Società miste, Bassolino attacca l’indagine in Commissione Trasp

da Ottopagine.it - “Il presidente della Commissione aveva detto che il termine dossier era un’invenzione giornalistica, vedo che è stampato sull’intestazione di tutte le pagine. Come definirlo? E’ una cosa innominabile”. Il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, incalzato dai giornalisti nel corso della presentazione dello studio di fattibilità della Napoli – Bari è tornato nel pomeriggio di ieri sull’indagine-scandalo elaborata dalla Commissione Trasparenza del Consiglio Regionale guidata da Antonio Peluso (ex Npsi, ora indipendente) sulle Società Miste, quelle cioè a partecipazione regionale definendola “inqualificabile”.

“Il cammino compiuto in questi anni - ha aggiunto - non può essere oscurato nemmeno dalle iniziative di un presidente di commissione che fa certi dossier che io non so nemmeno come definire se non come inqualificabili”. Già nei giorni scorsi il governatore campano aveva già avuto modo di esprimere il proprio disappunto sottolineando che certi termini (Dossier, ndr) andrebbero attribuiti più alle attività dei servizi segreti che non alle istituzioni.Gia in giornata, tuttavia, sulla vicenda dei costi e dei pesanti deficit accumulati dalle Società Miste messe in piedi dalla Regione o comunque partecipate con fondi superiori al 50% del capitale sociale, era intervenuto il capogruppo di Alleanza Nazionale Francesco D’Ercole che in una nota, nella quale annunciava la presentazione di una legge regionale per l’istituzione di una commissione di inchiesta, aveva sottolineato che quello delle partecipate campane è “un fenomeno che va chiarito in tutte gli aspetti. A cominciare da quello relativo alle responsabilità”.Una commissione da affidare all’opposizione, cui è affidato il compito di controllo, ha precisato D’Ercole “per l’individuazione delle responsabilità sull’utilizzo improprio delle società, consorzi od enti a partecipazione regionale e che si propone l’obiettivo di affondare il bisturi nel tessuto infermo del sistema, nel tentativo d’individuare le origini del male”.“Uno strumento, peraltro, a costo zero - ha concluso D’Ercole - perché non comporterà oneri finanziari per la regione in quanto la partecipazione ed il funzionamento della commissione non prevede corresponsione di alcun emolumento aggiuntivo, né la costituzione di strutture apposite”. E ce n’è quanto basta per scatenare le prime repliche. A partire da quelle del partito di Clemente Mastella che per voce del segretario regionale Antonio Fantini e del capogruppo in Consiglio Fernando Errico sottolinea che “una cosa è chiedere legittimamente un riordino delle società partecipate della Regione ed un maggiore controllo delle stesse, altra cosa è promuovere strane inchieste o rilasciare dichiarazioni che alimentano illazioni e contribuiscono a creare solo allarmi”.E se per i due esponenti del Campanile “si sta assistendo ad un gioco al massacro, che rischia di generare solo destabilizzazione e danno alle istituzioni”, mentre per la segreteria generale della Uil è necessario un ritorno alla missione originaria delle partecipate regionali create per produrre opportunità di sviluppo, per il presidente del gruppo regionale di Forza Italia Cosimo Sibilia è invece opportuna “una riflessione rigorosa”. “Mi pare evidente - precisa Sibilia - un certo tentativo di voler spostare i termini di una delle tante vicende di costosissima quanto pessima amministrazione dalla sua sostanza, una sostanza fatta delle solite consulenze e dei soliti sprechi, alla sua forma, ad una mera questione semantica. Un tentativo che fa il paio con quello di provare a delegittimare non solo una commissione strategica per la democrazia, quale quella di controllo degli atti dell’esecutivo, quanto l’intera opposizione cui la Costituzione ne demanda le funzioni. Nessuno vuole speculare, ma ci pare che come per la sanità, lo sviluppo, la sicurezza e i rifiuti, anche questo capitolo, e mi riferisco soprattutto a certi carrozzoni buoni solo a certa politica, necessita di chiarimenti e, soprattutto, di un giro di vite rigoroso”.
Piero Masone

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