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Scalfaro, non ci sono scuse

«Abbiamo rivissuto vecchie esperienze» Scorretto, irritante e di parte: il senatore a vita perde il pelo ma non il vizio da Il Secolo - Scorretto, irritante GIROLAMO FRAGALÀ - ROMA. Sette anni sono davvero lunghi, oltre ottanta mesi, più di 2500 giorni. Bastano e avanzano per far dimenticare i momenti più brutti, gli amori finiti male, gli scudetti persi dall’Inter e persino il periodo in cui Oscar Luigi Scalfaro era al Quirinale. Ma il destino riserva sempre sorprese: l’ex-presidente della Repubblica non voleva essere dimenticato e — dopo oltre ottanta mesi e più di 2500 giorni — ha fatto di tutto per tornare alla ribalta scegliendo, come sua abitudine, il peggiore dei modi. Alla guida della “due giorni”al Senato è sembrato quello dei vecchi tempi, neppure per un attimo super partes, indifferente alle proteste del centrodestra, beffardo nel sorriso,a tratti irritante. Ha persino recitato la parte della vittima quando, dai banchi, l’hanno sepolto di fischi, gli hanno gridato “vergogna” e “fazioso”, l’hanno mortificato con applausi ironici. È andato avanti per la sua strada, doveva aiutare Marini e l’ha aiutato, doveva fare alcune forzature e l’ha fatte, doveva prendersi qualche vendetta e se l’è presa, combinandone di tutti i colori. Innanzitutto ha partecipato al voto, rompendo così regole e consuetudini consolidate (in passato i presidenti provvisori si erano quasi sempre astenuti, come dimostrano i casi di Ferruccio Parri, Pietro Nenni e Lidia Ravera). Ma Scalfaro si è rifatto alla «libera volontà del presidente di turno»: sapeva che il suo voto per Marini poteva essere determinante e ha seguito l’indicazione dantesca del non ti curar di loro ma guarda e passa. Non solo. Aveva fissato la seconda votazione per le venti e quindici per poi rinviarla di qualche ora dopo aver saputo che parecchi senatori della sinistra si erano allontanati e non avrebbero potuto scrivere il nome di Marini sulla scheda. Anche in questo caso la sua è stata una forzatura, perché i lavori dell’aula non si svolgono a seconda dei bisogni immediati di un gruppo di parlamentari. Che cosa avrebbe deciso se a risultare assenti fossero stati gli esponenti della Cdl? La risposta è fin troppo ovvia. Ma Scalfaro non si è fermato qui: ha annullato la seconda seduta a causa dei voti espressi per "Francesco" Marini mentre non ha annullato quella successiva dove i voti per "Francesco" Marini c’erano lo stesso.Sperando che filasse tutto liscio (lui, in verità,dice di non essersene accorto) non ha mai letto ad alta voce quel che era veramente scritto sulle schede poi contestate, tant’è che il centrosinistra

s’era illuso — venerdì sera — che il suo candidato ce l’avesse fatta. Solo grazie al lavoro dei “controllori” di An, Alessio Butti e

Achille Totaro, quelle schede sono state annullate.

A pensar male si fa peccato ma spesso ci

si azzecca, il tentativo forse era quello di

mostrare un centrosinistra vincente al primo

colpo, evitandogli la figuraccia che ha invece

fatto davanti a milioni di italiani. Infine, Scalfaro

ha convocato la seduta decisiva nello

stesso giorno in cui si era conclusa la precedente,

nonostante le proteste degli esponenti

della Cdl che — regolamento alla mano —

avevano dimostrato qual era l’unica strada da

percorrere, e cioè la seduta domenicale.

È stato tutto un caso? Irritante la battuta prima

dello scrutinio conclusivo: «Se leggo in

maniera inesatta qualche scheda, prego i

segretari di avvertirmi subito e non al termine

». Irritante lo sguardo infastidito quando al

microfono andavano i senatori del centrodestra,

nonché l’indifferenza mostrata alle loro

richieste. Ha persino fatto credere che permetteva

a Mario Baldassarri d’intervenire per

sua gentile concessione e non perché ne aveva

diritto.

Tutto ha un limite. «Il comportamento di

Scalfaro è stato semplicemente indecente»,

ha affermato Gianfranco Fini, conversando

con i giornalisti alla Camera. Per il vicepremier,

il senatore a vita si è dimostrato «in modo

palese non rispettoso del regolamento» con

un modo di agire «chiaramente di parte» E,

per chi presiede il Senato nelle condizioni politiche

in cui si trova, «questo è francamente

inaccettabile». A tagliare corto è stato Silvio

Berlusconi: «Non ho dato giudizi sul comportamento

di Scalfaro e non li voglio dare nemmeno

oggi. Io, Scalfaro, lo conosco dal ’94…».

Chiaro il riferimento ai fatti che portarono al

ribaltone, con il centrodestra “espropriato”

della vittoria elettorale per far posto al governo

Dini.

I commenti della Cdl si sono susseguiti per

tutta la giornata. «Nessuna norma di legge

impedisce di votare, ma norme di fair play e di

buon gusto parlamentare avrebbero dovuto

consigliare di non votare», ha detto Rocco Buttiglione.

«In quanto presidente dell’Assemblea

che non solo deve essere imparziale ma

deve apparire imparziale, il fatto di partecipare

al voto getta un’ombra. Con rapporti praticamente

paritari ogni voto è decisivo…».

«La storia condanna Ponzio Pilato così come

condanna chi chiedeva a gran voce la crocifissione

di Gesù Cristo», ha aggiunto a sua volta

l’azzurro Andrea Pastore. C’è stato chi, come

Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, avevano

chiesto all’ex-capo dello Stato di fare un passo

indietro: «Alla luce degli atti di gravissima

faziosità commessi, fra i quali addirittura il

rinvio

di una delle votazioni per favorire il rientro

in sede di alcuni senatori del centrosinistra e la

lettura non veritiera di una scheda, è evidente

che Scalfaro non è adeguato a presiedere il

Senato in un’occasione così delicata». Duro

Gianfranco Rotondi: «Come possiamo fidarci

di lui se le regole non le ha mai rispettate?».

A dare la solidarietà al senatore a vita è stato

naturalmente il centrosinistra. Romano Prodi

ha recitato la parte di chi è allibito: «Non

solo una parola, ma veramente lo sdegno

assoluto per come è stato trattato. Alcune scene

fanno veramente male alla democrazia.

Scalfaro ha tenuto un atteggiamento di straordinaria

dignità e quindi apprezzo quel che ha

fatto». Non potrebbe essere altrimenti. Non a

caso, durante il brindisi, Franco Marini ha

telefonato a Scalfaro per ringraziarlo: credeva

di non averlo ringraziato a sufficienza in aula.

Più che altro, però, dovrebbe erigergli un

monumento.

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