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Liste d'attesa dal 1 luglio scatta la normativa, lo sapevi?

tratto da Sanitàlazio - È arrivato il momento della stretta sulle liste d'attesa, ma se il nostro rapido sondaggio non inganna non tutte le Asl sono pronte: eppure dal primo luglio scatta la nuova normativa messa a punto dal passato governo con dei vincoli precisi. Bisogna rispettare i tempi o le aziende sanitarie dovranno mettere mano al portafogli per rispettare i diritti dei cittadini. E pagheranno agli utenti le visite previste in altre strutture. Lo prevede la Finanziaria, lo sanno gli addetti ai lavori, ma dalla Pisana non è giunto alcun segnale al pubblico, nessuna pubblicizzazione. Ecco in sintesi la sostanza del provvedimento: il 18 gennaio il ministero della Salute invia alle Regioni uno schema di 100 prestazioni, tra visite ed esami diagnostici, ricoveri ordinari e in day surgery, in cui si propone agli enti locali deputati di fissare tempi massimi. Le Asl devono adottare entro 30 giorni le decisioni della Regione di appartenenza, rendere noto l'elenco di tutte le strutture (pubbliche e private accreditate) nelle quali i cittadini possono effettuare le prestazioni nel rispetto dei tempi massimi. E le misure per non spendere nulla in più del ticket, nel caso in cui i tempi siano superiori, inoltre c'è l'obbligo di non sospendere le attività di prenotazione se non per motivi tecnici.

Sul territorio, almeno per quanto riguarda il fronte laziale, il messaggio non sembra essere arrivato, per lo meno non in modo chiaro e diretto. Le Asl infatti procedono in ordine sparso: interpellate da Sanità Lazio alcune glissano o non rispondono proprio, altre ritardano la risposta. Magari saranno pronte, al massimo ell’efficienza, ma il dubbio è consistente e rimane. Parliamo ad esempio della RmB, della RmD, della RmA. Arrancano significativamente Frosinone, Latina e Roma H, che pure assicurano tutto l’impegno possibile per ottemperare al dettato del provvedimento. Unica pronta sicuramente a partire è l’azienda sanitaria sanitaria di Tivol i , ( R m G ) . Dove «È tutto sotto controllo -assicura il d i r e t t o r e generale, Giovanni Di Pilla - da tempo ho redatto un elenco di presidi per recepire ogni tipo di istanza . Del resto non abbiamo problemi con le liste d’attesa. La stragrande maggioranza degli utenti, in ogni caso, si rivolge ai servizi della capitale - aggiunge il manager – lì ci sono gli specialisti. A noi mancano anche alcune attrezzature».

Tant’è che secondo un’indagine interna l’85 per cento delle prestazioni è effettuata nei tempi previsti. Aria diversa si respira a Frosinone nell’azienda di Giancarlo Zotti, pur sollecito nel risponderci: «Le criticità riguardano due tipologie di esami per quattro sedi. Tutte nel centro nord, in particolare Ferentino, Anagni e Alatri -rivela il direttore generale - il caso è Alatri, dove ci vogliono 8 mesi per un esame. E poi Frosinone, dove per una Tac ne servono due. È difficile nel giro di poco tempo cambiare lo stato delle cose. Perché servono macchinari destinati all’abbattimentodelle liste di attesa. Che attingono ad un fondo speciale di circa 2 milioni di euro - spiega il manager - abbiamo avanzato le nostre richieste più di un mese fa. E siamo ancora in attesa dell’assegnazione». Ma Zotti è pronto ad affrontare la nuova legge: «Dal primo luglio per la Tac risolviamo con quella di Cassino. Poi metteremo una Tac nuova a Ceccano, ma questo dopo l’estate.

A quel punto potremo dedicare quella stazione radiologica per gli esami ambulatoriali, e quella di Frosinone per gli esami interni dell’ospedale. I frusinati in sostanza potranno andare a Ceccano, mentre per le mammografie abbiamo messo in preventivo due nuovi macchinari aumentandone l’utilizzo e acquistando un nuovo monte ore con lo straordinario dei nostri radiologi, ingaggiandoli a prestazione da altre Usl, da fuori regione e soprattutto il sabato». E avverte: «Entro due settimane saremo operativi sei giorni su sette. In questo modo le liste di attesa scenderanno sotto i 60 giorni». È il piano di battaglia di Zotti. Che punta ad un aumento dell’offerta nel lungo termine: «Con un progetto progetto di ristrutturazione già pronto. Avremo tre grossi ospedali: Frosinone, Cassino e Sora. E due ai limiti della definizione di ospedale con 250 posti letto. Anagni e Alatri in realtà hanno 120 posticiascuno, ma li riuniremo in un unico polo senza doppioni. Pontecorvo diventerà il polmone per i post-acuti di tutta l’azienda sanitaria, sarà un grande centro di assistenza diurna e post diurna. Inoltre saremo i primi a fare le Utap (Unità Territoriali di Assistenza Primaria, ndr)». Intanto Latina gioca d’anticipo: a Natale era già pronto un dossier sulle misure da adottare il primo luglio. «La direzione ha approvato una delibera che fissa con urgenza le priorità in tema di prestazioni specialistiche - rivela il direttore sanitario, Carlo Saitto - la Tac cerebrale, la risonanza magnetica della colonna, l’Ecocolor- doppler per i vasi sopraortici e periferici, gli esami per cardiologia e per oculistica; la gastroduodeno-scopia dell’esofago e l’ecografia dell’addome sono stati considerati gli esami diagnostici.Insomma stiamo preparando una vera e propria task-force per ridurre i tempi d’attesa delle visite specialistiche. Un progetto che rappresenta una novità assoluta nel mondo della sanità laziale varato già da metà giugno ». E pensa di aumentare le prestazioni anche il direttore generale dell’Asl Roma H: «Abbiamo fatto la contrattazione sul budget per le strutture aziendali prevedendo un incremento pari al 40-50 per cento - promette Luciano Mingiacchi - dal prossimo mese recuperiamo anche alcune situazioni scarsamente produttive, come la cardiologia e la radiologia. Puntiamo ad un aumento della produttività sia specialistica che ambulatoriale. Entro luglio saremo nei tempi previsti dal programma regionale». Insomma le Asl “virtuose” rispondono in coro con un’ampia offerta specialistica: cercando di aumentare le strutture e di migliorare i servizi. Ma le altre? Intanto il ministro della salute Livia Turco, lancia proclami e propone – misura efficace sul piano mediatico - di punire chi non cancella per tempo le prenotazioni e non usufruisce delle prestazioni. Secondo il Recup la cifra è consistente, circa il 20% del totale. Ma attorno alla sanità c’è gran confusione, a livello nazionale prevale l’approssimazione (del resto nel programma Prodi al tema erano dedicate poche frettolose righe) e sul piano locale si improvvisa.

Impietoso il recente dossier di Confesercenti che mette a nudo i drammaticilimiti del sistema, la cui crisi finisce per pesare sui conti generali dello Stato e delle singole regioni. Sprechi, ospedali mai ultimati, spesa farmaceutica abnorme (ma la legge dell’agosto scorso che imponeva serie regole a farmacisti e medici di base sui farmaci generici che fine ha fatto?). E intanto manco a dirlo, pagano gli utenti.


(1 – continua)

(hanno collaborato Danilo

Barbagallo, Daniele

Camilli, Alessandra

De Luca, Fabiana Ferri,

Alina Pinelli)

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