I BOCCIATI ECCELLENTI

da Il Resto del Carlino - Non ce la fanno Pannella Intini e Mussolini Promossi giornalisti e magistrati, da Polito a Sterpa, da Casson a D'Ambrosio. Flop di Cecchi Gori Chi arriva e chi rimane, a Camera e Senato. E chi trasloca da un ramo all’altro del Parlamento. Il Viminale fa sapere che è «ancora presto per fissare la proclamazione dei neo-eletti», ma già molti sanno di avercela fatta. E alcuni di essere rimasti fuori.












I BOCCIATI ECCELLENTI

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Arrivano al Senato uno stuolo di ministri e ex del governo Berlusconi, tre leader di partito e anche nomi noti della politica, del giornalismo, della società: Giuseppe Pisanu, Lucio Stanca, Pietro Lunardi, Altero Matteoli, Rocco Buttiglione, Roberto Castelli, Mario Baccini, e gli ex ministri Francesco Storace e Roberto Calderoli.

Siederanno a Palazzo Madama anche il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, quello del Pdci, Armando Cossutta e l’ex dell’Udc, Marco Follini. Arrivano al Senato tre governatori di regioni: Roberto Formigoni (Lombardia), Totò Cuffaro (Sicilia) e Giancarlo Galan (Veneto).

Restano a Palazzo Madama due ex presidenti del Senato: Marcello Pera, presidente uscente, e l’ex Nicola Mancino.

MAGISTRATI, ATTORI E GIORNALISTI
Dalla Camera approda al Senato l’ex segretario della Cisl, Franco Marini (della Margherita), tra i possibili futuri presidenti di questo ramo del Parlamento. Per la prima volta in Parlamento, approdano al Senato, con i Ds, i magistrati Gerardo D’Ambrosio, ex procuratore capo di Milano, e Felice Casson; dalla Camera arrivano l’azzurro Francesco Nitto Palma, ex sostituto della Procura di Roma, e Anna Finocchiaro.

Nutrita la rappresentanza dei giornalisti, per la prima volta a Palazzo Madama: i ‘debuttanti’ parlamentari Antonio Polito (direttore del Riformista eletto con la Margherita), Rina Gagliardi (editorialista di Liberazione, eletta con Rifondazione comunista), Furio Colombo (ex direttore dell’Unità, eletto con i Ds), Egidio Sterpa (FI); confermati senatori Sergio Zavoli (Ds), Paolo Guzzanti e Lino Jannuzzi per Forza Italia.

Per sapere se diventerà senatore, il vicedirettore del Tg1, Francesco Pionati, dovrà aspettare di conoscere l’opzione dell’ex segretario dell’Udc, Marco Follini. Rita Pavone non ce la fa, mentre senatrici diventano Ombretta Colli, convertita alla politica con FI, e Franca Rame (eletta per l’Italia dei Valori), attrice che, con il marito premio Nobel Dario Fo, ha sempre coniugato spettacolo e impegno politico con la sinistra.

Diventa senatrice con Rifondazione comunista anche una femminista storica, Lidia Menapace. Eletta al Senato in Calabria con i Ds, Rosa Villeco Calipari, vedova di Nicola Calipari. E Gigi Malabarba, eletto in Liguria, ha annunciato di voler cedere il proprio seggio al senato per Rifondazione comunista a Heidi Giuliani, mamma di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso durante gli scontri del G8 di Genova.

Lo farà il prossimo 20 luglio in occasione dell’anniversario della morte.

MEDAGLIA OLIMPICA
Molte ‘new entry’ alla Camera. Con Rifondazione comunista approdano a Montecitorio Vladimir Luxuria, Francesco Caruso, esponente dei no global, e Daniele Farina, del centro sociale milanese ‘Leoncavallo’; e ancora Paolo Cacciari, fratello del sindaco di Venezia, e Ali Rashid, rappresentante dell’Anp (Autorità nazionale palestinese) in Italia, nonché l’imprenditrice Paola Maria Merloni (Margherita).

Debutto parlamentare, a Montecitorio, per la ex campionessa olimpica di sci nordico Manuela Di Centa, eletta con Forza Italia in Friuli-Venezia Giulia e per Giulia Bongiorno, l’avvocatessa di Giulio Andreotti, eletta nel Lazio con Alleanza nazionale.

Non ce l’hanno fatta a ottenere un seggio politici di fama come Marco Pannella, Ugo Intini e Alessandra Mussolini. Niente seggio nemmeno per Maria Grazia Laganà, vedova del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, che era al nono posto della lista dell’Ulivo nè per Aminata Fofana, già top model e ora scrittrice, originaria della Guinea, che i Verdi avevano pensato di portare come prima deputata di colore in Parlamento.

Niente seggio neppure per Vittorio Cecchi Gori, candidato con la Lega Nord-Mpa.

di Beatrice Bertuccioli

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