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VENTICINQUE MEDAGLIE PER I MARTIRI DELLE FOIBE

tratto dal sito ufficiale di Alleanza nazionale - ROMA. Nel modo più solenne, ieri, è stato riconosciuto il sacrificio degli italiani del confine orientale. Nell’ambito delle cerimonie per il “Giorno del ricordo”, che si celebrerà ufficialmente domani, al Quirinale sono state conferite le onorificenze per le vittime delle foibe. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato le medaglie alla memoria........ il giorno del ricordo Le vittime delle foibe Anche Como non vuole dimenticare i martiri delle foibe Milano: sabato fiaccolata del ricordo Napoli 10 febbraio commemorazione martiri Foibe Roma 8 febbraio corteo per le Foibe Sanremo dimentica: «È roba da fascisti" Viterbo 10 febbraio giornata del ricordo

di 29 martiri, ricordando insieme le 20mila vittime italiane di quella che fu una vera e propria pulizia etnica contro il nostro popolo perpetrata dai partigiani di Tito. «Il riconoscimento del supplizio patito — ha detto il capo dello Stato — è un atto di giustizia nei confronti di ognuna di quelle vittime e restituisce le loro esistenze alla realtà presente, perché le custodisca nella pienezza del loro valore, come individui e come cittadini italiani. L’evocazione delle loro sofferenze e del dolore di
quanti si videro costretti ad allontanarsi per sempre dalle loro case in Istria, nel Quarnaro e nella Dalmazia ci unisce oggi nel rispetto e nella meditazione». A ricevere le medaglie da Ciampi c’erano i rappresentanti di 25 famiglie. Anche questo è lo spaccato di cosa fu la tragedia delle foibe: nelle cavità carsiche, usate dai comunisti jugoslavi come fosse comuni e come tombe per persone ancora vive, scomparvero nonni, padri, madri, figli oggi ricordati dai parenti che sono venuti dopo o che sono fortunatamente sopravvissuti. Questa realtà, che troppo a lungo è stata rimossa dalla memoria collettiva del Paese, è tornata finalmente a far parte della storia nazionale grazie alla legge che ha istituito la ricorrenza del 10 febbraio e che è stata «una delle pagine più nobili della legislatura che volge al termine». A sottolinearlo è stato il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, intervenuto al Quirinale, con il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, quello della
Difesa, Antonio Martino, il leader dei Ds, Piero Fassino, e il parlamentare della Margherita, Willer Bordon. Il Parlamento votò la legge quasi all’unanimità, ma quello fu solo l’esito positivo di una strada durata un sessantennio e percorsa pressoché
esclusivamente dalle associazioni degli esuli e dalla destra, custodi di una memoria che altrimenti sarebbe stata spinta nel dimenticatoio. Sono ancora in circolazione i manuali di storia che tacciono sul genocidio delle foibe o che, nella migliore delle
ipotesi, lo liquidano in poche righe. Appartengono alle cronache di pochi anni addietro il silenzio e i tentativi di una certa sinistra di minimizzare e ridurre a vicenda regionale l’esodo e le violenze subiti da 350mila italiani delle terre d’Istria, Dalmazia, Venezia- Giulia. Contro la cortina calata a forza su questa pagina la destra ha l’orgoglio di aver lottato in tutti i modi, dalle manifestazioni per Trieste italiana bagnate di sangue all’inizio degli anni ’50, agli opuscoli distribuiti con
costanza nelle scuole superiori di tutta la Penisola, fino all’istituzione della “Giornata dei valori nazionali” che,voluta nel 2003 dall’allora governatore del Lazio Francesco Storace, offrì lo spunto al Parlamento per il “Giorno del ricordo”. «Dopo tanti, troppi anni di ignavia e forse anche di viltà — ha commentato Fini — l’Italia ha riconosciuto il sacrificio di chi fu colpevole solo di amare la sua terra, la terra dei suoi padri, la sua patria veneta, storicamente romana, certamente italiana». Per Fini, che ha voluto rivolgere un profondo ringraziamento al capo dello Stato, «la cerimonia al Quirinale è il suggello di quella pagina di riconciliazione scritta unanimamente dal Parlamento, soprattutto grazie al presidente Ciampi. Quel voto è stato reso possibile dal mutare dei tempi, dal venir meno del furore ideologico e dalla volontà delle forze politiche di ritrovare una memoria condivisa. Ma senza l’alto e quotidiano monito di Ciampi — ha precisato il leader di An — senza la sua opera affinché gli
italiani ritrovassero la coscienza di appartenere a un’unica comunità nazionale, non sarebbe stato possibile ricordare una storia senza buchi neri e senza pagine strappate». La ricomposizione della memoria storica è, per il ministro degli Esteri, il
fondamento necessario per guardare al passato e al futuro con una piena consapevolezza. «Dobbiamo insegnare ai giovani — ha aggiunto Fini — a cosa possono portare il furore ideologico e l’odio etnico, per tramandare la storia di ieri ai nostri figli,
soprattutto nel momento in cui l’Unione europea supera i confini nazionali e fa venir meno le divisioni tra i popoli». Il vicepremier ha voluto quindi ricordare come «nei Balcani martoriati, la pulizia etnica è anche storia recente. Onorando la emoria di tanti martiri, si dà coscienza d’appartenenza alla comunità nazionale italiana, composta da figli e cittadini d’Europa». Anche Ciampi, nel suo intervento, ha sottolineato la necessità di trasmettere alle nuove generazioni quella che ha definito «la presa di coscienza dell’intera comunità nazionale ». «L’Italia non può e non deve dimenticare — ha detto — Non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro. La responsabilità che avvertiamo nei confronti delle giovani generazioni — ha aggiunto il capo dello Stato — ci impone di tramandare la consapevolezza di avvenimenti che costituiscono parte integrante della storia della nostra patria. La memoria ci aiuta a
guardare al passato con interezza di sentimenti, riconoscerci nella nostra identità, a radicarci nei suoi valori fondanti, per costruire un futuro nuovo e migliore». Eppure, anche in questa giornata votata alla pacificazione e al doveroso ossequio delle vittime delle foibe, c’è stato chi ha voluto polemizzare e sminuire la portata di quella tragedia. Il Pdci, attraverso il responsabile esteri Iacopo Venier, ha attaccato Ciampi, («le massime autorità dello Stato», è l’espressione usata) con deliranti dichiarazioni a proposito di una «grave opera di distorsione della memoria storica nazionale». I Comunisti italiani sono tornati a sostenere che «l’Italia fascista pianificò la pulizia etnica del confine orientale, scatenando un piano scientifico
di violenza razzista contro le popolazioni slave». Fu proprio questa teoria priva di fondamento storico a relegare gli infoibati al rango di vittime di serie B. Si tratta di una lettura che va a braccetto con quella negazionista e che, almeno oggi, poteva essere risparmiata alla memoria delle migliaia di italiani uccisi dai titini.
Fonte : Secolo d’Italia del 9/2/2006
Autore : Anna Maria Gravino

Commenti dei lettori

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  • Assurdo

    25 Jan 2009 - 12:48 - #1
    0 punti
    Up Down

    Nelle foibe furono gettati i fascisti, i collaborazionisti e i soldati tedeschi, e non civili!
    Come si può parlare di genocidio degli italiani, quando i fascisti (era Mussolini ad affermare che italiano equivale a fascista e viceversa) assieme ai “colleghi” nazisti hanno provocato la seconda guerra mondiale.

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