
La Nato, che ha saputo assicurare per oltre 40 anni la sicurezza e la democrazia nell’Europa occidentale, resta in primo luogo un’alleanza vitale per Paesi che si riconoscono nelle comuni fondamenta della democrazia, delle libertà individuali e dello stato di diritto. Ma non solo. Dopo la fine della Guerra Fredda, essa ha saputo sempre più trasformarsi da strumento di mera difesa in organizzazione di sicurezza collettiva in grado di far fronte alle nuove minacce e sfide globali: dal terrorismo internazionale, alla diffusione delle armi di distruzione di massa, ai traffici illeciti di droga, di armi e finanche di persone umane. Minacce e sfide che riguardano direttamente la sfera di libertà dei cittadini e che richiedono una profonda trasformazione di concetti strategici, di capacità operative, di proiezione esterna.
Tutto ciò ha comportato per la Nato la necessità non soltanto di ammodernare gli assetti militari, ma anche di avviare nuove forme di dialogo politico e di cooperazione nel settore della difesa con Paesi che con l’Alleanza si sono trovati a condividere esigenze di sicurezza e valori fondanti. Gli anni trascorsi dal crollo del muro di Berlino ad oggi hanno così visto la Nato fornire un sostegno insostituibile ai propri partners: ad iniziare dalle Repubbliche ex sovietiche o da quei Paesi già appartenenti al Patto di Varsavia che si sono impegnati sul cammino della riforma in senso democratico delle loro istituzioni.
La circostanza che, ad oggi, dieci di quei Paesi sono già membri a pieno titolo dell’Alleanza, ed altri si apprestano a diventarlo in un prossimo futuro, è di per sé una misura tangibile dei successi ottenuti. Tra i candidati alla futura adesione, si collocano in prima fila Albania, Croazia e Repubblica ex jugoslava di Macedonia. Nella medesima prospettiva di crescente stabilizzazione di un’area di cruciale importanza per il nostro Paese, quali i Balcani, l’Italia auspica che possano quanto prima maturare anche le condizioni per l’ammissione di Serbia-Montenegro e Bosnia Erzegovina nel meccanismo del partenariato per la pace dell’Alleanza.
Ma la “domanda di Nato” proviene ormai da Paesi di diverse aree del mondo. Un ruolo fondamentale è svolto dagli strumenti di partenariato. Da quello Nato-Russia, un partenariato strategico che, su base paritetica, si articola in una dimensione politica ed una di collaborazione militare, alla Commissione Nato-Ucraina. Dal Partenariato Euro-Atlantico, che oggi si estende dai Balcani al Caucaso e all’Asia Centrale, al Dialogo Mediterraneo e alla Iniziativa di Cooperazione di Istanbul, che includono rispettivamente i Paesi della sponda del sud del Mediterraneo e quelli del Medio Oriente allargato; proprio la riunione di Taormina ha fatto da cornice al primo incontro tra i Ministri della Difesa della Nato con i loro omologhi del Dialogo Mediterraneo, in un momento pieno di sfide per la sicurezza dell’area.
A conferma di quanto la Nato sia sempre più percepita come fornitore di sicurezza a livello mondiale, anche Paesi come il Giappone, l’Australia o la Nuova Zelanda hanno iniziato a collaborare in operazioni a guida Nato e desiderano sviluppare con l’Alleanza un più strutturato dialogo politico e di sicurezza.
La sua funzione essenziale resta l’impegno dei suoi Membri a tutelare i valori condivisi di democrazia e di libertà in un contesto in cui le minacce assumono forme mutevoli, asimmetriche e difficili da circoscrivere. Sotto questo profilo, la Nato continua pertanto a rappresentare un foro insostituibile, nel quale europei ed americani potranno sempre più confrontare e sintonizzare le rispettive percezioni circa le sfide e le minacce che vengono portate alla salvaguardia di tali principi, prima ancora che alla loro sicurezza.
Per l’Italia, la piena riuscita della trasformazione della Nato è una priorità. Ciò spiega l’impegno attivo ed in prima linea del nostro governo per assicurare il raggiungimento di questo risultato. L’11 settembre e la necessità di contrastare il terrorismo hanno portato la Nato ad allargare il suo raggio d’azione ben oltre la tradizionale dimensione territoriale. Non è un caso che sia l’Italia ad esercitare attualmente il comando dell’operazione Isaf in Afghanistan (dove abbiamo contestualmente la responsabilità della squadra di ricostruzione provinciale e del comando d’area di Herat, ai confine con l’Iran) e della operazione Active Endeavour di pattugliamento navale nel Mediterraneo in chiave di contrasto al terrorismo. L’Italia svolge inoltre da oltre dieci anni un ruolo di spicco nel processo di stabilizzazione in un’area di interesse strategico primario (non solo per l’Italia, ma per l’Europa intera) come i Balcani ed è oggi più che mai convinta della necessità di fare ogni sforzo perché tutti i Paesi dell’area possano beneficiare quanto prima di un concreto ancoraggio alle istituzioni euro atlantiche. L’Italia, i cui soldati sono altresì presenti in Albania e nella Repubblica ex jugoslava di Macedonia, è oggi alla guida di ben due spedizioni la cui delicatezza è pari alla rilevanza per il successo della stabilizzazione dei Balcani: parlo dell’operazione Nato Kfor in Kosovo e della missione Althea in Bosnia Erzegovina, questa volta per conto dell’Ue.
La coesistenza, l’una accanto all’altra nel teatro balcanico, di missioni Nato e Ue a guida italiana non è frutto del caso. E’ la dimostrazione pratica di quanto i rapporti tra Alleanza Atlantica ed Unione Europea vadano sempre più orientandosi verso un partenariato armonioso, fatto non di duplicazioni bensì di una razionale divisione dei compiti, e di quanto fattivamente e concretamente il governo italiano si adoperi in questa direzione. Per l’Italia, infatti, sia l’europeismo che l’atlantismo, in un quadro di multilateralismo efficace, sono elementi costitutivi del patrimonio genetico della nostra politica estera.
Elementi non alternativi, ma complementari: perché è vero che abbiamo bisogno di “più Europa” per affrontare efficacemente opportunità, minacce e sfide della globalizzazione; ma la risposta europea potrà essere tanto più efficace quanto meglio saprà integrarsi e completarsi in una cornice di solidarietà transatlantica di cui l’Alleanza nata dal Trattato di Washington del 1949 continua ad essere irrinunciabile riferimento e garanzia”. (aise)

GiuseppinaAn








