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CHI E' CONTRO LA FINI-GIOVANARDI E' CONTRO LA VITA

DROGA, CHI E' CONTRO LA FINI-GIOVANARDI E' CONTRO LA VITA" - INTERVENTO DEL CAPOGRUPPO DI AN FRANCO ZAFFINI da Spoleto online - "Le ultime rilevazioni sul consumo di stupefacenti hanno dato risultati sconcertanti. In cinque anni, dal 2001 al 2005, in Italia i consumatori di hashish e marijuana (ricavati dalla cannabis) sono passati da 2 a 3,8 milioni. I consumatori di cocaina da 350mila a 700mila. Quelli che giornalmente fanno uso di eroina sono ormai

75mila mentre è triplicato l’uso di allucinogeni e stimolanti. Un esercito
di “drogati” per un giro di affari annuo di 8 miliardi di euro, di cui la
metà per la sola cocaina. In questo quadro nazionale l’Umbria ha il primo
posto nella classifica dei decessi per overdose: un tasso di 4,5 decessi
ogni 100mila abitanti. Perugia è la seconda città italiana, dopo Roma, per
il consumo di droga”.
Sono questi i dati racchiusi in un intervento del capogruppo di Alleanza
nazionale in Consiglio regionale Franco Zaffini che si interroga: “Che
cosa siamo disposti a fare per fronteggiare una situazione del genere?
Possibile che le istituzioni locali non siano in grado di produrre
qualcosa di diverso da una pioggia caotica di proposte e polemiche sui
propositi e sui risultati possibili?”.
“A Roma Paolo Ferrero, nominato imprudentemente ministro della Solidarietà
sociale, - continua l’esponente di An - propone la “depenalizzazione del
consumo di tutte le droghe” e aveva addirittura proposto l’utilizzo delle
“sale del buco”, dove ti iniettano la dose sotto controllo medico, così
almeno usi una siringa nuova e non muori da solo. Livia Turco, ministro
della Salute, vuole con “atto amministrativo”, quindi senza toccare per
ora la legge Fini-Giovanardi, raddoppiare la quantità di cannabis non
suscettibile della presunzione di spaccio. A Perugia invece Damiano
Stufara, giovane assessore comunista alle Politiche sociali, annuncia
addirittura una legge regionale per depotenziare la Fini-Giovanardi e
ridurre i suoi “effetti negativi”. È la cosiddetta cultura sinistra della
“riduzione del danno”. E con quali risultati? È colpa della nuova legge
sulla droga se in Umbria nel 2005 ci sono stati 25 morti per overdose
oppure è colpa della diffusione pericolosa di una cultura della morte?”.
“Il punto - prosegue Zaffini - è quanto sia valido il principio di non
distinzione fra droghe pesanti e droghe leggere, di cui la sinistra,
soprattutto quella più estrema, accusa la Fini-Giovanardi. Un documento
dell’Office on Drugs and Crime dice: «C’è una tendenza a presentare alcune
droghe (come cannabis ed ecstasy) come meno dannose, senza considerare le
loro conseguenze a lungo termine e gli effetti che esse producono sullo
sviluppo degli adolescenti, particolarmente sullo sviluppo di certe
funzioni critiche (abilità cognitiva e capacità di memorizzare)». Se si
fissa una distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere, si corre il
rischio di lasciar credere agli adolescenti che vi si accostano ( in età
sempre minore) che “fino ad un certo limite non fa male”. È vero, nessuno
può sapere con certezza quanti consumatori di hashish e marijuana passano
alla cocaina e all’eroina, che uccidono. Ma è certo che i cocainomani e
gli eroinomani hanno cominciato con un “innocuo spinello”. La
Fini-Giovanardi combatte in nome della vita tutte le droghe, perché tutte
possono portare alla morte. Che cosa combattono, e in nome di che cosa,
quelli che vogliono depotenziare, o eliminare, la Fini-Giovanardi? E non
tiriamo in ballo le carceri sature di innocenti tossicodipendenti, perché
è una scusa bugiarda, né spostiamo l’attenzione sul potenziamento della
prevenzione, perché su quello siamo d’accordo tutti”.
“Il problema di fondo - conclude il consigliere regionale Zaffini - è che
i giovani, e purtroppo i giovanissimi, hanno oggi serie difficoltà a
capire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Se lo Stato, o la
Regione, tentano di delegittimare o ridicolizzare una legge fatta per
combattere senza esclusione qualsiasi tipo di droga, allora piangere i
nostri morti per overdose non ha senso, è da ipocriti: domani potremmo
piangere i nostri figli”.

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