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FINI È ROCK, PRODI È LENTO

Prendiamo a prestito il tormentone di Adriano Celentano per commentare la dichiarazione televisiva con la quale il leader di Alleanza Nazionale ha definito le condizioni politiche ed elettorali che potrebbero portare alla scelta della sua persona come presidente del Consiglio dei Ministri. Una dichiarazione lineare e di assoluto buon senso, come è nello stile di Fini, che ci pare abbia anche realizzato un “effetto Andersen”. Come il bambino della celebre favola che con il suo candore svela l’inganno dei vestiti nuovi dell’imperatore, il nostro vicepremier ha chiarito l’artificiosità e la natura propagandistica delle primarie dell’Unione, legando ancora una volta le questioni della governabilità e della rappresentatività in quel rapporto necessario di cui vivono le grandi democrazie. Cosa ha detto Fini? Che grazie alla legge elettorale proporzionale e allo schema bipolare garantito dal premio di maggioranza alla coalizione più suffragata (e sta in questo la novità assoluta rispetto alla Prima Repubblica) l’indicazione del Presidente del Consiglio può essere decisa direttamente dagli elettori senza alcun gioco di prestigio ambiguo o confusionario. Perché è di palese evidenza, se Alleanza Nazionale dovesse ottenere più voti di Forza Italia è ad essa che spetterebbe la prima parola sulla premiership (e lo stesso vale per l’Udc), salvo l’assenso delle altre forze della coalizione e le prerogative del Capo dello Stato.


Non senza strumentalità esponenti dell’Unione hanno eccepito che, ai sensi della nuova legge, i partiti indicano, insieme al programma, il “leader delle coalizione”, ma è ovvio che, in presenza di significativi mutamenti delle scelte del corpo elettorale, quell’indicazione può e deve essere ridiscussa. D’altronde, con buona pace delle primarie, se l’Unione vincesse le elezioni, ma il suo partito di maggioranza relativa, anziché il listone fassinio-rutelliano, fosse Rifondazione Comunista, dubitiamo fortemente che Romano Prodi salirebbe a Palazzo Chigi.
La vera novità della politica italiana non è il carrozzone delle primarie, ma la nuova intesa tra ragioni della politica e sovranità dei cittadini raggiunta dallo slancio riformatore del centrodestra. Un’intesa che permette al popolo italiano di scegliersi il partito, una maggioranza, un programma di governo, un presidente del consiglio. Come avviene in tutti i paesi di democrazia matura. Fini è rock, Prodi è lento.
Autore : Salvatore Tatarella

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