stanza». Donna Assunta ripercorre il pessimismo di quei giorni, quando rimase lì per «quindici giorni infernali e un pensiero fisso, di quelle 24 ore in cui Giorgio è sparito, senza che si sapesse dove fosse». Un vuoto che ancora la tormenta è che le insinua qualche dubbio: «Sì il dubbio è forte. M’è rimasto il fondato sospetto che l’abbiano fatto morire. Una notte ho sentito conversare alcuni medici mentre fuori dalla camera di Giorgio stavo fumando: l’uno comunicava agli altri che “quell’ultima stanza c’è il capo dei fascisti italiani”. Si trattava di un medico italiano. Lì, in quell’ospedale, i sanitari italiani erano tanti». La rievocazione così prosegue: «Ma c’è anche un altro episodio inquietante: poco prima di mezzanotte del giorno dell’intervento gli hanno fatto la preanestesia. Strano. Poi è venuto un medico (o un infermiere) con la barella dicendo che doveva portare Giorgio a fare l’esame dei polmoni. Io ribatto che le radiografie erano già state effettuate, ma lui insisteva. L’ho letteralmente scaraventato fuori dalla stanza… Quel tipo non mi piaceva… ma che altro potevo fare? Mi chiedo: è normale tutto ciò»?
(venerdì 3 giugno 2005)

GiuseppinaAn








