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Napoli trema, sta tornando ’o ministro

dal Secolo di oggi LUCA MAURELLI A VOCE corre nei vicoli alla velocità delle zoccole, il ragù indugia sul fondo del pentolone un istante di troppo, stride, non "pippia", brucia, è un triste presagio, le "vaiasse" son distratte, inciuciano, trascurano la scientifica rotazione della carne, l’incubo si materializza, Lui è tornato, i Quartieri spagnoli tremano e con loro tutto il centro storico di Napoli.

Ma qualcuno

si ribella, urla «vatténne», afferra al

volo un cornetto gigante e lo brandisce a

mo’ di scimitarra: «Vatténne!».

È tornato, Lui, ’o ministro, Paolo Cirino

Pomicino, vuole fare il sindaco di Napoli,

proprio Lui, l’uomo del colpo di spugna,

ma non per tangentopoli, magari: Lui è

quello del colpo di spugna su Napoli, l’il-


L luminato politico della Prima Repubblica

che negli anni Ottanta aveva teorizzato lo

sventramento del centro storico per far spazio

a moderni grattacieli. Per fortuna tangentopoli

bloccò Lui e gli altri due componenti

del triumvirato che governava Napoli,

Di Donato e De Lorenzo: ma quel progetto

di riconversione urbanistica della

città che ne avrebbe cancellato l’identità e

la storia, denominato “Neonapoli”, ora torna

come uno spettro a turbare la vita di chi

vive nei Quartieri spagnoli e di chi, cioé

tutti i napoletani, a quei vicoli borbonici

sono affezionati quasi quanto alla mamma

e al ragù azzeccato sul fuoco.

Paolo Cirino Pomicino candidato alla

carica di sindaco di Napoli, annuncia il

leader della nuova Dc Gianfranco Rotondi,

una provocazione, forse, l’ennesima del

nostalgico avellinese che ha fatto fortuna

sulla lisca della Balena bianca. Ma il solo

pensiero fa male, anche perché in politica,

purtroppo, anche le boutade corrono

il rischio di incocciare quadri astrologici

favorevoli con la possibilità di trasformarsi

in realtà. La candidatura di Cirino

Pomicino, a parte i deliranti progetti di

sventramento del centro storico — (ma mai

nessuno, in tutti questi anni, ha pensato di

risanare i Quartieri, magari di dare ai vicoli

una dimensione turistica, commerciale,

civile? Bassolino, Iervolino, tutto a

Napoli fa rima con Pomicino…) — addolora

soprattutto chi in tutti questi anni, da

tangentopoli in poi, ha sperato che in città

potesse nascere una classe dirigente nuova,

autorevole, credibile, fresca, sana.

E invece ci ritroviamo oggi, a distanza di

dieci anni dalla prima esperienza post-tangentista

di Bassolino (l’unica che davvero

valga la pena di ricordare per l’entusiasmo

che trasmise alla città) a fare i conti con Cirino

Pomicino. Va bene, anche lui ha diritto

a fare politica, a saltellare da un partito

all’altro, a teorizzare il riformismo centrista,

il ritorno al proporzionale, l’asse teo-con

con i moderati. Ma per favore, e questo è un

appello-bipartisan a tutti gli amici di Cirino

che lo hanno ospitato in questi anni, tenetevelo

a Roma, dategli un pezzo di carta

e una biro, fategli disegnare un Colosseo,

una ruspa, un grattacielo. Starà lì, buono,

tranquillo, a giocare con Rotondi, innocuo,

lontano, lontanissimo da Napoli.

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