
Ma qualcuno
si ribella, urla «vatténne», afferra al
volo un cornetto gigante e lo brandisce a
mo’ di scimitarra: «Vatténne!».
È tornato, Lui, ’o ministro, Paolo Cirino
Pomicino, vuole fare il sindaco di Napoli,
proprio Lui, l’uomo del colpo di spugna,
ma non per tangentopoli, magari: Lui è
quello del colpo di spugna su Napoli, l’il-
L luminato politico della Prima Repubblica
che negli anni Ottanta aveva teorizzato lo
sventramento del centro storico per far spazio
a moderni grattacieli. Per fortuna tangentopoli
bloccò Lui e gli altri due componenti
del triumvirato che governava Napoli,
Di Donato e De Lorenzo: ma quel progetto
di riconversione urbanistica della
città che ne avrebbe cancellato l’identità e
la storia, denominato “Neonapoli”, ora torna
come uno spettro a turbare la vita di chi
vive nei Quartieri spagnoli e di chi, cioé
tutti i napoletani, a quei vicoli borbonici
sono affezionati quasi quanto alla mamma
e al ragù azzeccato sul fuoco.
Paolo Cirino Pomicino candidato alla
carica di sindaco di Napoli, annuncia il
leader della nuova Dc Gianfranco Rotondi,
una provocazione, forse, l’ennesima del
nostalgico avellinese che ha fatto fortuna
sulla lisca della Balena bianca. Ma il solo
pensiero fa male, anche perché in politica,
purtroppo, anche le boutade corrono
il rischio di incocciare quadri astrologici
favorevoli con la possibilità di trasformarsi
in realtà. La candidatura di Cirino
Pomicino, a parte i deliranti progetti di
sventramento del centro storico — (ma mai
nessuno, in tutti questi anni, ha pensato di
risanare i Quartieri, magari di dare ai vicoli
una dimensione turistica, commerciale,
civile? Bassolino, Iervolino, tutto a
Napoli fa rima con Pomicino…) — addolora
soprattutto chi in tutti questi anni, da
tangentopoli in poi, ha sperato che in città
potesse nascere una classe dirigente nuova,
autorevole, credibile, fresca, sana.
E invece ci ritroviamo oggi, a distanza di
dieci anni dalla prima esperienza post-tangentista
di Bassolino (l’unica che davvero
valga la pena di ricordare per l’entusiasmo
che trasmise alla città) a fare i conti con Cirino
Pomicino. Va bene, anche lui ha diritto
a fare politica, a saltellare da un partito
all’altro, a teorizzare il riformismo centrista,
il ritorno al proporzionale, l’asse teo-con
con i moderati. Ma per favore, e questo è un
appello-bipartisan a tutti gli amici di Cirino
che lo hanno ospitato in questi anni, tenetevelo
a Roma, dategli un pezzo di carta
e una biro, fategli disegnare un Colosseo,
una ruspa, un grattacielo. Starà lì, buono,
tranquillo, a giocare con Rotondi, innocuo,
lontano, lontanissimo da Napoli.

GiuseppinaAn








