
Tre marine morti in 24 ore, la guerriglia rapisce un imprenditore

La fossa comune di Kerbala
BAGDAD - Riemerge l’orrore del regime di Saddam Hussein. Resti di donne e bambini sono stati trovati in una fossa comune scoperta ieri a Kerbala, la città santa sciita a sud di Bagdad. Intanto migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale per protestare contro i presunti brogli alle elezioni del 15 dicembre scorso. E la guerriglia non si ferma: rapimenti anche oggi, attacchi a convogli e almeno tre vittime tra i soldati Usa.
La fossa degli sciiti
“Nella fossa sono stati trovati crani di bambini e di donne con lunghe capigliature”, ha detto il portavoce della polizia della provincia di Kerbala, Abdel Rahman Meshaui, riferendosi alla scoperta. Secondo la fonte, una trentina di corpi è stata riesumata e portata nell’ospedale cittadino dove sono in corso esami del Dna per tentare di identificarli. “Alcuni abitanti, che hanno perso dei parenti durante la repressione della sollevazione sciita del 1991, si sono presentati per aiutare nell’opera di identificazione”, ha aggiunto il portavoce.
Ieri il portavoce aveva detto che la fossa è stata scoperta per caso da operai che stavano facendo lavori per le condutture dell’acqua, a 500 metri dal mausoleo dell’imam Hussein.
Un abitante di Kerbala, Salman Saadun, 50 anni, ha detto di aver visto nel 1991, dopo l’ingresso in città della Guardia repubblicana, il corpo scelto delle forze armate di Saddam, alcuni bulldozer impegnati in lavori di scavo in questo luogo. “Sono stati sepolti dei corpi e il posto è stato trasformato in un piccolo giardino pubblico”, ha detto l’uomo.
Nel nord curdo e nel sud sciita dell’Iraq sono state scoperte numerose fosse comuni dopo la caduta di Saddam. Nel 2004 l’Autorità provvisoria della coalizione (Cnp), guidata dagli Usa, aveva detto che nel Paese erano state scoperte 259 fosse comuni contenenti i resti di 300.000 persone.
Secondo le autorità, le fosse comuni nel sud contengono i resti delle vittime della repressione messa in atto dal regime di Saddam dopo la sollevazione della popolazione locale, in maggioranza sciita, contro Bagdad subito dopo la fine della prima guerra del Golfo.
La protesta contro il voto
Oltre diecimila persone sono scese in piazza a Bagdad per protestare contro l’esito delle elezioni parlamentari del 15, che sarebbe a loro avviso viziato da numerose irregolarità, e per chiedere un governo di unità nazionale. Innalzando foto di Iyyad Allawi, l’ex premier a capo della Lista nazionale irachena, coalizione composta da partiti sciiti e sunniti, i manifestanti hanno invocato un governo in cui ci sia maggiore spazio per la componente sunnita e per quella laica sciita.
I militanti della coalizione che fa capo all’ex premier lamentano almeno 1.500 irregolarità e chiedono un’indagine da parte di un organismo internazionale, avvertendo che potrebbero boicottare la nuova legislatura e reclamando nuove elezioni in alcune province, tra cui Bagdad. La richiesta è stata respinta dalle Nazioni Unite, mentre la commissione elettorale ha annunciato ieri che i risultati ufficiali verranno resi noti entro una settimana: in base ai dati preliminari, le elezioni sarebbero state vinte dall’Alleanza unita irachena, la coalizione sciita che fa capo al premier Ibrahim al Jaafari.
Guerriglia e violenze
Il direttore generale di una ditta farmaceutica, Ibrahim Abbas, è stato rapito insieme a sei guardie del corpo sulla strada che porta da Al-Dor a Samarra, nel nord dell’Iraq. Lo ha detto all’agenzia di stampa Dpa il capitano della polizia Hassan Ahmed mentre un ufficiale dell’esercito iracheno è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti in un attacco al convoglio sul quale viaggiavano a est di Kirkuk, 250 chilometri a nord di Bagdad.
Un marine americano è morto in seguito alle ferite riportate in un attacco con armi leggere a ovest di Bagdad. Lo hanno riferito fonti del comando statunitense in Iraq, secondo cui il militare è rimasto coinvolto in un attacco nella città di Khaldiyah, 85 chilometri a ovest della capitale irachena. Con quest’ultima vittima - che si aggiunge ai due piloti americani di un elicottero precipitato ieri - è arrivato a 2.165 il numero dei militari statunitensi uccisi in Iraq dall’inizio della guerra, nel marzo del 2003.
(27 dicembre 2005

GiuseppinaAn








