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AFGHANISTAN: FINI, NON HA SENSO INVITARE TALEBANI A CONFERENZA D

20/03/2007 AFGHANISTAN: FINI, NON HA SENSO INVITARE TALEBANI A CONFERENZA PACE Intervista al leader di An sul 'Messaggero': "Felice per Mastrogiacomo, Cdl responsabile". Intervista al leader di An sul 'Messaggero': "Felice per Mastrogiacomo, Cdl responsabile".

20/03/2007
AFGHANISTAN: FINI, NON HA SENSO INVITARE TALEBANI A CONFERENZA PACE
Intervista al leader di An sul ‘Messaggero’: “Felice per Mastrogiacomo, Cdl responsabile”.

Gianfranco Fini, come tutti, tira un sospiro di sollievo alla notizia della liberazione di Daniele Mastrogiacomo. «La soddisfazione per la conclusione positiva di questo sequestro è un dovere che avvertono tutti ed è una soddisfazione che riguarda sia coloro che sono stati impegnati a vari livelli di responsabilità per raggiungere l’obiettivo, sia coloro e mi riferisco all’opposizione che fin dal primo momento hanno avuto ben chiaro che in un frangente così delicato il primo dovere era di non alimentare polemiche, di non dar vita a comportamenti che potessero mettere in difficoltà il ministero degli Esteri, i nostri servizi, le organizzazioni umanitarie che come anche in altre circostanze simili hanno lavorato sinergicamente per arrivare a buon fine».
Ora i talebani sono diventati interlocutori politici?
«Lo escludo e sarebbe gravissimo se fosse stata seguita questa impostazione. Ma sarebbe ingiusto sostenere che il governo italiano ha riconosciuto i talebani come organizzazione politica. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare e lo ricordo in particolare alla sinistra italiana più radicale che il commando di guerriglieri terroristi che aveva sequestrato Mastrogiacomo, ora che lo ha liberato possa essere giudicato in modo diverso rispetto a prima. Nel senso che la natura di quel movimento è annoverata a pieno titolo dalla comunità internazionale con la definizione di movimento terroristico. Non si può in alcun modo richiamare il precedente dei talebani all’epoca dell’invasione sovietica perché nel contesto attuale i talebani si muovono in una logica che è quella del terrorismo internazionale con sinergie con il network del terrore che è attivo dopo l’11 settembre».
Come giudica la proposta lanciata dal leader ds, Piero Fassino, di una conferenza di pace dove al tavolo siedano anche i talebani?
«Quello sì che rappresenterebbe una sorta di riconoscimento politico di una organizzazione terroristica. E mi permetto di osservare che non ha senso che sia un esponente politico di un Paese amico dell’Afghanistan ad avanzare questa ipotesi: i primi che devono pronunciarsi al riguardo sono le autorità di Kabul, autorità ed è un punto fondamentale che sono state elette democraticamente: non si tratta di un governo imposto dagli invasori».
Dunque secondo lei la proposta della Quercia è da respingere…
«E’ una proposta che Fassino ha fatto più per ragione di politica interna italiana che per autentica convinzione. Il segretario ds sa perfettamente che una conferenza di pace presenti i talebani è impossibile finché non è accettata dal legittimo governo afghano ancor prima che dalla comunità internazionale. Fassino sa che la comunità internazionale, e non mi riferisco solo agli Usa, non si ritrova su questa posizione. Per cui l’unica spiegazione che riesco a darmi è tutta di natura interna. Siamo alla vigilia del voto per il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan: forse con quella stupefacente e bizzarra proposta Fassino ha solo cercato di ammorbidire la posizione della sinistra radicale, indorando la pillola. Peraltro voglio ricordare che i talebani che il segretario ds vorrebbe invitare al tavolo della pace sono gli stessi che hanno massacrato un popolo. Sono terroristi, non patrioti».
Onorevole Fini, ma in Afghanistan l’unica soluzione possibile è di tipo militare?
«E’ anche militare. Non esiste una soluzione politica scissa da quella di una questione che è connessa agli attentati, al terrorismo. Chi dice che siamo là a fare la guerra mente sapendo di mentire. Nel contempo, visto che il terrorismo è così vivo e dimostra, anche col sequestro del giornalista di Repubblica, di essere in grado di minare le basi della convivenza civile, ebbene nei confronti del terrorismo non si può avere altra linea che quella della risposta militare, per difesa. Caso mai, ciò che è grave è che il permanere di certe regole di ingaggio rischiano di esporre i nostri soldati a pericoli maggiori, soprattutto in presenza di una recrudescenza terroristica che qualcuno immagina imminente».
Lei si riferisce all’offensiva di primavera. Se dovesse verificarsi, l’Italia come dovrebbe comportarsi? In altri termini: servirebbe un altro governo visto che quello attuale, come dice lei, non ha la maggioranza?
«Servirebbe un governo degno di tale nome. E’ chiaro che se Prodi, come accaduto, insiste a voler giocare con le parole, nasconde una parte di verità, si trincera dietro a delle prospettive fumose per assicurarsi il consenso della sinistra radicale, si presta ad esporre i nostri soldati a rischi».
E la soluzione non potrebbe essere quella prospettata dal ministro Amato: le maggioranze variabili?
«Le maggioranze variabili sono un espediente risibile per occultare il dato politico che l’attuale governo è privo di maggioranza su molti campi, a partire da quello della politica estera per arrivare ai temi etici, alla giustizia, e così via».
Fonte : Il Messaggero del 20 marzo 2007
Autore : Carlo Fusi Fonte : Il Messaggero del 20 marzo 2007
Autore : Carlo Fusi

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