
L’esito del voto al PE
L’assemblea del Parlamento europeo ha approvato, dopo una battaglia procedurale, l’emendamento che raccoglie il compromesso messo a punto da Ppe e Pse per eliminare dal provvedimento Bolkestein il riferimento al principio del paese d’origine. Tuttavia i Paesi possono imporre limitazioni alla libera prestazione dei servizi solo per motivi di ordine pubblico, sicurezza e salute pubblica. È passata quindi l’ultima formulazione messa a punto dai due principali gruppi, che non fa riferimento alla politica sociale e alla protezione dei consumatori. Per il resto, l’attuale bozza di direttiva, rimanda in gran parte a quella del ‘96 contenente norme sul distaccamento dei lavoratori nell’ Unione Europea.
Qual è il giudizio del sindacato sull’atteso voto di oggi lo ha detto chiaramente Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl: “La montagna di Strasburgo alla fine ha partorito un topolino. Senza la precisa definizione del campo di applicazione della direttiva, non si può davvero ritenere di aver neutralizzato i suoi effetti dirompenti. Si tratta, infatti, di un testo confuso e contraddittorio: dunque una sconfitta per il lavoro. La Bolkestein era e resta, nonostante la decisione apprezzabile, ma tardiva, di abolire il principio del paese d’origine, un provvedimento che non ci sentiamo di condividere. Così com’è questa norma rischia di innescare una inaccettabile concorrenza sleale all’interno dell’Europa, perché mantiene un impianto generale inadeguato che non garantisce parità di tutele a tutti i lavoratori europei. Si è preferito cedere ad un compromesso dettato dalla politica e dagli interessi più forti, mettendo da parte le istanze dei lavoratori più deboli che rischiano di essere travolti da una liberalizzazione priva di regole”. Scarsa soddisfazione l’ha espressa anche l’eurodeputato e capo delegazione di Alleanza Nazionale, Roberta Angelilli, spiegando le ragioni per le quali parte del centro-destra italiano si è astenuto dal votare la direttiva ‘delle lobby’: “Abbiamo apprezzato lo sforzo di rimuovere il principio del paese d’origine e di escludere dal campo di applicazione i servizi di interesse generale - ha evidenziato la Angelilli - ciò nonostante la delegazione di Alleanza nazionale si è astenuta dal voto finale sulla direttiva servizi, perché il testo è un vero e proprio pasticcio, pieno di contraddizioni ed equivoci, addirittura schizofrenico in quanto oscilla tra la liberalizzazione e la completa chiusura del mercato. Dalla ‘direttiva delle lobby’, restano esclusi i settori forti, come i servizi bancari e finanziari”.
Questo dunque l’esito del voto, nonostante non meno di 30.000 lavoratori, 3000 dei quali dall’Italia, hanno manifestato il 13 e il 14 febbraio davanti al palazzo del Parlamento Europeo a Strasburgo contro la direttiva. Alla protesta è stata presente anche l’Ugl con una delegazione guidata dal segretario generale, Renata Polverini, che inoltre ha partecipato ad un convegno presso il Parlamento europeo intitolato “Un nuovo modello sociale europeo, partecipazione, delocalizzazione, strategia di Lisbona”.
Roma, 17 febbraio 2006
Il Segretario Provinciale di Roma
Camillo Luzzi Conti

GiuseppinaAn








