di Roberta Angelilli - da Area
..........La presidenza inglese dell’Unione europea, pur ammantandosi di un ostentato europeismo di facciata, non ha mai nascosto le sue perplessità rispetto alla capacità e all’autorevolezza dell’Europa come istituzione politica di affrontare e risolvere concretamente le grandi questioni dell’attualità comunitaria. Tony Blair, Primo ministro inglese e Presidente di turno dell’Ue, in ogni occasione ci ha dato l’impressione di avere fretta di passare la mano ad una presidenza come quella austriaca che potrebbe impantanare ulteriormente le trattative più urgenti. Il rischio è perciò che il semestre britannico arrivi al capolinea con un nulla di fatto, in particolare sulle tanto attese prospettive finanziare per il 2007/2013, ovvero il bilancio comunitario. Ma per capire la situazione odierna bisogna prima fare un passo indietro. Circa sei mesi fa, durante il semestre lussemburghese, l’allora presidente Juncker propose un accordo sul bilancio che vedeva l’Italia ampiamente penalizzata: avremmo dovuto subire un taglio dei nostri fondi comunitari di ben 8 miliardi di euro, mentre altri Stati membri mantenevano alcuni privilegi, innanzitutto la Gran Bretagna che si ostinava a difendere il cosiddetto “assegno inglese” (rebate). .......