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«Abbiamo rivissuto vecchie esperienze»

Totaro e Butti, i “controllori”, raccontano le ore di tensione a Palazzo Madama: ci ha aiutato la nostra militanza politica ROMA. Non è stato un compito facile,il loro. Alessio Butti e Achille Totaro, nella maratona infinita della sfida Andreotti-Marini, si sono trovati contrastare la faziosità (risaputa) di Oscar Luigi Scalfaro e i tentativi dei senatori unionisti di convalidare schede palesemente nulle. «Li ho chiamati per complimentarmi con loro per la capacità con cui hanno svolto il ruolo di segretari», ha commentato Gianfranco Fini, «a dimostrazione ............ Scalfaro, non ci sono scuse


ROMA.
Non è stato un compito facile,

il loro. Alessio Butti e Achille Totaro,

nella maratona infinita della sfida

Andreotti-Marini, si sono trovati

contrastare la faziosità (risaputa) di

Oscar Luigi Scalfaro e i tentativi dei

senatori unionisti di convalidare

schede palesemente nulle. «Li ho

chiamati per complimentarmi con

loro per la capacità con cui hanno

svolto il ruolo di segretari», ha commentato

Gianfranco Fini, «a dimostrazione

del fatto che entrare per la

prima volta a Palazzo Madama non

necessariamente significa non avere

capacità politica».

E in effetti è quello che pensano

un po’ tutti, basta aprire un quotidiano

qualsiasi per averne conferma.

C’è chi li chiama addirittura «gli

eroi di giornata», a notte fonda erano

lì a incalzare i colleghi paventando

il reato di falso in atto pubblico.

alla fine hanno ottenuto la ripetizione

della votazione pomeridiana

l’annullamento delle schede contestate.

Un successo non da poco,

visto che i segretari del centrosinistra

erano quattro e che l’arbitro

(per così dire) era uno come Scalfaro,

l’uomo della par condicio a senso

unico. C’era una disparità di forze

in campo, per loro è stato come giocare

in trasferta e a ranghi ridotti,

con un rigore regalato agli avversari

al novantesimo minuto. Probabilmente

è questo che è saltato agli

occhi dell’aula e che ha provocato

l’applauso di tutti i senatori della

Casa delle libertà (ma anche degli

amici, visto che sui cellulari sono

arrivati almeno cinquecento messaggi

messaggi

di congratulazioni e una serie

infinita di telefonate).

Un battesimo di fuoco a Palazzo

Madama, quindi, per i due esponenti

di An. Un battesimo gratificante.

«Non appena Scalfaro ha dato

lettura delle tre schede con sopra il

nome di “Francesco” Marini, ho

subito detto ai colleghi dell’Unione,

che volevano convalidarle, di metterle

metterle

da parte», racconta Alessio

Butti. «Il regolamento non diceva

nulla al riguardo, eravamo di fronte

a una novità assoluta, Scalfaro era

favorevole ad assegnare quelle

schede a Marini. Ma erano schede

riconoscibili e quindi non potevano

essere valide». Qui è cominciato un

braccio di ferro lunghissimo.

«La prima cosa che mi viene in

mente», dice Achille Totaro, «è che

con Alessio ci siamo trovati a difendere

le ragioni di tutto il centrodestra.

Per noi, che abbiamo una lunga

militanza nel Fuan e nel Fronte della

gioventù, è stato un piacere enorme.

Quando abbiamo cominciato a

far politica, da ragazzi, non avremmo

mai pensato di arrivare a questo

punto». È chiaro che non si tratta

di dilettanti allo sbaraglio: «La

nostra esperienza nelle istituzioni

locali ci ha aiutato parecchio a districarci

nei momenti più caldi della

discussione sulle schede», aggiunge

il neo-senatore di An. «Gli altri

colleghi forse erano meno esperti di

noi nelle tecniche di giudizio sulla

validità dei voti espressi». Del resto,

chi fa politica da anni è stato più volte

rappresentante di lista nei seggi e

sa bene che cosa significhi “firmare”

una scheda: «Proprio così», sorride

Totaro, «quei voti erano palesemente

da annullare, non c’era un motivo

convincente per farli passare sotto

silenzio. Scalfaro si è trovato in grande

difficoltà e si limitava a ripetere

“non posso dire niente”. Sono andato

subito al sodo e gli ho chiesto un

consiglio, se non un parere…». L’expresidente

della Repubblica non ha

potuto quindi operare la forzatura e

proclamare subito Marini: «Esatto.

Ora anche Gavino Angius si è venuto

a scusare con noi. Più volte. infatti,

ha protestato sostenendo che

parlavamo con i nostri parlamentari

dal banco della presidenza… poi è

stato evidente che i loro controllori

si mettevano in contatto con gli

esponenti del centrosinistra tramite

telefonino. La verità è che Angius era

innervosito dal fatto che nel seggio

loro erano in quattro e noi in due…

malgrado la differenza numerica,

non ci siamo fatti intimidire e li

abbiamo messi all’angolo».

Un giudizio sul comportamento di

Scalfaro? «Certo, l’ex-Capo dello

Stato mi ha deluso proprio per i suoi

atteggiamenti ambigui. Bisogna

ricordare che con le istituzioni non si

gioca e che vanno cancellate tutte

le ombre. In verità — aggiunge Totaro

— non mi aspettavo certo che

fosse super partes… ma che quantomeno

mascherasse la faziosità.

Era un momento cruciale d’inizio

legislatura e lui aveva le telecamere

puntate addosso, un minimo di correttezza

sarebbe stata opportuna».

Come avrebbe dovuto agire?

«Bastava che dichiarasse che i voti

erano nulli», taglia corto l’esponente

di An. «Non l’ha fatto perché il

centrosinistra aveva il grosso problema

dei franchi tiratori che con

quel “Francesco” lanciavano messaggi

agli alleati. I senatori dell’Unione

volevano allora bypassare

questi messaggi, convalidando il

voto, per avere qualche guaio in

meno. Noi allora li abbiamo avvertiti,

non avremmo mai firmato i verbali.

E così siamo giunti a una soluzione

di mediazione».

Totaro, comunque, ci tiene a sottolineare

d’essere rimasto positivamente

impressionato dall’ambiente

di Palazzo Madama: «I senatori di

An, anche quelli che vantano una

grande esperienza, sono rimasti in

aula fino alla fine, dimostrando di

conservare sempre la stessa passione.

Mi hanno ricordato i tempi di

quando eravamo soli contro tutti e

avevamo una gran voglia di fare.

Nella maratona al Senato i nostri

colleghi erano pronti a qualsiasi evenienza.

Sarà dura, per la sinistra,

avere a che fare con il nostro gruppo.

Siamo compatti». E sul risultato?

«An ha votato per Andreotti. Alcuni

della sinistra l’avrebbero pure scelto

al posto di Marini, ma hanno avuto

paura di perdere la pagnotta».

G. FRA.

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