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“Chi l’ha visto?” diventa il nuovo talk-show politico

Con il gip di Potenza “Chi l’ha visto?” diventa il nuovo talk-show politico Lunga intervista a Iannuzzi nel programma che si dovrebbe occupare di ritrovare gli scomparsi: attacchi a Fini e consigli per la legge sulla privacy


PAOLO DIAMANTE

ROMA. Chi ha visto l’altra sera Chi l’ha visto? , avrà pensato sicuramente di aver sbagliato canale. O quantomeno che RaiTre avesse cambiato programmazione, mandando in onda un nuovo programma di approfondimento. E invece no. Era proprio il programma condotto da Federica Sciarelli. Quello che normalmente si occupa di persone scomparse, o di misteri inerenti la cronaca nera: sconosciuti ritrovati, killer di mafia, il mostro di Firenze, il caso di Moana Pozzi. Un programma che a volte, diciamola tutta, ha fatto anche “politica occulta”, proprio come la pubblicità, occupandosi di vicende non proprio inerenti ai suoi soliti temi, ma che l’ambiguità dei casi, oggettivamente equivoci, aveva sempre “salvato” da critiche troppo feroci. E invece, quanto accaduto lunedì sera ha ben poco dell’equivoco e dell’ambiguo.

Il programma per buona parte è infatti stato dedicato all’inchiesta di Potenza che ha portato in carcere il principe Vittorio Emanuele di Savoia, insieme ad altre persone, e alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che coinvolgono, in vario modo, faccendieri, nobili, politici, soubrette, personaggi Rai, parenti, amici e affini. Ed è qui che l’abile Sciarelli ha compiuto il suo “capolavoro”, andando a scavare non tanto nella cronaca, quanto piuttosto sull’aspetto che investiva la politica. A che titolo una trasmissione come Chi l’ha visto? abbia fatto ciò, ben non si comprende. Come non si comprende, trattandosi di una inchiesta ancora aperta, la presenza in trasmissione del gip Alberto Iannuzzi, lungamente intervistato nella parte della trasmissione dedicata al caso Potenza. Cosa a cui il magistrato fra l’altro non è certamente nuovo, viste le dichiarazioni fiume da lui fatte dopo lo scoppio del caso e le

tante interviste rilasciate in questi giorni agli inviati dei vari telegiornali e quotidiani. Che la trasmissione travalichi i suoi “confini” naturali, in questa parte del programma, non vi è ombra di dubbio: quando ci si sofferma a parlare della legge sulla privacy, delle intercettazioni, delle reazioni politiche. E infatti, c’è già chi ha posto le mani avanti e dichiarato che l’esclusività di alcune immagini, dichiarazioni o presunte verità “davano licenza” per una trasmissione del genere. Mai “excusatio non petita” fu più “accusatio manifesta”. Motivazioni infatti che, se fanno da precedente e valgono come principio, permettono di ipotizzare facilmente future trasmissioni sportive come “Serie A” o “Domenica Sprint” tranquillamente trasformate in approfondimenti politici e/o giudiziari quando i cameramen sportivi avranno ripreso, in esclusiva, le immagini di episodi di violenza negli stadi. Niente gol e niente commenti sportivi. E in studio solo Francesco Saverio Borrelli, Guido Rossi e, perché no, interviste, sempre in esclusiva, al ministro dello Sport, Giovanna Melandri. Proprio come la trasmissione di lunedì sera, che, non potendosi occupare di alcuno scomparso a Potenza, ha visto la Sciarelli intervistare nientemeno che il Gip Iannuzzi, che si guarda bene dal soffermarsi troppo sui fatti di cronaca. Giusto il tempo per dire che l’inchiesta giudiziaria non è una «bolla di sapone» perché «l’ordinanza di custodia cautelare ha una sua pesantezza anche fisica, visto che si compone di oltre duemila pagine». E per assicurare che le indagini «sono state estremamente articolate e complesse, e si basano su fatti preoccupanti, che hanno trovato riscontri solidi e di straordinaria evidenza probatoria». Ma poi da questi brevi cenni cronachistici, si passa ai fatti politici. Iannuzzi infatti attacca subito Gianfranco Fini, che nel Porta a Porta della sera prima, a proposito di Henry John Woodcock, il pm che coordina l’inchiesta di Potenza, aveva osservato come «in un Paese normale avrebbe dovuto già cambiare mestiere». Ebbene il gip ha detto di essersi sentito, seppur indirettamente, chiamato in causa: «Ovviamente ciascuno si assume la responsabilità delle proprie affermazioni e io non ho alcuna intenzione di fare una difesa d’ufficio del pm. Però mi sembrano affermazioni piuttosto gravi che chiamano in causa la mia persona perché ho firmato io il provvedimento restrittivo: ciascuno nell’esercizio del proprie funzioni — ha osservato il magistrato — deve meritare rispetto». E infine il magistrato ha sentito il dovere di intervenire anche sulla egislazione vigente in Italia. A precise, e studiate, domande della Sciarelli su intercettazioni e privacy, Iannuzzi ha affermato di condividere la necessità di tutelare la privacy, purché essa non sia invocata solo quando «ci si imbatte in personaggi che ricoprono incarichi importanti». E comunque molti degli aspetti legati alle abitudini e alla vita personale degli indagati, che sembrano lontane dall’oggetto delle indagini, sono elementi di valutazione importanti per chi deve decidere se applicare o meno delle misure cautelari. Il gip potentino si è poi giustificato sul perché nelle intercettazioni risultino anche aspetti privati delle ersone coinvolte affermando che «era necessario richiamare nel provvedimento aspetti della vita privata delle persone coinvolte perché quando si decide su un’ordinanza, oltre ai gravi indizi, per le esigenze autelari,c’è da valutare anche la personalità del soggetto indagato».

Politica e legislazione, dunque, temi portanti della trasmissione di Rai3. A che titolo un programma “rintraccia scomparsi” si sia occupato del caso Potenza, e perché la Rai, sempre pronta a bacchettare i direttori del Tg1 o del Tg2 per un “ma” o un “però” di troppo, non senta il bisogno di interrogarsi su che tipo di trasmissione sia Chi l’ha visto? , questo resta il vero mistero. Anche se qualcuno potrebbe a ragione dire che proprio la trasmissione della Sciarelli dovrebbe occuparsi di Potenza e di Iannuzzi. Perché è lì che la giustizia è scomparsa.

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