
Renata Polverini, 43 anni, è il nuovo segretario generale dell’Ugl. Succede a Stefano Cetica, che diventa nuovo presidente dell’organizzazione. La Polverini è la prima donna leader di un sindacato in Italia. I delegati al secondo Congresso confederale dell’Unione Generale del Lavoro che si è tenuto a Roma, Palazzo dei Congressi, dal 2 al 4 febbraio, hanno infatti votato i nuovi vertici del sindacato. La terza giornata dell’assise congressuale ha visto la presenza dei segretari generali della Cgil, Guglielmo Epifani, e della Cisl, Savino Pezzotta. Presenti anche Adriano Musi, numero due della Uil, Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl, e Carla Cantone, segretario confederale della Cgil. È intervenuto anche il ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini, secondo il quale “il nostro Paese si può governare con un patto forte tra tutte le parti sociali in causa, chiamatela concertazione o come vi pare”. “Molti si sono meravigliati della presenza dei tre sindacati confederali qui – ha detto a sua volta Pezzotta -. Sindacati chiamati triplice, termine che bisogna abolire”. “Credo che la nostra presenza oggi- spiega ancora- non sta tanto nello sdoganamento di questo sindacato ma abbia un altro segno profondo e cioè che in un sistema bipolare non possa esistere anche un sindacato bipolare. Anche con idee diverse non serve un sindacato bipolarizzato e questo certamente dispiacerà alla politica”. “È la prima volta che il segretario generale della Cgil prende la parola ad un congresso Ugl – ha esordito Epifani – E apprezzo seriamente lo sforzo che vi ha portato ad essere un sindacato moderno con una forte identità e autonomia”. Per il segretario generale della Cgil, “l’autonomia è fondamentale e non la si conquista una volta per tutte ma è un processo continuo, una ricerca costante che affonda nella capacità rigorosa di costruirsi un autonomo punto di vista su processi e problemi che riguardano il lavoro. Ed è per questo che credo che voi siete riusciti in questo percorso da quanto cambiaste nome e dalla vecchia Cisnal avete dato vita all’Ugl”. Il congresso era stato aperto dall’intervento del segretario generale uscente, Stefano Cetica, il quale nella sua relazione, fra l’altro, ha chiesto di riprendere “al più presto una politica di sviluppo per l’economica del Mezzogiorno, secondo la direzione di marcia indicata nel Patto per l’Italia”. “Chiediamo alle forze politiche - ha continuato Cetica - l’impegno di inserire nel programma della prossima legislatura quegli interventi che non sono stati sino ad ora adeguatamente sostenuti dalle leggi di bilancio o sono stati abbandonati, strada facendo, lasciando il posto a provvedimenti contingenti che spesso avevano il carattere dell’emergenza, mai quello dell’organicità”. Al mondo imprenditoriale, Cetica ha chiesto invece di concentrarsi “sul core business”, puntando sulla ricerca, sull’ammodernamento degli impianti, sul miglioramento della produttività. Secondo Cetica, infatti, “resta difficile guardare con ottimismo al futuro della nostra economia se non si rimuovono alcuni ostacoli allo sviluppo”. Cetica è poi intervenuto sul dibattito in merito alla riforma dei contratti collettivi di lavoro. “Vogliamo disilludere quanti cercano di destrutturare il contratto nazionale proponendo una devoluzione verso la periferia delle sue principali competenze”. L’obiettivo – ha continuato ancora Cetica- non è quello di potenziare la contrattazione di secondo livello per premiare l’eventuale maggiore produttività aziendale - cosa sulla quale siamo tutti d’accordo e che fa parte delle intese del ‘93 sul costo del lavoro, ma quello di introdurre da una parte una differenziazione delle retribuzioni a livello territoriale, incamminandoci così verso il sostanziale ripristino delle gabbie salariali e dall’altra, di indebolire, in una sorta di processo omeopatico della contrattazione, la forza dei lavoratori che si ritroverebbero sempre più isolati e divisi nelle loro battaglie”. Parole chiare che hanno trovato una conferma nella relazione introduttiva del nuovo segretario generale, Renata Polverini. “Bisogna contrastare le vecchie e le nuove povertà – ha insistito Polverini -: serve uno Stato in grado di valorizzare libertà ed iniziativa, capace di garantire le condizioni che consentono ai privati e ai corpi intermedi di dare molte delle risposte che in precedenza forniva, non sempre adeguatamente, l’intervento pubblico”. Il vice segretario generale dell’Ugl ha continuato dicendo: “Ciò che respingiamo è l’attacco mosso, con troppa facilità, ai nostri sistemi di protezione sociale, indicati come intralci alla competitività del Paese”. Secondo Polverini, quindi, “va piuttosto riconosciuta la necessità di concentrare le risorse pubbliche su quelle funzioni che il solo mercato è incapace di svolgere, se non in maniera iniqua. O in maniera dispendiosa, come troppo spesso si verifica nel caso della sanità”. Nei tre giorni di Congresso sono intervenute numerose autorità presenti, sia del mondo della politica che del lavoro. Sono intervenuti, fra gli altri, il vice presidente del consiglio, Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, i ministri Roberto Maroni e Altero Matteoli, il vice ministro Mario Tassone, i sottosegretari al Lavoro, Pasquale Viespoli e Maurizio Sacconi, il sindaco di Roma, Walter Veltroni. Presenti anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che ha parlato il secondo giorno di Congresso, il segretario confederale della Cisl Bonanni, il segretario generale della Cisal, Cavallaro. Maurizio Maurizio Beretta e Giorgio Usai di Confindustria. Hanno parlato anche l’europarlamentare Roberta Angelilli, il segretario di Roma e Lazio dell’Ugl, Luca Malcotti, il vice presidente della Commissione nazionale Pari opportunità, Lucia Borgia, la consigliera di parità, Isabella Rauti, il deputato di Alleanza nazionale Filippo Ascierto, il presidente di Ipsema, Antonio Parlato. Particolarmente apprezzati anche gli interventi di Giano Accame, giornalista e storico, Bruno Labate, che negli anni ’70 fu vittima di un episodio di odiosa discriminazione davanti alla fabbrica della Fiat a Torino, e del dottor Antonio Pezzi, volontario in Iraq.

GiuseppinaAn








